Ancora nessun commento

Tutti fratelli in Cristo, perché figli di un solo Padre

Omelia nella Messa per il 70° anniversario
dell’istituzione della Confraternita di s. Giuseppe e Ss. Cosma e Damiano
Santuario Santi Medici, Ugento, 20 settembre 2023.

Cari confratelli,

la storia della vostra confraternita è lunga e gloriosa. Fu eretta canonicamente settant’anni fa, il 20 settembre 1953, da mons. Giuseppe Ruotolo con il titolo di S. Giuseppe e SS. Cosma e Damiano. Da allora essa si è presa cura di questo santuario che prese il posto di una antica chiesa, dedicata ai Santi Medici, fondata nella prima metà del 1500 dal notaio Luigi Calandria[1]. La parte più antica, compresa la facciata, risale al 1760. 

Molto sentita è stata la devozione ai Santi Medici. Una moltitudine di fedeli, infatti, accorreva per il clamore dei numerosi miracoli attribuiti ai due Santi Martiri. Per questo l’edificio, che originariamente comprendeva i primi due vani, verso la fine del 1800 fu ristrutturato ed allungato fino all’attuale cappellone. Agli inizi del Novecento si intitolò la chiesa anche a S. Lucia, in memoria di un’abazia (esistente un tempo nel feudo di Ortenzano, tra Ugento e Taurisano) che le era dedicata e che era andata in rovina. Nello stesso periodo la chiesa fu elevata al rango di santuario.

Nello Statuto si legge che lo «scopo della confraternita è promuovere tra i soci una vita esemplarmente cristiana con la pratica di speciali esercizi di pietà, con opere di carità ed incremento di un culto speciale per san Giuseppe (…) una particolare devozione ai Ss. Medici taumaturghi, compatroni della nostra città per avere grazie spirituali e temporali in ordine alla vita eterna»[2]. Sono così indicate le tre finalità: vivere la fraternità, promuovere le opere di carità e incrementare il culto e la devozione. Mi soffermo sul primo aspetto. 

Nell’Antico Testamento, fratello era un parente in senso stretto. Non viene mai chiamato fratello chi, almeno in senso lato, non apparteneva al popolo di Israele. Nel Nuovo Testamento, fratello diventa una parola chiave. Essa sottolinea soprattutto il fondamento verticale (il riferimento al Padre comune) più che il rapporto orizzontale. Nelle parole di Gesù, il fondamento della fraternità è sempre l’idea che Dio è Padre. 

Il riferimento al Padre relativizza ogni paternità terrena, familiare o autoritativa. «Non fatevi chiamare ‘rabbì’, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate ‘padre’ nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare ‘maestri’, perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo» (Mt 23,8-10) [3].  Gesù indica come i suoi fratelli coloro che lo ascoltano e aderiscono al messaggio del Regno (cf. Mt 12,47-48). Nella dimensione etica del Discorso della montagna, il cuore è proprio la fraternità umana, fondata nella paternità di Dio. 

La ‘nuova famiglia’ di Gesù è formata da quelli che lo seguono perché disposti ad accogliere il Regno di Dio. I discepoli diventano ‘fratelli’ non sulla base di particolari meriti o capacità o condizioni sociali, ma unicamente perché hanno risposto alla chiamata di Gesù. «Primogenito tra molti fratelli» (Rm 8,29), Gesù si fa nostro fratello affinché noi possiamo diventare suoi fratelli, figli del Padre suo.

Egli si fa nostro ‘fratello maggiore’, per renderci veramente suoi fratelli. L’esegeta Alonso Schökel scrive: «Quando somigliamo al fratello maggiore, al primogenito che è ‘immagine del Dio invisibile’ (Col 1,15), noi somigliamo al Padre. Viene restaurata l’immagine primordiale di Dio (Gen 1,26 ss.). In questo modo, fattosi solidale con gli uomini, Cristo istituisce una nuova fraternità e una nuova famiglia»[4].

Solo dopo la risurrezione, Gesù usa il termine ‘fratelli’ per i suoi discepoli (Mt 28,9-10; Gv 20,16b-17). Chiamare fratelli i discepoli significa anche ricomporre il rapporto con loro, interrotto dall’abbandono e dalla morte. La fraternità non è più frutto dell’impegno e della fedeltà del discepolo, ma dono totale e gratuito del Risorto. 

Da questo momento la fraternità è anche presenza del Signore risorto nella storia. La fraternità diventa la categoria che meglio esprime il nuovo rapporto che si stabilisce tra Gesù risorto e i suoi discepoli. Per questo la Chiesa è definita come una “fraternità” (adelphótes, cf. 1Pt 2,17; 5,9).

Non si tratta certo di una comunità ideale: i discepoli che Gesù chiama fratelli sono quelli che prima, nel momento dell’arresto, lo hanno abbandonato. Questa fraternità donata da Gesù non è facilmente e immediatamente riconoscibile da parte degli uomini. Nemmeno dai discepoli, che vengono mostrati sia dall’evangelista Matteo come da Giovanni divisi tra adorazione e dubbio.

D’altra parte, la fraternità portata da Gesù non può essere regolata sulla base dei diritti e dei doveri, perché il criterio fondamentale diviene quello del servizio e del perdono. Non si dà fraternità senza apertura all’altro. Per questo la parola fratello assume un drammatico rilievo nella conclusione della parabola del servo spietato (cf. Mt 18,35).

La fraternità è un dono di Gesù ai discepoli. Non costituisce un privilegio ‘chiuso’, esclusivo, perché è in funzione dell’apertura a ogni persona. Certo, apertura universale, ma infinitamente differenziata.  La fraternità comincia come dono, ma prosegue come impegno. Essere fratelli significa compiere la volontà del Padre, che per i discepoli coincide con la scelta di sequela di Gesù. Definiti fratelli, i discepoli non sono tali solo in riferimento a Gesù, ma anche tra loro. 

Cari confratelli, diventate fratelli in base all’appartenenza di fede, nella comune preghiera, nell’esercizio della carità, nella pratica della pietà popolare. Mentre ringraziate il Signore per il giubileo della vostra confraternita, impegnatevi ad accrescere tra di voi il vero senso della fraternità cristiana.  


[1] L. Antonazzo, Il Santuario dei Santi Medici e di Santa Lucia in Ugento e la sua Confraternita, Tipografia Marra, Ugento 2012.

[2] Statuto e norme della Confraternita di S. Giuseppe e Ss. Cosma e Damiano in Ugento, Tipografia Giuseppe Guido e Figli, Lecce, 1954, p. 5-6.

[3] E. Bianchi, Voi siete tutti fratelli. La fraternità: un compito, Qiqajon, Bose, Magnago, 2010.  

[4] L. A. Schökel, Dov’è tuo fratello? Pagine di fraternità nel libro della Genesi, Paideia Editrice, Brescia 1987, p. 383.