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Sei tu, Signore, l’unico mio bene

Omelia nella Messa del 25° di consacrazione religiosa
di suor Edmonda e suor Ildefonsa Figlie S. M. di Leuca
Basilica – Santuario S. Maria “De Finibus Terrae”, 26 giugno 2022

Rev.ma Madre Generale, suor Ilaria Nicolardi 

cari fratelli e sorelle,

celebriamo il XXV di consacrazione di suor Edmonda e di Sr. Ildefonsa in un contesto liturgico particolarmente significativo. La Parola di Dio, in tutte e tre le letture, richiama il tema della vocazione alla vita e alla consacrazione. La vita è già una chiamata e un dono. In questo orizzonte, si situano anche le vocazioni di speciale consacrazione. 

La prima lettura richiama la vocazione di Eliseo profeta. Mentre è intento a pascolare una mandria di buoi, Elia passa e gli lancia il mantello. È un gesto simbolico che indica la trasmissione dello Spirito di profezia da Elia ad Eliseo. Eliseo è invitato a seguire Elia e a continuare la sua missione. Senza indugio e con la stessa passione egli dovrà servire il Signore. 

Care suor Edmonda e suor Ildefonsa il Signore vi ha lanciato il suo mantello. Avete cioè incontrato persone attraverso le quali la chiamata del Signore è giunta fino a voi. La vostra è una vocazione all’amore e alla donazione totale della vostra vita al Signore e ai fratelli attraverso il carisma delle Figlie di Santa Maria di Leuca, la famiglia spirituale a cui appartenete. 

Nella lettera di san Paolo ai Galati, il tema della vocazione si esprime soprattutto come un camminare e lasciarsi guidare dallo Spirito. Ciò vuol dire non seguire “la legge della carne” ossia l’impulso ad amare sé stessi e a rivolgere l’amore verso di sé, ma a lasciare che l’amore si esprima come donazione gratuita e totale agli altri. Camminare secondo la carne significa non dare valore all’amore, essere dominati da una forza individualistica che spegne ogni forma di “amore di cura”. L’amore è una forza libera e liberante, ma se lo si inquina si finisce per cadere nella legge della carne. Anche nella vita di consacrazione si potrebbe vivere un amore secondo la carne e non secondo lo Spirito. I voti di povertà, castità e obbedienza sono la forma specifica del vostro cammino secondo lo Spirito. Egli rende liberi. Spinge a non attaccarsi a nulla: né a sé stessi, né ai propri progetti, né alle cose e, ovviamente, nemmeno alle persone. Essere liberi: questa è la vita nell’amore. 

Il terzo esempio è la vocazione di Cristo. È un brano straordinario che bisognerebbe meditare a lungo. Si tratta, infatti, di un momento particolare della vita di Gesù. Siamo all’inizio della sua vita pubblica, ma già l’evangelista parla del compimento, ossia dei giorni in cui egli sarà elevato al cielo. La vita di Cristo è tutta orientata verso la realizzazione del mistero fondamentale che è la sua morte, la sua risurrezione, la sua ascensione al cielo. Gesù prende la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme. Nell’originale greco la traduzione sarebbe la seguente: Gesù indurì il volto, orientò la sua vita verso la meta senza lasciarsi fuorviare o distrarre dal camminare verso di essa. Le tentazioni che Gesù ha vissuto sono le nostre. Il maligno vuole distrarci dal metterci al servizio degli altri. Stimola a pensare alla propria autorealizzazione. La felicità consiste nel dono di sé, non nella ricerca della propria autorealizzazione. Care sorelle, bisogna avere una meta, un punto di arrivo e camminare decisamente verso la perfezione cristiana. In questi 25 anni, avete riconfermato la risposta iniziale della vostra vocazione. Nel tempo che avete vissuto, avete conservato con assoluta fedeltà la decisione che avete preso. 

La vocazione del profeta Eliseo, di san Paolo e di Cristo indicano il cammino del cristiano e della persona consacrata. Possiamo riassumere ogni cosa con due immagini: il mantello che significa il dono dello Spirito Santo e l’aratro che rappresenta la perseveranza nel cammino vocazionale. Chi infatti mette mano all’aratro e poi torna indietro non è degno di Cristo. Bisogna seguirlo con ferma decisione! La bellezza della vita consacrata consiste nell’andare fino in fondo. La gioia sorge quando si porta a termine il compito assegnato.

Care suor Edmonda e suor Ildefonsa, la vostra vita si può riassumere nelle parole del ritornello del salmo responsoriale: «Sei tu Signore l’unico mio bene». Sull’esempio della Vergine Immacolata e della vostra fondatrice, la venerabile Madre Elisa Martinez, sia questa espressione la regola della vostra vita.