
Omelia nella festa patronale in onore di santo Stefano
Chiesa Trasfigurazione Taurisano, 2 agosto 2014
Cari sacerdoti,
Gent.me Autorità civili e militari,
Cari fedeli,
la festa del santo patrono ci offre ogni anno un triplice regalo, di cui forse non abbiamo la piena avvertenza, ma che è opportuno richiamare perché presenta a tutti qualcosa di straordinario. Mette, infatti, al centro un grande ideale di vita, ripropone il valore della comunità, trasforma il tempo feriale in una festa.
Il valore civile ed ecclesiale della festa del santo patrono
Innanzitutto, propone un ideale, un modello e un esempio di vita per i singoli e l’intera comunità. Richiama i valori di riferimento per tutti, credenti e non credenti, anche se ognuno è chiamato ad attuarli con modalità differenti tenendo conto dell’età, della sensibilità, delle particolari caratteristiche personali. In quanto intercessore, protettore e amico, il santo patrono presenta a Dio la preghiera di ognuno, protegge il popolo dalle avversità e viene in aiuto a tutti coloro che sono nel bisogno e in qualche necessità.
In secondo luogo, la sua festa ha una funzione catalizzatrice. Raccoglie i singoli, li mette insieme, li fa sentire un solo popolo e una sola famiglia. Aiuta a superare la frammentazione tipica del nostro tempo e della nostra cultura. Ci fa sentire tutti nella stessa barca. Rinvigorisce i legami sociali e civili e consolida i valori religiosi dei credenti in Cristo. Rinnova il dialogo tra la sfera pubblica e quella privata. Invita a ridare una nuova forma alla convivenza tra i cittadini e rinnova le relazioni tra i fedeli della comunità ecclesiale. La ricorrenza liturgica rinsalda la fede dei credenti e la festa civile rafforza la speranza degli uomini di buona volontà.
In terzo luogo, la celebrazione del santo patrono ridà significato al tempo. Richiama la memoria del passato, valorizza il tempo presente, rinnova le energie per proiettarsi nel futuro. L’avvenimento tradizionale, anche se si ripete ogni anno, si realizza sempre in modo nuovo nel corso del tempo.
Santo Stefano, un modello di vita cristiana
Sul piano strettamente religioso, occorre notare che la narrazione della passione di Stefano è modellata da san Luca sul racconto della passione di Cristo. La santità cristiana è viva imitazione di Cristo. Come il Maestro, anche Stefano muore perdonando ai suoi uccisori. La liturgia celebra e mette in risalto alcune caratteristiche della sua persona. Esse tracciano un esemplare programma di vita cristiana.
Santo Stefano è un protomartire (cfr. At 6-7), il primo di una lunga serie di uomini e di donne che hanno effuso il loro sangue per testimoniare la loro fede in Cristo. Nel tempo post-apostolico, i martiri acquistano un posto di primo piano nella considerazione della comunità cristiana. Il loro elogio incoraggia chi è in cerca della verità a convertirsi al Signore. Per questo la Chiesa venera le reliquie dei martiri e li onora con soprannomi quali «maestri di vita», «testimoni viventi», «colonne animate», «silenziosi messaggeri»[1]. Con il loro martirio, essi sottolineano l’idea che bisogna avere un ideale per cui vivere e morire. E il supremo ideale è Cristo.
San Stefano muore lapidato (cfr. 6,12; 7,54-60). Per questo la Chiesa orientale canta negli inni: «Le pietre sono diventate per te gradini e scale per la celeste ascesa […] e ti sei accostato gioioso alla festosa adunanza degli angeli»[2]. L’immagine della lapidazione di Stefano fa pensare a tutte le volte che siamo oggetto di calunnie, dicerie, pettegoleggi, diffamazioni che, come piete, vengono scagliate ingiustamente nei nostri confronti. In queste situazioni, occorre armarsi di tanta pazienza e affrontare le contraddizioni e le sfide del vivere in società.
Santo Stefano è uno dei primi sette diaconi della Chiesa (cfr. At 6,1-6), incaricato soprattutto della carità. Essa annuncia Cristo crocifisso, fino al punto di accettare anche il martirio. La diaconia non è solo un ministero ordinato, ma è anche una dimensione della vita cristiana, fondata sull’idea che vivere è amare e amare è servire.
Santo Stefano è il primo apologista. In lui non bisogna mai disgiungere l’impegno sociale della carità dall’annuncio coraggioso della fede. Egli non limitò la sua azione al servizio delle mense, ma assunse anche la responsabilità della predicazione e dell’evangelizzazione. Il libro degli Atti degli apostoli gli attribuisce un discorso che costituisce il primo saggio cristiano di lettura dei testi dell’Antico Testamento in funzione della venuta del Signore (cfr. At 7) e che, forse, servì come modello ai primi evangelizzatori. San Gregorio di Nissa commenta: «Era un uomo onesto e pieno di Spirito Santo: con la bontà dell’animo adempiva l’incarico di nutrire i poveri e con la libertà della parola e la forza dello Spirito Santo chiudeva la bocca ai nemici della verità»[3]. Il suo esempio esorta il credente a sostenere, incoraggiare, annunciare e testimoniare la verità con coraggio e parresia.
La Scrittura annota che durante la sua morte, santo Stefano sembrava un angelo con lo sguardo rivolto verso il cielo: «Contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio (At 7,56). Occorre tenere lo sguardo fisso su Gesù, «autore e perfezionatore della nostra fede» (Eb 12,2), per poter rendere ragione della speranza che ci è stata donata (cfr. 1Pt 3,15),
Il nome Stefano, infine, significa “corona”. La vera imitazione di Cristo è l’amore, che alcuni scrittori cristiani hanno definito il «martirio segreto». A tale proposito san Clemente di Alessandria scrive: «Coloro che mettono in pratica i comandamenti del Signore gli rendono testimonianza in ogni azione, poiché fanno ciò che egli vuole e fedelmente invocano il nome del Signore»[4].
In definitiva, cari fratelli e sorelle, santo Stefano insegna che la croce rimane sempre centrale nella vita della Chiesa. E proprio la persecuzione diventa, secondo la celebre frase di Tertulliano, fonte di missione per i nuovi cristiani: «Noi ci moltiplichiamo ogni volta che da voi siamo mietuti: è un seme il sangue dei cristiani»[5]. La croce non mancherà mai nella vita del cristiano. Se egli l’accetta, la croce diventa benedizione. Si impara così in cosa consiste la vera la gioia. Santo Stefano ci aiuti tutti a conseguire la “corona” di una vita santa con la fedeltà a Cristo e il servizio ai fratelli.
[1] Gregorio di nazianzo, Oratio 43, 5.
[2] MHNAIA t. II, Roma 1889, 694.695.
[3] Gregorio di Nissa, Sermo in Sanctum Stephanum II: GNO X,1, Leiden 1990, p. 98.
[4] Clemente Alessandrino, Stromatum IV, 7,43,4.
[5] Tertullliano, Apologetico 50,13: Plures efficimur quoties metimur a vobis: semen est sanguis christianorum.

