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Ripartire dal mistero cristologico-trinitario. Terapia per i mali dell’uomo d’oggi

Prolusione per l’inaugurazione dell’anno accademico 2023-2024
dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose Metropolitano “Don Tonino Bello”,
Auditorium Museo provinciale “Sigismondo Castromediano”, 22 novembre 2023, Lecce. 

«Auguro loro l’unione nella carne e nello spirito di Gesù Cristo, nostra eterna vita, della fede e della carità, cui nulla è da preferire, e ciò che è più importante l’unione con Gesù e il Padre» (Ignazio di Antiochia, Lettera ai cristiani di Magnesia, I, 1).

«Ci sono come due monete, una di Dio e l’altra del mondo ed ognuna di esse ha la sua impronta coniata; gli infedeli quella di questo mondo, i fedeli nella carità quella di Dio Padre per Gesù Cristo» (Ivi, V, 2). 

Premessa

La presente relazione si snoda attorno a quattro nuclei tematici richiamati nel titolo[1]. Innanzitutto, richiamo la necessità di una ripartenza anche a livello ecclesiale a fronte di una crisi endemica che non risparmia nemmeno il pensiero teologico e la prassi pastorale. La crisi, afferma Papa Francesco, «è un fenomeno che investe tutti e tutto. È presente ovunque e in ogni periodo della storia, coinvolge le ideologie, la politica, l’economia, la tecnica, l’ecologia, la religione. Si tratta di una tappa obbligata della storia personale e della storia sociale»[2].

Il secondo nucleo verte sulla ripresa conciliare del concetto di mistero. La prospettiva storico-salvifica proposta dal Concilio è di grande attualità in una società come la nostra fortemente secolarizzata, ma anche desiderosa di incontrare e sperimentare il divino. Porre al centro della riflessione teologica e della prassi pastorale la categoria di mistero non è solo un atto di fedeltà al Concilio, ma è anche una risposta alla mentalità contemporanea occidentale. Quest’ultima, facendo leva sull’eliminazione di Dio dalla vita pubblica e sociale, tende a una riduzione dell’uomo a un semplice elemento della natura[3]. In questa linea, si comprendono le esortazioni del magistero a riconoscere il primato al mistero[4]

Il terzo nucleo si concentra sul mistero principale della fede: Cristo rivelatore del Padre. Se il piano divino è incentrato in Cristo, il suo avvento introduce una trasformazione radicale della storia. Il tempo escatologico è già inaugurato. Non c’è più nulla di nuovo da attendere. Il mistero della salvezza è già compiuto. Rimane una sola cosa da fare: che tutti gli uomini entrino in comunione con il mistero della sua morte e della sua ri­surrezione. Il tempo della pienezza (o la pienezza dei tempi) deve permettere la realizzazione di una fase nuova e ultima del piano divino: inserire tutti gli uomini nel mistero di Cristo, perché tutto torni a lode e gloria del Padre. 

Il quarto nucleo coltiva il desiderio di tentare un confronto e un dialogo con la cultura del nostro tempo, in particolare, con la “sfida della multiculturalità” che si presenta come uno dei problemi più rilevanti delle società contemporanee. Appare evidente che è sempre più necessario affrontare il tema della coesistenza, all’interno delle nostre società, di molteplici culture e valori spesso lontani tra di loro, tanto da porsi la questione di dover ripensare le fondamenta stesse delle strutture politiche, sociali e valoriali. Al fondo vi è inevitabilmente il problema dell’identità, della sua costruzione e del suo mantenimento, del rapporto tra identità collettive e della relazione tra identità individuale ed identità collettive. 

In questa prospettiva, la presente riflessione intende proporre una sorta di dittico tra pensiero teologico e cultura contemporanea[5] attraverso l’indicazione di “punti fermi”, sul modello della proposta di H. Urs von Balthasar[6]secondo il quale occorre indicare brevi puntualizzazioni, dove i temi di scottante attualità si alternano con gli approfondimenti del mistero centrale della fede. La giustapposizione dei pezzi potrebbe risultare paradossale, ma è quanto mai utile e necessaria. La teologia e la vita ecclesiale, infatti, non formano un “sistema chiuso” che si può racchiudere in uno sguardo complessivo, ma rimandano sempre al mistero ineffabile di Dio. Anche quando è rivelato, per la ragione umana il mistero rimane carico di paradossi che nessun approfondito metodo dialettico potrà mai ridurre a un comune denominatore. D’altra parte, tutti i temi teologici sono come vasi comunicanti. Essi richiedono la capacità di passare da un tema all’altro per scoprire i ponti che sono presenti, anche se in modo nascosto. Le intersezioni sono necessarie, perché ogni prospettiva, in fondo, si stringe attorno al centro del mistero cristiano: quello cristologico-trinitario.

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