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Omelia nella Messa del Mercoledì della ceneri, Chiesa sant’Antonio, Ugento 6 marzo 2019

Cari fratelli e sorelle,
la quaresima viene a noi come un “tempo donato” per continuare e portare a compimento
la nostra conformazione a Cristo attraverso un itinerario penitenziale e battesimale. Fin dal
mercoledì delle ceneri, la liturgia propone due imperativi: «Ricordati uomo, che sei polvere e
polvere ritornerai» (Gn 3,19); «Convertiti e credi al Vangelo» (cfr. Mc 1,15). Queste due
esortazioni si possono tradurre con tre verbi: ricordare, ritornare, ricominciare.
Il primo imperativo è: “Ricordati!”. Il nostro rapporto con il passato è decisivo per la
realizzazione della nostra vita. Un rapporto basato esclusivamente sul rimpianto sarebbe
fallimentare quanto un rapporto basato sul rinvio all’incertezza del futuro. Sono due modi diversi
di fuggire davanti alla stessa responsabilità del presente. La nostra vita ha una sua ambivalenza: è
un’esistenza terrena, ma non si esaurisce in questo mondo. Il presente è una sorta di trampolino
da cui può lanciarsi, con un atto di libera volontà, verso la dimensione dell’assoluto. L’uomo è una
di essere sintesi di infinito e di finito, di temporale e di eterno, di possibilità e di necessità. Deve
mantenere l’equilibrio tra queste due grandezze.