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Mons. Giuseppe Ruotolo e il Villaggio del Fanciullo a S. Maria di Leuca

Convegno di Studi “Miserere nobis”: aspetti della pietà religiosa nel Salento moderno e contemporaneo Lecce, Alessano, Maglie, Nardò 24-25-26 novembre 2016

Misericordes sicut Pater. Mons. Giuseppe Ruotolo e il Villaggio del Fanciullo  a S. Maria di Leuca negli anni 50-60 del Novecento.

Ercole Morciano*

Questo lavoro di ricerca sul Villaggio del Fanciullo (VdF), voluto dal vescovo Ruotolo, si colloca nel contesto del Giubileo della Misericordia. Papa Francesco, nell’indire l’anno giubilare, ha invitato il popolo cristiano a riflettere sulle opere di misericordia[1];  invito ripreso dal vescovo di Ugento-S.Maria di Leuca,  mons. Vito Angiuli[2], e rivolto a tutta la sua diocesi col caldo auspicio che la riflessione non sia semplicemente un’operazione intellettuale senza altra prospettiva, ma si apra,  invece,  all’azione in modo da considerare «la realtà superiore all’idea» per essere spinti, qui e nel tempo che viviamo, a compiere concrete opere di giustizia e carità come effetto generativo della Parola[3].

L’opera nasce prima nel cuore e poi nella mente di mons. Giuseppe Ruotolo che giunge nella diocesi di Ugento, fresco di Unzione episcopale, il 7 marzo 1938[4]. Veramente grande è la sua commozione quando, visitando i paesi del Capo di Leuca, incrocia lo sguardo dei piccoli, specialmente nel periodo bellico e in quello immediatamente successivo. Gli occhi dei bambini, quando passa per le strade polverose dei paesi della diocesi, non possono lasciarlo indifferente. La tenerezza dimostrata da Gesù verso i piccoli tocca il suo cuore di Pastore; anch’egli prova compassione verso i fratelli più piccoli e questo suo sentimento, partito dalle viscere della sua misericordia arriva alla ragione,  facendogli affiorare la domanda: che possiamo fare? Che il suo episcopato dovesse essere contraddistinto dall’azione, egli lo aveva annunciato nella prima Lettera pastorale: “Sic currite ut comprehendatis è il mio motto. Non diamoci alcuna tregua, lavoriamo incessantemente, dinamicamente per un ideale sì alto, che ci otterrà la corona promessa ai giusti”[5].

L’amore di mons. Ruotolo per i piccoli sarà una costante di tutta la sua azione pastorale. Un riferimento diretto all’infanzia, alla sua bellezza e ai rischi che i bambini corrono lo si trova nella lettera pastorale del 1943[6] e in quella del 1947[7]. “Salviamo l’infanzia” è il titolo della Pastorale per la quaresima del 1958: un piccolo trattato in cui  dalla teologia classica fa derivare la pedagogia sociale cristiana incarnata da s. Giovanni Bosco  col suo “metodo preventivo”[8].  L’impegno di mons. Ruotolo per l’educazione dei bambini trova pratica attuazione anche nei numerosi interventi per istituire e far bene funzionare la scuola materna anche nelle parrocchie più piccole della sua diocesi.

Finita la guerra, mons. Ruotolo passa all’azione. Egli vuole accogliere gli orfani e i bambini bisognosi; immagina un luogo dove formarli cristianamente e istruirli con l’apprendimento di un mestiere che possa adeguatamente inserirli nella società. In primo luogo prega[9]; passa poi in rassegna le risorse  e analizza le modalità con cui altrove  viene affrontato il medesimo problema. Compie finalmente una scelta operativa e si affida a un’organizzazione internazionale: “l’UNRRA – CASAS che compie opere  di bene in Italia”[10].

L’U.N.R.R.A, United Nation Relief and Rehabilitation Administration è un ente delle Nazioni Unite per il soccorso e la ricostruzione postbellica, istituito negli U.S.A. nel novembre 1943 con la partecipazione di 44 nazioni. Gli Stati Uniti si accollarono oltre il 70% del finanziamento per il soccorso economico, alimentare e sanitario. L’Italia, anche dopo la guerra, attraverso l’U.N.R.R.A. – C.A.S.A.S., beneficiò ampiamente degli aiuti finalizzati alla ricostruzione delle case ai senza tetto.  

Mons. Ruotolo, per realizzare il suo sogno, si relaziona con  un prete d’eccezione che diviene provvidenzialmente suo partner: il senatore don Luigi Sturzo[11], presidente del Comitato Permanente  per il Mezzogiorno, con sede in Roma[12]. Col battagliero sacerdote di Caltagirone, incaricato di presiedere l’organismo preposto tra l’altro a incanalare verso le regioni meridionali le risorse del piano Marshall, mons. Ruotolo instaura un rapporto che, rafforzato dal comune carattere sacerdotale, va oltre la formalità degli aspetti istituzionali e diventa «collaborazione intelligente e generosa».[13] La gratitudine del vescovo ugentino è tale da suggerirgli la proposta di intitolare a don Sturzo il VdF, ma egli rifiuta gentilmente quanto fermamente[14] e,  mentre l’idea tramonta, aumenta l’intensità del sentimento di amicizia. Così egli scrive di don Sturzo sul suo diario personale:

9 marzo 1959. D. Sturzo non riceve./ Giunto a Roma, ho cercato di avvicinare nel pomeriggio l’on. D. Sturzo. Non sono stato ricevuto, perché il dottore curante ha proibito al vecchietto di parlare. È la prima volta che ciò mi capita, perché quel degno sacerdote è stato sempre cortesissimo con me, anche quando non ero atteso. L’affetto e la stima di D. Sturzo verso di me è stata la prima leva per l’edificio del Villaggio del Fanciullo. Quanto è grande Iddio; neppure conoscevo il senatore prima d’iniziare quest’opera[15].

 Mons. Ruotolo coinvolge in questo suo impegno molte pubbliche istituzioni civili e religiose, ecclesiastici e persone private amiche: la P.O.A. (Pontificia Opera Assistenza, l’antenata dell’odierna Caritas), i prefetti che si avvicendano nella nostra provincia, ministri della Repubblica, prelati di altissimo livello, come il cardinale Alfredo Ottaviani, del quale era stato discepolo, pubblici funzionari, sindaci, amici devoti, come il barone ingegnere Salvatore De Donatis, che prestano la loro opera in maniera costante e disinteressata.

Non bisogna perdere tempo, occorre scegliere il suolo dove far sorgere la struttura destinata ad accogliere i suoi ragazzi per farli diventare buoni cristiani e onesti cittadini lavoratori. Egli vuole farli crescere vicino al vetusto Santuario della Madonna de Finibus Terrae, sotto lo sguardo dolce e protettivo della Mamma del cielo.

Scelto il suolo, affida la redazione del progetto all’ing. Salvatore De Donatis da Casarano, al quale lo lega una profonda amicizia, e presenta gli elaborati per l’approvazione all’ U.N.R.R.A. – C.A.S.A.S. (Comitato Amministrativo Soccorso ai Senzatetto) , ufficio distrettuale di Matera per l’Italia meridionale.

Il 23 settembre 1951 mons. Ruotolo benedice la prima pietra nel corso di una sobria manifestazione; a dicembre l’U.N.R.R.A. – C.A.S.A.S. procede alla consegna dei lavori per la costruzione del VdF “S. Maria di Leuca”[16]. All’importante cerimonia, che ha luogo il 15 dicembre 1951, partecipano mons. Ruotolo con alcuni sacerdoti, il funzionario U.N.R.R.A.-C.A.S.A.S e l’ing. Salvatore De Donatis[17]. Dopo circa otto mesi, nell’agosto del 1952, l’edificio, situato tutto al piano terreno, è già pronto e mons. Ruotolo procede all’arredamento, per il quale si avvale dei consigli di don Luigi Sturzo. L’UNRRA ha già fornito gratuitamente la cucina ma servono sei milioni di lire. Il direttore generale dell’assistenza pubblica, tramite l’on. Beniamino De Maria[18], gli ha fatto sapere che non può concedere l’intera somma e allora il vescovo si impegna a raccogliere tre milioni con l’intesa che il ministero metta gli altri tre.[19] Il vescovo crede molto nel sostegno delle istituzioni perché è convinto della bontà della sua opera per le alte finalità sociali che si propone; sceglie, pertanto, i suoi interlocutori a tutti i livelli, fino a quelli più alti. L’on. Mario Scelba[20], ministro dell’Interno da lui interessato, attraverso l’on. Gaspare Pignatelli[21], gli fa sapere «che avrebbe esaminato con la dovuta benevolenza una Sua domanda di contributo per le opere che S. E. sta facendo sorgere accanto al Santuario Mariano di Leuca»[22].  Intanto occorre pensare anche alle istitutrici e alle altre figure operative; personale che  mons. Ruotolo sceglie fra le diocesane aderenti all’Azione Cattolica, la cui offerta di disponibilità a lavorare nella nuova struttura gli giunge tramite i parroci.

Il 27 settembre 1953, il Villaggio è benedetto e inaugurato da mons. Ruotolo e nel mese di ottobre si avviano le attività didattiche per i piccoli ospiti; sei in tutto provenienti dalla diocesi e da altri luoghi della provincia. Aumentano, intanto, le domande di accoglienza e il vescovo si attiva per istituire due corsi di avviamento a tipo industriale – uno per “ebanisti” e l’altro per “meccanici” – convinto che apprendere bene un mestiere serva ai suoi ragazzi “per essere inseriti utilmente nella vita sociale[23]. Per questo obiettivo egli chiede aiuto anche al presidente della Comunità dei Braccianti, prof.  Michele Del Vescovo[24], futuro deputato, col quale avrà un rapporto epistolare intenso, anche ai fini della nascita dell’associazione cristiana nella diocesi di Ugento. Il presidente Del Vescovo incaricherà il consulente didattico dell’associazione, prof. Mauro Spagnoletti[25], di offrire ogni consiglio utile per il funzionamento dei corsi da istituire nel Villaggio[26].

Il cuore amorevole del vescovo è attento ai bisogni di tutti i bambini, a partire da quelli più piccoli. Egli pensa di istituire nel Villaggio la scuola materna con un nido d’infanzia per accogliere i bambini in età pre-scolare. Allo scopo interpella l’Ente Morale per la Protezione del Fanciullo e dal comitato provinciale gli risponde la commissaria, Livia Stefanelli, informandolo sull’iter burocratico della pratica  che non andrà in porto forse per motivi economici e strutturali. La commissaria informa mons. Ruotolo che occorrono locali igienicamente adatti, un’insegnante fornita di diploma di scuola materna e precisa che l’istituenda scuola “non può avere carattere sussidiato in quanto non dipende dallo Stato”[27]. L’opera del Villaggio, benché si avvalga del sostegno delle pubbliche istituzioni, è di carattere religioso-sociale; il vescovo la porrà sotto la gestione della Parrocchia-Santuario S. Maria di Leuca e il sacerdote responsabile della struttura ne dirige il funzionamento conforme alle sue direttive, in autonomia, ma nel rispetto della normativa scolastico-pedagogica e sanitaria.[28] Intanto le offerte che riceve per il suo ministero e tutte le risorse che può mettere da parte, anche personali, sono destinate al Villaggio: ma possiamo immaginare, di fronte a tanti, grandi, sacrifici e preoccupazioni quanto si intenerisca il suo cuore  vedendo i bambini  accuditi in un clima dignitoso e familiare. Così egli scrive, nel dicembre 1953, a don Antonio Cecich, un sacerdote slavo conosciuto e apprezzato durante la guerra nel campo profughi di S. Maria di Leuca, che dagli U.S.A. gli aveva inviato gli auguri con un’offerta: “…vi ringrazio degli auguri, che ho molto gradito, che ricambio di cuore. Ho destinato la vostra offerta, di cui vi ringrazio, al Villaggio del Fanciullo sorto accanto al Santuario di Santa Maria di Leuca”. Dalla medesima lettera si apprende che “il Villaggio funziona e vi sono ricoverati 6 bambini poveri dai 5 ai 9 anni: alcuni sono orfani, altri figli di nessuno, altri figli di carcerati”.  È questa umanità povera che, per amore di Gesù Cristo, trova nel cuore generoso del vescovo un posto di rilievo. La sua ardente misericordia per i più piccoli – e tra questi i più bisognosi – alimentata con la costante preghiera, brucia le remore che pure il suo amor proprio e il prestigio della sua posizione avrebbero potuto opporre; mons. Ruotolo non si vergogna di scrivere al sacerdote slavo, ora negli Stati Uniti, di trovare qualche facoltoso americano che finanzi la sua opera per i suoi piccoli[29].

Nel mese precedente, novembre ’53, il Villaggio riceve l’attesa visita del card. Alfredo Ottaviani[30], segretario della Congregazione del Sant’Uffizio. Il porporato ha col suo ex studente, ora vescovo di Ugento, un buon rapporto, grazie anche alla comune amicizia di mons. Giovanni Panico[31], nunzio apostolico in Perù e futuro cardinale. In occasione della visita a Tricase del card. Ottaviani, che ha voluto conoscere la madre di mons. Panico in occasione del compleanno[32], il porporato, pellegrino al santuario della Madonna di Leuca, visita il VdF. Ricca di sentimenti di gratitudine è la lettera che mons. Ruotolo scrive al card. Ottaviani poco dopo il suo rientro a Roma.

              I miei bambini […] non dimenticheranno mai il Suo sorriso paterno. Le sue parole, dette nello storico tempio, hanno compensato la fatica che si compie per l’alto scopo di preparare alla società giovinezze più pure, più balde e più profondamente cristiane. Sono sicuro che Vostra Eminenza non dimenticherà la mia diocesi, che pregherà per me, per il mio Clero, il mio popolo, i piccoli ricoverati a Leuca, chevorrà spendere la Sua alta parola, quando sarà necessario, per il bene dell’infanzia, che è tanto cara anche al suo nobile cuore[33].

Il card. Ottaviani aveva, infatti, fatto sorgere a Roma l’Oratorio di S. Pietro per accogliere e formare ragazzi e giovani dei quartieri popolari dell’urbe. Egli, nonostante i suoi gravosi impegni di curia, ha con questi suoi “figli” un rapporto quasi quotidiano, affettuoso e ricco di attenzioni; come per mons. Ruotolo, non si trattava di una parentesi o di un diversivo, ma era connaturato al suo essere sacerdote. Nella nota di risposta al ringraziamento di mons. Ruotolo, il card. Ottaviani scrive tra l’altro di conservare un ricordo gratissimo del suo viaggio in Puglia e specialmente delle “ore trascorse all’ombra del Santuario di Leuca” e formula “il più sincero augurio che il Signore benedica sempre maggiormente le opere a cui, nel suo zelo pastorale attende, e, in maniera particolare, le fatiche che compie per i piccoli ricoverati a Leuca”[34].

Il vincolo di amicizia sacerdotale tra i due presuli si rafforzerà sempre più e l’eminente porporato accetterà più volte di venire in diocesi per presiedere i congressi eucaristici e mariani.

Il 1953 è l’anno in cui mons. Ruotolo matura la volontà di ampliare il Villaggio. La struttura non è più sufficiente per rispondere ai problemi sociali,  crescenti del territorio: la forte emigrazione nel Capo di Leuca, specialmente verso la Svizzera, genera nuove separazioni famigliari e il bisogno di assistenza ai bambini e ai ragazzi interpella la coscienza dei cristiani e specialmente quella del vescovo.   Occorre, inoltre, pensare alla necessità di far apprendere un mestiere ai ragazzi del Villaggio, ampliandolo per dotarlo di aule-laboratorio e altri locali idonei per attivare i corsi di addestramento dei futuri lavoratori. L’aspirazione non è nuova; già nel 1952 il vescovo Ruotolo si era rivolto al Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale per chiedere l’istituzione di un “corso di addestramento professionale per meccanica agraria in S. Maria di Leuca”. Il segretario particolare del Ministro gli aveva risposto assicurandolo che la richiesta sarebbe stata “tenuta nella massima considerazione al momento dell’esame della relativa proposta da parte della competente Commissione centrale per l’avviamento al lavoro e l’assistenza ai disoccupati. Occorre, comunque, che la proposta sia stata compresa nel piano provinciale compilato dall’Ufficio del Lavoro di Lecce”[35].

Avendo l’Ufficio di Lecce già provveduto a formulare e spedire al ministero il piano provinciale occorre rimandare l’iniziativa. Il vescovo non si scoraggia e torna alla carica l’anno seguente perché gli viene comunicato, dal vicedirettore dell’Ufficio Provinciale del Lavoro di Lecce, che ha provveduto a formulare la nuova proposta e ad inviarla alla Penitenzieria Curata del Santuario di Leuca per la firma da parte di Monsignor Ponzetta.[36] Non appena la pratica sarà tornata a Lecce, sarà sua cura di rimetterla immediatamente con parere favorevole al superiore Ministero.[37] Il vescovo aveva allo scopo interessato il prefetto di Lecce, Giuseppe  Migliore, col quale maturerà nel tempo un rapporto di amicizia anche a livello familiare, e continuerà anche quando l’alto funzionario verrà trasferito all’importante sede di Palermo e poi a Roma. Il 7 novembre 1952, il prefetto Giuseppe Migliore, in risposta alla lettera di mons. Ruotolo del 1° novembre con la quale veniva richiesto il suo interessamento, scrive: 1) di aver già trasmesso all’Ufficio Provinciale del Lavoro di Lecce la domanda per istituire, presso il Villaggio, il corso di meccanica agraria. La domanda sarà inoltrata a Roma, al Ministero, dove il prefetto s’impegna a seguire la pratica “con particolare raccomandazione di sollecito accoglimento”; 2) riguardo al nuovo cantiere edile, l’alto funzionario assicura il prelato che il progetto  predisposto dalla Comunità Braccianti, pervenuto all’Ufficio Provinciale del Lavoro,  è stato rimesso al Genio Civile per il necessario parere e dopo egli stesso lo farà inoltrare al Ministero; per il contributo relativo all’acquisto dell’attrezzatura del Villaggio il prefetto informa di aver “rivolto nuove telegrafiche sollecitazioni al Ministero dell’Interno-Direzione Generale Assistenza Pubblica cui a suo tempo era stata rimessa  l’istanza”  del vescovo e si riserva di darne premurose notizie appena gli perverrà la risposta[38].

La complessità delle pratiche da seguire, come si evince dalla corrispondenza intercorsa, non spaventa il vescovo e i suoi collaboratori che ottemperano con tempestività alle richieste della pubblica amministrazione, perché sono convinti  che la realizzazione dell’opera potrà dare un ulteriore, decisivo, contributo al processo di crescita umana e professionale degli ospiti del Villaggio.

In seguito all’autorizzazione di U.N.R.R.A. – C.A.S.A.S e alla redazione del progetto da parte dell’ing. Salvatore De Donatis, nel novembre 1954 inizia la sopraelevazione del Villaggio grazie ad un cantiere di lavoro per disoccupati, concesso dal Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, per interessamento di mons. Ruotolo, al Comune di Castrignano del Capo nel cui territorio ricade la struttura sociale assistenziale [39].             

Dopo una sospensione i lavori riprendono nel febbraio 1957 perché così scrive mons. Ruotolo all’ufficio U.N.R.R.A. di Matera:

Notifico che, per grazia di Dio, il grezzo dell’allargamento del Villaggio del Fanciullo S. Maria di Leuca è già ultimato. Tenuto conto dell’instabilità attuale delle condizioni atmosferiche, il direttore dei lavori, ing. Salvatore De Donatis crede opportuno di iniziare i lavori di rifinitura (intonaco etc.) al sistemarsi dei tempi[40].      

Terminati i lavori di rifinitura e acquistato l’arredamento per i nuovi locali al piano superiore, il villaggio potrà accogliere la scuola di avviamento professionale a tipo industriale che prepara i ragazzi di 11-14 anni alla frequenza dei corsi di addestramento professionale. I lavori, a carico dell’impresa edile Eustachio Grassi, erano iniziati nell’ottobre 1956, in seguito alla stipula della convenzione tra l’U.N.R.R.A. e il vescovo  il 9 agosto; sospesi il 15 febbraio per le avverse condizioni atmosferiche, i lavori erano ripresi dopo tre mesi. I tempi previsti nella convenzione erano stati regolarmente rispettati; la spesa complessiva ammontava a 19 milioni, di cui 17 già attribuiti e gli altri 2 da ricevere a seguito del collaudo con esito favorevole[41].

Il 5 febbraio 1958, a collaudo avvenuto ad opera dell’ing. Aversa, direttore distrettuale dell’ufficio UNRRA-CASAS di Matera,  tutta la documentazione è trasmessa nello stesso giorno all’ufficio centrale di Roma per gli ultimi adempimenti[42].

     Il 1959, nella sua consueta Lettera Pastorale per la quaresima, mons. Ruotolo volge uno sguardo retrospettivo  sul VdF di Leuca, ricordandone la storia[43]. Non è la prima volta che su una Pastorale il prelato scrive dell’opera a lui tanto cara. Quando si studieranno in maniera organica le Lettere Pastorali di mons. Ruotolo, sarà agevole scoprire la presenza di un filo conduttore che le unisce tutte: la fede operosa del cristiano, ovvero l’amore per Gesù Cristo  che nell’Eucarestia va pregato e adorato e l’amore per i fratelli, e specialmente i più poveri, nei quali lo si riconosce. Molti sono i riferimenti a queste realtà di fede che si possono trovare nei testi delle sue lettere inviate annualmente al clero e ai fedeli della sua diocesi: indicarli qui esula dal fine di questa ricerca. Anche tra i santi che il vescovo di Ugento indica come modelli da imitare e ai quali anch’egli s’ispira, sono molti quelli che si caratterizzano per l’amore attivo e misericordioso sull’esempio di Gesù Cristo: in primo luogo la Madonna, poi tra tutti s. Francesco d’Assisi, s. Vincenzo de’ Paoli, s. Camillo de Lellis e s. Giovanni Bosco.

Per la Pastorale della quaresima 1959, mons. Ruotolo sceglie un  tema mariano: Madonna di Leuca nostra speranza e nel corpo della lettera egli ritaglia uno spazio per dedicarlo all’opera che più è radicata nel suo cuore di vescovo:

Copiosi i frutti spirituali che scaturirono dalle anime da quel trionfo di Maria e del suo Figlio Gesù. Quella saldatura di anime intorno ad un’antica immagine sacra ispirò il tentativo di far sorgere accanto al santuario un’opera che esprimesse la devozione in carità cristiana operante[44].

Il riferimento è al Congresso Mariano Salentino svoltosi 10 anni prima, dal 15 al 22 maggio 1949, che vide la partecipazione delle 8 diocesi salentine delle provincie di Lecce, Brindisi e Taranto  e si chiuse in un tripudio di pellegrini oranti alla presenza del card. Alessio Ascalesi, arcivescovo di Napoli.[45]

Da pochi anni era terminata la guerra mondiale disastrosa, seminando dappertutto miserie materiali e morali – continua mons. Ruotolo- Padri di famiglia uccisi o dispersi, bambini abbandonati a se stessi nelle strade, dove imparavano la rapina e la corruzione, davano un’orribile impressione di decadenza e facevano prevedere il declino della civiltà cristiana. Il grido appassionato di Gesù: “Lasciate che i fanciulli vengano a me” aveva echeggiato più energico in molti cuori di apostoli. E Maria ci ispirò un’opera d’amore alla fanciullezza abbandonata, affinché fosse raccolta sotto il suo sguardo e la sua protezione. Così sorse il Villaggio del Fanciullo “S. Maria di Leuca”, cui dette appoggio determinante il sacerdote D. Luigi Sturzo, che vuole consumare gli anni venerandi della vecchiaia, facendo  del bene alle zone più disastrate d’Italia. Il 1950 si iniziò la costruzione dell’Istituto, che fu inaugurato nel settembre 1953. I primi uccellini accolti nel caldo nido d’amore, furono appena  sei, provenienti da disparati paesi della diocesi e della nostra provincia. Alla fine del primo anno divennero venti, quarantacinque nel 1955, sessanta nel 1956, ottantuno nel 1957, novantasette l’anno scorso e quest’anno centodieci. Essi coi loro gorgheggi, canti e giochi allietarono quel meraviglioso luogo[46].

 Nel Villaggio in quell’anno funzionano 5 classi elementari parificate e due classi di avviamento professionale a indirizzo industriale, frequentate da alunni interni ed esterni. Gli insegnanti hanno ricevuto il plauso delle autorità scolastiche per la dedizione e la professionalità con cui vanno incontro ai bisogni dell’infanzia abbandonata. I dirigenti, con a capo mons. Giuseppe Ponzetta, don Benedetto Serino e don Tito Oggioni[47],

mettono in pratica i suggerimenti moderni della pedagogia cristiana e si sforzano di farlo con costanza ammirevole.[…] L’educazione è intonata all’esempio mirabile della prima comunità cristiana …e i bimbi vengono trattati con affetto e dolcezza: si danno loro buoni esempi, consigli opportuni, ammonimenti salutari, raramente castighi, piccoli castighi indispensabili per richiamarli al dovere[48].

Un ringraziamento particolare il vescovo rivolge al personale scelto che dirige e lavora nel Villaggio: “quelle signorine [che] hanno lasciato le loro famiglie per assecondare i grandi disegni di Dio e i nostri desideri[49].

Il 1959 è l’anno in cui si registrano varie visite al Villaggio che è ormai una realtà affermata nell’ambito delle strutture sociali per ragazzi e adolescenti. Agli inizi di marzo si reca a S. Maria di Leuca il ministro per la Cassa del Mezzogiorno, Giulio Pastore[50]: il ministro si congratula col vescovo Ruotolo per le opere del Santuario e gli fissa un appuntamento a Roma nella sua sede; il 31 marzo riceve la visita di Gregorio Falconieri e Corrado Ursi, vescovi rispettivamente di Conversano e di Nardò; il 14 aprile è ospite a Leuca il tricasino nunzio apostolico in Portogallo, mons. Giovanni Panico, “giulivo per l’avanzata costruzione dell’istituto destinato a diventare centro di addestramento[51]. “Disastrosa” risulta essere invece la situazione finanziaria del Villaggio per i ritardi nel pagamento delle rimesse da parte dei Ministeri dell’Interno, della Giustizia e delle Amministrazioni provinciali.[52]

Mons. Ruotolo lo si potrebbe definire un “contemplattivo”, aggettivo coniato da don Tonino Bello[53] per riassumere le qualità del cristiano che deve essere nello stesso tempo uomo di preghiera e uomo di azione. Così il vescovo di Ugento si affida al suo diario personale:

   Aspettando il barone De Donatis per parlare dei lavori di Leuca ho fatto prima l’ora di adorazione; mentre pregavo tanti pensieri cercavano di distrarmi. Nell’unione con Dio ho chiesto la calma necessaria a vedere tutto roseo dove invece c’è oscurità di morte. Il pensiero che Gesù è nello stato di vittima sempre nella casetta del ciborio è fonte di letizia, qualunque cosa succeda. W Gesù Eucaristico[54].

Per la scuola di avviamento, mons. Ruotolo prevede una sede propria e nel gennaio 1960 viene approvato il relativo progetto. I lavori iniziano il 20 luglio seguente, come precisa sul diario personale, mostrando pieno affidamento sulla provvidenza e sull’aiuto della Madonna:

È quasi temerario questo inizio, perché il cantiere prevede, secondo il progetto, una spesa di 10 milioni per il materiale, mentre io ho avuto solo mezzo milione dal Prefetto. Le altre promesse del Ministero dei LL.PP. e di alte personalità per ora sono rimaste solo una bella ipotesi. Fiducia, fiducia, perché l’idea è ottima. Tutto riuscirà, se non perdo tale fiducia. Viva Maria di Leuca![55].

Un ulteriore ampliamento il vescovo lo  chiede verso la metà degli anni ’60. All’epoca gli assistiti sono circa 150 e occorre al secondo piano allogare la scuola media, unificata e resa obbligatoria dalla legge del 31 dicembre 1962; oltre alle aule si rendono necessari altri dormitori per gli alunni che la frequentano.  Nella struttura operano 15 unità impiegate nell’assistenza, alle quali va aggiunto il personale religioso, insegnante e sanitario[56].

I locali che si prevedono al secondo piano dovranno comprendere, oltre alle aule didattiche e ai laboratori, anche i dormitori per gli allievi che frequentano la scuola professionale del Villaggio. Si prevedono 4 ampi dormitori, di cui tre con una superficie di oltre 40 metri quadri e uno, ancora più grande, di quasi 60 metri quadri; completano il progetto i servizi igienici e una camera per l’assistente dei ragazzi. Il tutto richiede una spesa di £. 7.476.200[57].

Nel 1965, il responsabile del Villaggio nominato da mons. Ruotolo è mons. Vincenzo Rosafio, vicarius adiutor pro tempore e direttore del Santuario[58]. Giuridicamente il Villaggio è un Ente Ecclesiastico Parrocchiale sotto il controllo del Vescovo diocesano e “possiede gli effetti d’uso per convitto, scuole elementari, scuole di avviamento professionale a tipo industriale, e corsi di addestramento professionale”[59]. Il Villaggio, con amministrazione autonoma, non fa capo a nessuna organizzazione, ma aderisce alle Comunità di ragazzi di carattere cattolico, all’UNEBA  (Unione Nazionale Enti di Beneficienza Assistenza  e  all’ANEGID (Associazione Nazionale Educazione della Gioventù Disadattata).

Nonostante i contributi pubblici, i sussidi e le rette che in molti non sono in grado di pagare, trattandosi di assistiti appartenenti a famiglie nullatenenti, il bilancio presenta un passivo annuale che negli anni va aumentando con inevitabili e rilevanti problemi di natura economica. Benché gli amministratori non siano retribuiti, il disavanzo annuale è di circa £. 500.000 al quale il vescovo fa fronte con sacrifici personali e, come si è scritto prima, con richieste di aiuto a sacerdoti, amici e fedeli. Nel richiedere un contributo al Ministro dell’Interno per l’edificazione del secondo piano, così scrive mons. Ruotolo:

     La retta dei fanciulli ospitati è quella comune di lire 400 giornaliera …Per alcuni bimbi, figli di emigranti o di famiglie molto povere, si percepisce una retta inferiore o non si ha nulla[60].

Il desiderio di mons. Ruotolo di accogliere i ragazzi “disadattati” e difficili che provengono da famiglie disgregate o da situazioni estreme diventa realtà a metà degli anni ’60. Un vecchio sogno prende finalmente corpo; nel cuore delicato dell’anziano vescovo un posto privilegiato occupano i più diseredati, quelli che hanno bisogno di maggiori cure. Al 1952 risalgono i primi documenti che attestano come già dall’inizio il vescovo pensasse a questo genere di accoglienza. Egli s’informa, guarda ad altre esperienze e concepisce un “Progetto per la istituzione di una ‘CASA DELLA BONTA’ per minori anormali del carattere e della condotta”. Il progetto gli è inviato dal prof. Del Vescovo, allegato alla sua lettera manoscritta in cui annuncia una sua visita in Ugento, unitamente all’esperto prof. Spagnoletti[61]. Il progetto-promemoria allegato si basa sull’assunto che  se si vuole prevenire il fenomeno della delinquenza minorile, diffuso nelle regioni meridionali e specie in Puglia,  occorre cambiare strategia. Più che a “Case  di rieducazione”, dove vengono affidati  ragazzi che hanno già assunto comportamenti devianti, bisogna pensare a “Case della bontà”, rafforzando gli istituti che adottano il metodo preventivo

  attraverso un trattamento pedagogico e didattico speciale …per i cosiddetti “ragazzi difficili” che dopo aver seguito corsi dell’Istruzione elementare basati su di un particolare sistema organizzativo sul tipo di quelli di Mannheim, saranno successivamente avviati ad un istituto professionale[62]

La vita in comunità e la solerte azione educativa del personale specializzato – continua il documento – creeranno il clima migliore per la formazione del carattere in questi soggetti che più hanno bisogno di vigili cure e di umana solidarietà[63].

Mons. Ruotolo, all’inizio, pur pensando di accogliere ragazzi “disadattati”, deve rinunciare all’idea perché una simile struttura avrebbe richiesto una organizzazione molto più complessa rispetto a quella del Villaggio. Il suo progetto non è dimenticato, ma solo rinviato.

Infatti, dal Questionario inviato nel 1965 al Ministero dell’Interno, nelle “Notizie sull’attività assistenziale” risulta che oltre all’assistenza per l’infanzia e l’adolescenza maschile è prevista la “Rieducazione dei minori traviati”[64]. Tra i 140 assistiti con ricovero permanente vi è, dunque, un gruppetto di ragazzi affidati al Villaggio dal Ministero di Grazia e Giustizia mediante convenzione. Sono ragazzi cosiddetti “disadattati”, che hanno bisogno di ricostruirsi un’identità rapportandosi con educatori che abbiano specifiche competenze e credano nei valori della persona alla luce della pedagogia sociale cristiana. Gli educatori del Villaggio, com’è scritto sul Questionario, si rapportano con l’A.N.E.G.I.D., l’Associazione Nazionale degli Educatori per la Gioventù Italiana Disadattata. Nata nel 1954, l’associazione che aggrega personale laico degli istituti in massima parte religiosi, si propone di superare i vecchi metodi basati sulla punizione e sulla repressione. Si va verso nuovi metodi in cui il ragazzo viene coinvolto direttamente nel processo educativo, partendo da una umanizzazione degli ambienti di vita. Si tratta, in breve, di passare dal “Villaggio Istituto” al “Villaggio Comunità”; un obiettivo sul quale vescovo, sacerdoti impegnati nella direzione e personale laico concordano pienamente e che rappresenta il coronamento dell’opera per bambini e ragazzi voluta dal mons. Ruotolo.

Il 28 giugno 1968, compiuti ormai 30 anni dal suo ingresso in Ugento ed essendo giunto  “al tramonto del suo episcopato”[65], mons. Ruotolo presenta al Papa la lettera di missioni dal governo pastorale della diocesi. Il 12 novembre, con la notificazione “Cuore a cuore con i miei diocesani”[66], comunica ufficialmente al clero e ai fedeli della diocesi che il Papa ha accettato le sue dimissioni. Nel suo ultimo scritto dedicato alla diocesi non poteva mancare il riferimento all’opera  per cui aveva molto lavorato e ricevuto tanta consolazione: “Sotto la protezione di Maria col suo nome ho fondato il Villaggio del Fanciullo che ha percorso il suo cammino ascensionale da quindici anni”[67]. Si avvia così a conclusione il percorso che ha visto insieme il vescovo Ruotolo e la sua opera a favore dell’infanzia e dell’adolescenza. Nel santuario di S. Maria di Leuca il presule chiederà di tornare per essere sepolto vicino all’immagine della Madonna che ha costituito la sua predilezione nel ministero episcopale.

Il VdF continuerà a operare anche dopo le dimissioni di mons. Ruotolo, come si può dedurre da un accenno che lo riguarda nei verbali della visita pastorale di mons. Nicola Riezzo, Amministratore apostolico sede vacante dal 1969 al 1974[68].

I tempi, comunque, erano cambiati e le strutture educative sul modello del VdF di S. Maria di Leuca mal si conciliavano con i nuovi orientamenti pedagogici che puntavano sull’integrazione nelle classi normali dei fanciulli e/o ragazzi disadattati o al più sul loro inserimento in strutture di accoglienza di piccole dimensioni, come le cosiddette “case famiglia”.


*Socio ordinario della Società di Storia Patria per la Puglia. ercole.morciano@alice.it

[1] Papa Francesco, Misericordiae Vultus, Bolla di indizione del Giubileo straordinario della Misericordia,//w2.vatican.va/content/francesco/it/apost_letters/documents/papafrancesco_bolla_20150411_misericordiae-vultus.html, 15.

[2] V. Angiuli, Canterò in eterno la misericordia del Signore (Sal. 88,2), Lettera alla Chiesa di Ugento-S.Maria di Leuca per il Giubileo straordinario della Misericordia (8 dic.2015-20 nov.2016), Marra, Ugento 2016, 9.

[3] V. Angiuli, La famiglia custodisce la Chiesa, la Chiesa custodisce la famiglia. Lettera alle famiglie a conclusione della XLI Settimana Teologia Diocesana (Alessano, 15-19 febbraio 2016), Marra, Ugento 2016.

[4] Per questa e altre notizie biografiche: S. Palese, La diocesi ugentina guidata da mons. Ruotolo dalla seconda guerra mondiale al post. Concilio, pp. 13-88, in S. Palese, a cura di, Un vescovo meridionale tra primo e secondo Novecento. Giuseppe Ruotolo a Ugento (1937-1968), Congedo editore, Galatina 1993.

[5] G. Ruotolo, Pax Vobis. Prima lettera Pastorale al Clero e al Popolo della Diocesi, Tip. F. Rossignoli, Andria 1938, pp. 1-17. Le Lettere Pastorali del vescovo Ruotolo – la prima del 1938 e l’ultima del 1968 – sono raccolte in S. Palese, a cura di, Un vescovo meridionale tra primo e secondo Novecento. Giuseppe Ruotolo a Ugento (1937-1968), Congedo editore, Galatina 1993, pp. 149-518; le lettere successive alla prima sono pubblicate in «Ugento Cattolica», Bollettino Ufficiale della Diocesi di Ugento, (di Ugento-Santa Maria di Leuca dal 1959).

[6] G. Ruotolo, La visita del pastore. Pastorale per la Quaresima del 1943, in «Ugento Cattolica»,  6, 1943, pp. 1-12.; in S. Palese, Un vescovo meridionale, cit., è alle pp. 209-217.

[7]G. Ruotolo, La gioia in Cristo. Pastorale per la Quaresima del 1947, in «Ugento Cattolica», 10, 1947, pp. 1-12; in S. Palese, Un vescovo meridionale, cit., pp. 247-257.

[8] G. Ruotolo, Salviamo l’infanzia. Lettera Pastorale per la Quaresima del 1958, in «Ugento Cattolica», 21, 1958, pp. 1-9; in S. Palese, Un Vescovo meridionale, cit., p. 373.

[9] «Colloqui quotidiani con Gesù e la Vergine Santa»: così mons. Ruotolo scrive della sua preghiera in una lettera al card. Alfredo Ottaviani del 3 novembre 1953.

[10] Archivio Storico Diocesano Ugento, Fondo Vescovi, Carte Ruotolo (ASDU, F.V., C.R.). Lettera di mons. Ruotolo a don Antonio Cecih del 19 dic. 1953.  I primi contatti con l’UNRRA, mons. Ruotolo li ebbe negli ultimi anni di guerra perché l’ente gestiva i campi profughi per ebrei ed altri sfollati operanti nella sua diocesi, a S. Maria di Leuca e a Tricase-Porto. Le carte di mons. Ruotolo sono in via di catalogazione; ringrazio S.E. il Vescovo, mons. Vito Angiuli e mons. Salvatore Palese, direttore, per avermene consentito la consultazione e l’uso.

[11] Caltagirone,1871-Roma,1959. Sacerdote e uomo politico. Nel 1919  lanciò l’Appello ai Liberi e Forti e fondò il Partito Popolare Italiano che resse fino al 1923. Costretto ad esulare a Londra nel 1924 e in seguito a Parigi e poi a New York, rientrò in Italia alla fine della guerra, nel 1946 . Nominato senatore a vita nel 1952 dal presidente Einaudi e avuta la dispensa da Pio XII, aderì al gruppo misto. Morì a Roma l’8 agosto 1959 e le sue spoglie furono traslate a Caltagirone nel 1962. Per la biografia  è utile G. De Rosa, Luigi Sturzo, UTET, Torino 1977.

      [12] Il Comitato fu istituito durante il Consiglio nazionale della Democrazia Cristiana, svoltosi a Roma dal 26 al 28 novembre 1947, in ottemperanza all’impegno preso durante il congresso di Napoli qualche giorno prima, di sostenere e coordinare l’azione politica a favore del Mezzogiorno. Nell’ufficio di presidenza affiancavano don Sturzo, Salvatore Aldisio come vicepresidente e Gennaro Cassiani come segretario; cfr. V. Diomede, Luigi Sturzo per un ‘Italia possibile, Effatà editrice, Cantalupa (To), pp. 272-273.

[13]ASDU, F.V., C.R., Lettera di mons. Ruotolo al Ministro dell’Interno del 5 giugno 1965.

      [14] Ivi, Lettera di don Sturzo a mons. Ruotolo del 24 novembre 1952.

[15] Ivi, Diario personale di mons. Ruotolo, 1 (1957-60); don Sturzo morirà pochi mesi dopo, l’8 agosto 1959.

[16] Ivi, Nota dell’Ufficio Distrettuale UNRRA-CASAS di Matera del 12 dicembre 1951.

[17] Ivi, Lettera dell’ing. De Donatis a mons. Ruotolo del 14 dicembre 1950.

[18] Galatina, 1911-1994. Medico e docente universitario. Uomo politico della Democrazia Cristiana. Eletto nel 1946 all’Assemblea Costituente, fu deputato del collegio Lecce-Brindisi-Taranto ininterrottamente dalla I alla VI legislatura (1948-1975). Alto commissario aggiunto per la Sanità (1954-1955), Sottosegretario alla sanita (1959-1960). Sindaco di Galatina (1978-1989).

[19] Pro-memoria di mons. Ruotolo per il Prefetto di Lecce del 5 dicembre 1952.

[20] Caltagirone, 1901- Roma, 1991. Avvocato. Ministro delle poste nel I governo De Gasperi del 1945.  Eletto nell’Assemblea Costituente nel 1946 fu parlamentare per la Democrazia Cristiana dal 1948 al 1983. Ministro dell’Interno negli anni 1954-1955. Presidente del Parlamento Europeo dal 1960 al 1962. Lasciò l’attività politica nel 1983.

[21] Grottaglie, 1900-1980. Laureato in Scienze economiche e commerciali. Eletto deputato nel collegio di Lecce-Brindisi-Taranto nella I e II legislatura (1948-1958); senatore della repubblica, collegio di Martina Franca, nella III e IV (1958-1968). Sottosegretario all’industria e commercio nel I governo Scelba (1954-1955).

[22] ASDU, F.V., C.R., Lettera dell’on. Gaspare Pignatelli a mons. Ruotolo del 23 dicembre 1952.

[23] Ivi, Lettera di mons. Ruotolo del 21 ottobre 1952, minuta dattiloscritta senza indicazione del destinatario.

[24] Molfetta, 1915-1993. Laureato in scienze politiche e sociali. Docente. Presidente della Comunità Braccianti; deputato eletto per la Democrazia Cristiana nel collegio Bari-Foggia nella II legislatura (1953-1958)

[25] Molfetta, 1922-Bari, 1991. Laureato in pedagogia, giornalista, direttore didattico dal 1958 al 1970; ispettore tecnico del ministero della Pubblica Istruzione. Per altre notizie biografiche: Pugliascuola, anno XII, marzo – aprile 1991, Bracciodieta editore, Bari.

[26] ASDU, F.V., C.R. Lettera del prof. Michele del Vescovo a mons. Ruotolo del 2 agosto 1952.

[27] Ivi, Nota dell’E.N.P.M.F., comitato provinciale di Lecce, del 1° dicembre 1953.

[28] Ivi, Questionario del Ministero dell’Interno del 26 giugno 1965.

[29] ASDU, F.V., C.R., Lettera di mons. Ruotolo a don Antonio Cecih del 19 dicembre 1953.

[30] Roma, 1890-1979.  Ordinato sacerdote nel 1916, conseguì le lauree in teologia, diritto canonico e filosofia. Sostituto alla Segreteria di Stato nel 1928, passò nel 1931 alla Congregazione del S. Uffizio (ora Dottrina della Fede) dove sarà Assessore, Segretario e infine Prefetto. Pio XII lo creò cardinale diacono nel gennaio 1953. Durante il Concilio Vaticano II difese energicamente la tradizione della Chiesa. Dimessosi per età nel 1968, morì il 3 agosto 1979. Cfr.: F. Leoni, Il Cardinale Ottaviani, carabiniere della Chiesa, Apes, Roma 2002.

[31] Tricase, 1895-1962. Ordinato sacerdote nel 1919, conseguì le lauree in teologia e diritto canonico. Nel 1923 entra nel servizio diplomatico della S. Sede. Dopo vari incarichi nel sud America e in Europa, nel 1935 è nominato da Pio XI delegato apostolico in Oceania e consacrato arcivescovo titolare di Giustiniana I. Nunzio in Perù nel 1948, passa al Canada nel 1954 e in Portogallo nel 1959. Creato cardinale presbitero dal papa Giovanni XXIII nel febbraio 1962, muore il 7 luglio successivo a Tricase dove è stata realizzata la sua volontà di edificare un ospedale affidato alla cura delle Suore di S. Marcellina. Cfr.: C. Cassati, Il Pellegrino della Chiesa, S.T.E., Città di Castello, 1966.

[32] Cfr. E. Morciano, Le suore d’Ivrea a Tricase e il primo asilo infantile. Tra cronaca e storia dal 1867 ai giorni nostri, minuto d’arco editore, Tricase 2011, p. 149.

[33] ASDU, F.V., C.R., Lettera di mons. Ruotolo al card. Alfredo Ottaviani del 3 novembre 1953.

[34]  Ivi, Lettera del card. Ottaviani a mons. Ruotolo del 24 novembre 1953.

[35] Ivi, Nota della segreteria particolare del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, on. Salvatore Aldisio, inviata a mons. Ruotolo il 30 settembre 1952.

[36] Montesardo, 1904-S. Maria di Leuca, 1978. Per le notizie biografiche: S. Palese-E. Morciano, Preti del Novecento nel Mezzogiorno d’Italia. Repertorio biografico del clero della diocesi di Ugento-S.Maria di Leuca, Congedo editore, Galatina 2013, pp. 158-159, 278.

[37] Cfr. ASDU, F.V., C.R., Nota dell’Ufficio Provinciale del Lavoro e della Massima Occupazione di Lecce, del 21 agosto 1953, a firma del vicedirettore dr.  Mario Scarciglia.

[38] Ivi, Lettera del Prefetto di Lecce, G. Migliore, del 7 novembre 1952, in risposta alla lettera spedita dal vescovo Ruotolo il 1° novembre.

[39] Ivi, Nota del Genio Civile di Lecce a mons. Ruotolo del 10 novembre 1954. Avente per oggetto “Comune di Castrignano-Cantiere scuola di lavoro n° 019306 per la costruzione 2° piano Villaggio del Fanciullo in S. Maria di Leuca”. La spesa finanziata ammonta a £. 2.834.508.

[40] Ivi, Comunicazione di mons. Ruotolo all’UNRRA di Matera del 22 febbraio 1957.

[41]  Ivi, Nota del vescovo di Ugento alla UNRRA-CASAS di Roma del 30 agosto 1957.

[42] Ivi, Raccomandata al vescovo di Ugento dell’UNRRA-CASAS di Matera, a firma dell’ing. Vincenzo Aversa, del 5 febbraio 1958.

[43] G. Ruotolo, Madonna di Leuca nostra speranza. Pastorale per la Quaresima del 1959, in Ugento Cattolica, Bollettino Ufficiale della Diocesi di Ugento, 22, 1959, febbraio- marzo, 1-12; in S. Palese, Un vescovo meridionale, cit., pp. 377-386.

[44] G. Ruotolo, L’amore cristiano operante, cit.; in S. Palese, Un vescovo meridionale, cit., p. 381.

[45] S. Palese, La diocesi ugentina guidata da mons. Ruotolo, cit., pp. 47-48.

[46] G. Ruotolo, L’amore cristiano operante, cit.

[47] Per mons. Giuseppe Ponzetta v. nota 54; don Benedetto Serino (Ugento, 1932-Tricase, 2012) ordinato nel 1955, fu mandato al Villaggio, dove operò fino al 1966; don Tito Oggioni Macagnino (Milano, 1930-Kigali, 2002), fu ordinato nel 1954. Per ulteriori notizie biografiche sui sacerdoti: S. Palese-E.Morciano, Preti del Novecento nel Mezzogiorno d’Italia, cit., ad nomen.

[48] G. Ruotolo, L’amore cristiano operante, cit.; in S. Palese, Un vescovo meridionale, cit., p. 382.

[49] Ivi.

[50] Genova, 1902-Roma, 1969. Giornalista, antifascista, fu fautore con Achille Grandi del sindacalismo cristiano e cofondatore della CISL nel 1950. Eletto deputato per la D.C. nelle prime 5 legislature; ministro per la Cassa del Mezzogiorno dal 1958 al 1968: A. Ciampani, in Dizionario biografico degli italiani, Treccani , vol. 81, 2014, ad vocem. Il ministro Pastore tornò in visita a S. Maria di Leuca, il 26 gennaio 1961 avendo la C.d.M. finanziato le spese per l’arredamento e le attrezzature del nuovo complesso, sede della scuola di avviamento statizzata diretta dal preside Luigi Monaco: ASDU, F.V., C.R, Diario personale di mons. Ruotolo, II, 1961-1962, scheda del giorno.

[51] ASDU, F.V., C.R., Diario personale di mons. Ruotolo, I (1957-60); scheda del giorno.

[52] Ivi, scheda del 4 aprile 1959.

          [53] Alessano, 1935-Molfetta 1993.Ordinato sacerdote da mons. Ruotolo nel 1957, dopo vari incarichi a carattere diocesano fu parroco a Tricase dal 1979;  nel 1982 fu  vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzie e dal 1985 presidente nazionale di Pax Christi. Attuò il Vaticano II e si  distinse per le sue azioni a favore della pace e dei poveri. La sua bibliografia  è imponente, per la biografia, tra l’altro, cfr.: D. Amato, Tonino Bello. Una biografia dell’anima, Città Nuova, Roma 2013.

[54] ASDU, F.V., C.R, scheda del 14 aprile 1961.

[55] La sua speranza non rimarrà delusa perché il cantiere sarà finanziato dal Ministero dei Lavori Pubblici e il vescovo, appresa la notizia, così chiude la scheda del 14 novembre 1960 sul suo diario: «Una dopo l’altra vengono tutte le grazie desiderate. La Madonna non mi ha mai abbandonato in quest’opera, concepita per glorificarla nei bimbi assistiti per amor suo. Quale riconoscenza mia e dei cari fanciulli verso la Mamma celeste!».

[56] ASDU, F.V., C.R., Questionario del Ministero dell’Interno del 26 giugno 1965.

[57] ASDU, F.V., C.R., Lettera di mons. Ruotolo al Ministro dell’Interno del 5 giugno 1965

[58] Taurisano, 1912-S. Maria di Leuca, 1997; per la biografia: S. Palese-E. Morciano, Preti del Novecento nel Mezzogiorno d’Italia, cit., pp. 171-172, 302.

[59] ASDU, F.V., C.R., Questionario del Ministero dell’Interno del 26 giugno 1965.

[60] Ivi, Lettera di mons. Ruotolo al Ministro dell’Interno del 5 giugno 1965.

[61] Ivi, Lettera-espresso del prof. M. Del Vescovo al vescovo di Ugento del 5 luglio 1952, su carta intestata alla Comunità dei Braccianti, P.zza B. Cairoli, Roma.

[62] Ivi, Progetto o promemoria allegato alla lettera di M. Del Vescovo del 5 luglio 1952.

[63] Ivi.

[64] ASDU, F.V., C.R., Questionario del Ministero dell’Interno del 26 giugno 1965.

[65] S. Palese, La diocesi ugentina guidata da mons. Ruotolo, cit., p. 81.

[66] Pubblicata in «Ugento Cattolica», 31, 1968, agosto dicembre, pp. 7-12.

[67] G. Ruotolo, Testamento spirituale in In ricordo di Mons. Ruotolo, in «Ugento Cattolica», Numero Speciale nel 1° Anniversario della sua morte, 1971, pp. 55-57.

[68] S. Palese-C.V. Morciano, a cura di, Le visite pastorali dei vescovi ugentini,cit, , p.176.