
Omelia nella Messa per la celebrazione della Carta di leuca n. 8
piazzale della Basilica di Leuca, Leuca 14 agosto 2024.
Cari fratelli e sorelle,
Cari sacerdoti,
Gent.me Autorità civili e militari,
il tema della la “Carta di Leuca” di quest’anno recita: «Confini, zone di contatto e non di separazione». La presenza di questi ragazzi e giovani ucraini su questo piazzale rende il tema non uno slogan, ma una manifestazione di volti e di speranza di pace.
Un sentito ringraziamento rivolgo al signor Andrij Ševčenko, “pallone d’oro 2004”, testimonial d’eccezione di quest’ottava edizione, che ha voluto inviare un messaggio speciale a questi ragazzi e giovani e, da remoto, unirsi a noi per testimoniare la necessità di invocare la pace. La pace, infatti, è innanzitutto frutto della preghiera. Dona nobis pacem, è la potente invocazione che la liturgia pone sulle nostre labbra. E noi vogliamo ripeterla insieme alla vergine Maria, che invochiamo come Regina di pace.
Quest’ultimo titolo mariano delle litanie lauretane fu introdotto nel 1917 da papa Benedetto XV al fine di ottenere la pace in un mondo afflitto dalla prima guerra mondiale. Nel 1954, Pio XII istituì la festa di Maria, Regina della Paceo Madonna della Pace, sulla base di una tradizione molto antica, consacrata e tramandata da un gran numero di chiese dedicate a Maria in quasi tutte le Nazioni d’Europa e del mondo intero.
Come per gli altri titoli, anche questo ha una valenza cristologica ed ecclesiologica. Si tratta di una definizione che ben si addice alla Vergine Santa, in quanto Cristo è il re, «il principe della pace» (Is 9,6) e la Chiesa, come Maria, è chiamata a da essere arca di pace.
La pace, un insieme di doni
Siamo qui riuniti soprattutto per invocare il dono della pace. La parola ebraica “shalom” indica l’insieme di tutti i beni messianici, mentre la parola greca eirene significa “unità ed accordo”, armonia spirituale che si realizza per il ristabilimento della relazione fondamentale tra l’uomo e Dio.”
Parlare di pace è sempre più necessario. Bisogna farlo nella consapevolezza della sua urgenza e della sua complessità non solo per le condizioni storiche e geopolitiche, ma soprattutto per il misterioso groviglio di bene e male che si agita nel cuore degli uomini. La parabola del grano e della zizzania (cfr. Mt 13, 24-43) esprime con molto realismo la condizione umana. Essa pone non solo il problema della coesistenza del bene e del male, il misterium iniquitatis che alberga nel mondo e nell’animo degli uomini, ma anche il possibile cambiamento della vita e della storia. La presenza del male mette in evidenza la pazienza di Dio e il suo invito alla conversione. Sant’Agostino, commentando la parabola del grano e della zizzania, osserva che «molti prima sono zizzania e poi diventano buon grano» e aggiunge: «se costoro, quando sono cattivi, non venissero tollerati con pazienza, non giungerebbero al lodevole cambiamento»[1].
La pace, soleva dire don Tonino Bello, non è un vocabolo, ma un vocabolario. Comprende molte cose. Tiene insieme molte prospettive che è bene richiamare. Innanzitutto bisogna sottolineare che la pace consiste nella vittoria sul peccato. «Gli uomini, in quanto peccatori, sono e saranno sempre sotto la minaccia della guerra fino alla venuta di Cristo; ma in quanto riescono, uniti nell’amore, a vincere il peccato essi vincono anche la violenza, fino alla realizzazione di quella parola divina “con le loro spade costruiranno aratri e falci con le loro lance; nessun popolo prenderà più le armi contro un altro popolo, né si eserciteranno più per la guerra” (Is 2,4)»[2].
Più che una semplice conquista dell’uomo, la pace è un dono che scende dall’alto. Il profeta Isaia invoca il Signore con queste parole: «Signore, tu ci darai la pace; poiché ogni opera nostra sei tu che la compi per noi» (Is 26,12). La pace è la logica conseguenza della relazione con Dio. È la possibilità di sperimentare la sua misericordia, il suo perdono e la sua benevolenza. Questi doni ci rendono capaci di vivere in relazione con gli altri nell’esercizio della carità e nel rifiuto di ogni forma di oppressione e di violenza.
La pace è un dono che si costruisce nel tempo e che raggiungerà la pienezza alla fine dei tempi. In quanto dono, la pace è inseparabile dall’essere costruttori e testimoni di pace (cfr. Mt 5,9). Essa avanza giorno per giorno nella ricerca dell’ordine voluto da Dio. Potrà fiorire solo quando tutti riconosceranno le proprie responsabilità nella sua promozione. In questo senso, la pace è il traguardo e la meta finale della storia umana. I profeti, infatti, descrivono il cammino dei popoli verso la casa del Signore dove egli indicherà loro le vie per camminare lungo i sentieri della pace (cfr. Is 2,2-5).
La pace è frutto della giustizia (cfr. Is 32,17). «Giustizia e pace si baceranno» recita il salmista (Sal 85, 10). La pace si realizza quando l’uomo rispetterà tutte le dimensioni della persona umana, riconoscerà ciò che gli è dovuto, custodirà la sua dignità e orienterà la convivenza verso il bene comune. La giustizia poi è inseparabile dalla carità. In quanto misura minima della carità, alla giustizia «spetta solo rimuovere gli impedimenti della pace: l’offesa e il danno; ma la pace stessa è atto proprio e specifico di carità»[3].
In definitiva, la pace è la stessa persona di Gesù risorto. L’Antico Testamento annuncia che il Messia «farà cessare le guerre sino ai confini della terra, romperà gli archi e spezzerà le lance, brucerà nel fuoco gli scudi» (Sal 46,10). Il giorno stesso della sua resurrezione Cristo dona agli apostoli e al mondo la sua pace: «Pace a voi» (Gv 20, 19.21.26).
Maria, regina di pace
La Vergine Maria è regina di pace perché è la perfetta icona del discepolo, ossia della persona libera e responsabile, che vive secondo il piano di Dio in una radicale relazionalità con Cristo. Proprio per questo, Maria è causa universale di salvezza e di pace.
Il nome stesso di Maria indica l’unione tra il cielo e la terra. Le due “emme” iniziale e finale del nome ebraico Miriam richiamo questa relazione. In quanto amata da Dio, la Madonna è “piena di grazia” (kecharitomene) il luogo dove gli opposti si incontrano e si riconoscono vicendevolmente. Pronunciare il suo nome vuol dire invocare non solo la pace interiore del cuore e delle menti, ma anche la pace esteriore dei gesti e delle azioni. La Vergine Maria diventa per noi il modello del sentirsi amati da Dio, che spinge a sua volta a fare il bene a tutti.
Maria è il limpido riflesso della creazione, rispecchiata nella sua integrità originaria. Ella è la creatura senza corruzione, la donna e totalmente integra. Denuncia il degrado fisico e morale, l’inquinamento spirituale, sociale e cosmico, e fa emergere la bontà delle cose che Dio crea. Mette in evidenza la bellezza e l’armonia del modello trinitario, che deve rispecchiarsi nell’ordine e nel trionfo della pace e dell’amore.
Nella notte del mondo, Maria richiama il mondo di luce trasparente dello splendore di Dio e invita gli uomini a riconoscere il suo creatore e salvatore come sorgente dell’ordine morale e della pace personale e sociale. Donna immacolata e senza peccato, la Vergine Maria non è solo un appello a rifiutare la violenza, lo sfruttamento, il degrado, ma risveglia nel cuore dell’uomo il desiderio di quel ritorno all’ordine armonioso del progetto di Dio, per agire e vivere in modo più conforme alla dignità dell’essere umano, fatto a immagine e somiglianza di Dio.
Maria è regina di pace perché regge, risplende, attira e orienta.
Maria è regina di pace perché regge le sorti del mondo con la sua umiltà. Il suo potere regale consiste nella capacità di prendere su di sé il peso del mondo e della storia. Reggere è opera di colui che sta sotto, sostiene ed è capace di portare il peso di tutti.
Maria è regina di pace perché splende per la luce della sua fede. «Risplende la regina, Signore alla tua destra», canta la liturgia. Prima credente e prima discepola di Cristo, Maria è la “cristifera”, colei che porta la luce di Cristo che viene ad illuminare tutte le genti. La causa venefica del male è resa inoffensiva da questa luce intramontabile che risplende nella vergine immacolata.
Come la stella dell’aurora rischiara le tenebre della notte, così Maria annuncia e ci fa partecipare della luce più bella: Cristo, la stella luminosa del mattino. E come la luce splendente dell’alba allontana l’oscurità, così la Vergine, nel mezzo della creazione offuscata dal peccato e lacerata dal male, ci fa partecipare e sperare una luce che come sole scende dall’alto[4].
In quanto “stella del mare”, scrive san Bernardo, «ella è paragonata giustissimamente a un astro, perché come l’astro emette il suo raggio senza alcuna sua alterazione, così la Vergine ha dato alla luce un Figlio senza pregiudizio della sua verginità. E come il raggio non diminuisce per nulla lo splendore dell’astro, così il Figlio della Vergine non toglie niente all’integrità di lei. Ella è dunque quella nobile stella sorta da Giacobbe, il cui raggio illumina il mondo intero, il cui splendore e rifulge nei cieli, e penetra negli abissi; riluce ancora per tutta la terra, e, scaldando più le anime che i corpi, fa crescere, la virtù e consuma i vizi. Ella è quella bella e magnifica stella necessariamente posta al disopra di questo mare profondo e vasto, brillante pe’ suoi meriti, luminosa pe’ suoi esempi»[5].
Maria è regina di pace, perché ci attira con il suo esempio sulle vie dell’amore facendoci comprendere la bellezza dell’amore e l’amore per la bellezza. Ella cammina nel mondo e rinnova in tutti la speranza di pace. Ricorda agli uomini che il mondo intero non è chiamato ad un destino di distruzione e annientamento, ma a recuperare il supremo valore della vita nella sua integralità. Ci sprona ad impegnarci perché la vita trionfi nella società. Ci insegna a non cedere agli allettamenti della sopraffazione e del dominio, ma a testimoniare il sereno trionfo della vita su tutte le strutture della morte.
Maria è regina di pace perché orienta il cammino dell’umanità verso la pace. Icona di pace, Maria attesta come sia possibile la sconfitta del male e l’accoglienza del dono della pace. Ella intercede efficacemente e appare come colei che sola può dare la letizia che è riso e luce per tutto l’universo. Maria prega per tutti e per tutta la creazione. Il suo sguardo chiaro e trasparente trasforma l’uomo in creatura del cielo[6].
Come Maria, i cristiani deve cercare di portare il loro fattivo e generoso contributo alla pace. Se la pace deve regnare sovrana, i cristiani devono prima farla regnare nel loro cuore, nella famiglia, nella città, nella stessa comunità ecclesiale. In tal modo spingeranno gli uomini ad adoperarsi perché questo bene universale diventi aspirazione, esigenza e patrimonio di tutti sulla terra.
[1] Agostino, Quaest. septend. in Ev. sec. Matth., 12, 4: PL 35, 1371.
[2] Gaudium et spes, 78.
[3] Pontificio Consiglio della giustizia e della pace, Compendio della dottrina sociale della Chiesa, 494.
[4] Cfr. S. Mazzolini, Maria icona di pace nel contesto della cultura contemporanea. Una riflessione alla luce del pensiero mariano di G. Capograssi, in AA.VV., La Madre di Dio per una cultura di pace. Atti del X Colloquio Internazionale di Mariologia, a cura di W. Dall’Aglio e E. Vidau, Edizioni Monfortane, Bergamo 2001, p. 179.
[5] Bernardo di Chiaravalle, Hom. II super «Missus est», 17: PL 183, 70BCD, 71A.
[6] Cfr. S. Mazzolini, Maria icona di pace, cit., pp. 183-184.

