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Maestro, Guaritore, Allenatore, Artista

Omelia nella Messa della domenica di Pentecoste,
a conclusione della XXII giornata nazionale del sollievo

sul tema “L’essenza dell’esserci: aver cura della vita”
organizzata dall’Ospedale e dall’Hospice, 22-26 maggio,
Tricase, 28 maggio 2023.

Cari amici, 

il grande libro della cura è la Sacra Scrittura. Essa è come una sorta di «immenso vocabolario» (P. Claudel) e di «atlante iconografico» (M. Chagall) da cui si possono attingere tutti gli insegnamenti utili per “prenderci cura” di noi e degli altri con perizia e umanità. In questa domenica di Pentecoste, la liturgia ci ricorda che lo Spirito Santo è “digitus paternae dexterae” con il quale egli si prende amorevolmente cura di noi. D’altra parte, tutta la storia è modellata da Cristo redentore e dallo Spirito Santificatore: “le due mani”, con le quali il Padre agisce nel mondo (sant’Ireneo di Lione).

Maestro interiore

Lo Spirito Santo è il nostro maestro interiore. Con la medicina della verità, egli illumina l’intelligenza e con il fuoco del suo amore riscalda il cuore. Parla nell’intimità, aiuta a scrutare i misteri di Dio, insegna ciò che piace al Signore. Spinge a rivolgerci a Dio, a parlare con lui, a valutare ogni cosa con il senso della fede. Con la sua sapienza orienta a comprendere il senso delle cose, degli avvenimenti, delle persone e a discernere i moti interiori dell’anima, valutandoli a seconda di ciò che è gradito a Dio.

Scruta la profondità dell’anima. Secondo la teoria freudiana il fondo dell’anima sarebbe costituito dall’inconscio, dall’Es dove sono annidate tutte le spinte pulsionali di carattere erotico (eros), aggressive e auto-distruttive (thanatos). Un fondo torbido e oscuro. Secondo la visione antropologica cristiana, l’anima della nostra anima è la luce splendida dello Spirito. Niente di tenebroso e di impuro, ma una luce sovrannaturale che illumina ogni angolo, anche gli anfratti più nascosti.   

Nello Spirito luce, verità, bontà e bellezza formano una sola essenza come nel fuoco sono insieme la fiamma, la luce, il brillìo e il calore. In quanto soffio e sospiro di Dio, lo Spirito è la fornace ardente nella quale si fondono insieme la luce della sua verità, il calore della sua bontà, la lucentezza della sua unità, lo splendore della sua bellezza. Quando i sentieri della vita si fanno oscuri, cala il buio e sopraggiunge improvvisa la notte dello spirito, questa luce divina, splendida e immortale, appare come “stella mattutina”, messaggera di novità, artefice di conversione, finestra aperta a spalancare un nuovo orizzonte. 

Stella luminosa che brilla nell’oscurità e annunzia un nuovo giorno, un’alba di vita nuova, con la freschezza della rugiada mattutina. Ci guida per il giusto cammino, attraverso le situazioni della vita. Insegna la strada e indica la via. Nei primi tempi della Chiesa, il cristianesimo era chiamato “la via” (cf. At 9,2), e Gesù stesso si autodefinisce «via, verità e vita» (Gv 14,6). Lo Spirito Santo ci insegna a seguirlo, a camminare sulle sue orme. È maestro di dottrina e di vita. Sapienza e scienza, sono unite a indicare l’orizzonte più ampio e armonico dell’esistenza cristiana.

Lo Spirito Santo è anche la “memoria” vivente della Chiesa. Il Paraclito Consolatore ricorda e imprime nei cuori dei credenti le parole che Gesù ha detto. È memoria attiva che accende e riaccende nel cuore l’affetto per Dio e per la sua tenerezza. Ci ricorda la sua misericordia, il suo perdono, la sua consolazione. Anche se ci dimentichiamo di lui, egli non si dimentica di noi, ma ci porta nel cuore, disegnati sul palmo della mano. Anima della nostra anima, ci fa passare dal “sentito dire” alla conoscenza personale di Gesù, in modo tale che i pensieri di Cristo diventino i nostri pensieri

Guaritore dell’anima

Lo Spirito non è solo il “Maestro interiore” è anche il “Guaritore” di tutti i mali che si annidano nell’anima. Soprattutto guarisce la nostra debolezza, la nostra “astenia”. Paolo usa l’immagine del «tesoro in vasi di creta» (2Cor 4,7). L’essere umano è posto al vertice della creazione come un essere quasi divino (cf. Sal 8). Tuttavia, il salmo 144 presenta l’uomo come hebel, cioè «vapore inconsistente», «un sospiro», «un nulla», «vanità». Le molte sfumature di questa parola saranno riprese nel libro del Qoèlet, dove il termine hebel ricorre per ben 38 volte. L’esistenza è instabile e incerta, la vita dell’uomo è effimera e passa in fretta, in modo inesorabile. Grande è il mistero dell’uomo, creato a immagine di Dio (cf. Gen 1,26-27) e costituito sovrano del cosmo, eppure creatura debole e vulnerabile. Tensioni profonde e opposte sono presenti nell’uomo: creatura fragile, precaria, vulnerabile perché viene dal suolo, ma al tempo stesso persona a cui è trasmessa la vita divina. La costitutiva debolezza dell’essere umano appare in tutta la sua serietà nell’esperienza della sofferenza, della malattia e della morte. La vita si rivela incerta e fugace, costantemente minacciata dal male. 

Lo Spirito sostiene la nostra strutturale debolezza. Non parla solo all’intelligenza e al cuore, ma muove e sorregge con fortezza anche la volontà. Guarisce i nostri ricordi, soprattutto le sconfitte, gli errori e i fallimenti, perché ci ricorda sempre il punto di partenza e la fonte da cui tutto si origina: l’amore di Dio. Mette ordine nella vita, sopraffatta dal disordine, dalla confusione e dallo smarrimento. Corregge gli errori, spinge al cambiamento dello stile di vita, stimola a non lasciarci trasportare dai capricci.

Ci guarisce dal narcisismo, dal vittimismo e dal pessimismo; dal conformismo, dall’edonismo, dal minimalismo; dal compromesso, dai surrogati, dallo scoraggiamento. Ci aiuta a scrutare la verità, a discernere il bene, a ricominciare, a riprendere il cammino, ad accogliere l’altro, a perdonarci e a perdonare. E quando sbagliamo strada, non ci lascia a terra (come fa lo spirito maligno), ma ci prende per mano, ci consola e ci incoraggia a riprendere il cammino. L’amarezza, il pessimismo, la tristezza, il vittimismo, le lamentele, l’invidia non vengono dallo Spirito Santo, ma dal male. 

Personal trainer

Lo Spirito Santo è anche l’esperto “Allenatore”. Tertulliano, nella sua Esortazione ai Martiri definisce lo Spirito Santo come «Allenatore dei martiri». Forse, se scrivesse oggi, userebbe un termine ancora più preciso e più noto, qualificandolo come “Personal trainer”, cioè un allenatore personale che gestisce, in maniera particolarmente sapiente ogni individuo. Indica gli esercizi più adatti al fine di raggiungere una perfetta forma fisica, divenendo, nei momenti di stanchezza, un educatore e un motivatore, pronto anche a offrire i propri servizi a domicilio. Lo Spirito Santo è il “motore” della nostra vita spirituale. Nella splendida sequenza di Pentecoste cantiamo che senza lo Spirito Santo «nulla è nell’uomo nulla senza colpa». 

La nostra vita può essere paragonata a quella di un atleta o di un soldato. A tal proposito, nell’opera già citata, Tertulliano scrive: « Voi state per prepararvi all’agone supremo e magnifico; e l’ordinatore di questo è Iddio vivente e chi l’assiste è lo Spirito Santo: corona di vittoria è l’eternità; come premio, il Regno dei Cieli: la gloria durerà poi eterna nei secoli. E Gesù Cristo, che è vostro maestro e guida suprema, che del Suo Spirito vi segnò ed ha trovato a voi il luogo della vostra prova, volle, prima del giorno del supremo cimento, allontanarvi da quella che sia libertà di vita, per sottoporvi ad un regime più aspro e più rigido assai. Così le forze si sarebbero in voi rinvigorite e accresciute»[1].

La vita del cristiano può anche essere confrontata a una barca priva di motore e spinta a fatica a remi dai rematori, ma se si aggiungono delle vele gonfiate dal vento, tutto diventa molto più semplice. Noi siamo i rematori, i remi rappresentano il nostro impegno di vivere, le vele rappresentano i doni dello Spirito Santo e il soffio del vento è lo Spirito Santo.

Celebre artista

Lo Spirito è un geniale “Artista”, creatore e insieme artefice: creatore in quanto dona l’essere stesso, trae qualcosa dal nulla; artefice in quanto utilizza qualcosa di già esistente, a cui dà forma e significato. 

Quale Artista divino, con amorevole condiscendenza, trasmette una scintilla della sua trascendente sapienza all’artista umano, chiamandolo a condividere la sua potenza creatrice. E ovviamente una partecipazione, che lascia intatta l’infinita distanza tra il creatore e la creatura, come sottolineava il cardinale Nicolò Cusano: «L’arte creativa, che l’anima ha la fortuna di ospitare, non s’identifica con quell’arte per essenza che è Dio, ma di essa è soltanto una comunicazione ed una partecipazione»[2]

L’artista, infatti, quando plasma un capolavoro, non soltanto chiama in vita la sua opera, ma per mezzo di essa, in un certo modo, svela anche la propria personalità. Nell’arte egli trova una dimensione nuova e uno straordinario canale d’espressione per la sua crescita spirituale. Attraverso le opere realizzate, l’artista parla e comunica con gli altri. Le opere d’arte parlano dei loro autori, introducono alla conoscenza del loro intimo e rivelano l’originale contributo da essi offerto alla storia della cultura. 

Lo Spirito è divina e musicale armonia che tutto lega. Così fa l’armonia tra i molti. È una Persona divina “plurale”, il “noi di Dio”, il noi del Padre e del Figlio, perché è il loro nesso, è in sé stesso concordia, comunione, accordo[3]. È novità e armonia. Trasforma il caos in cosmos. È unità non come uniformità, ma come diversità, pluralità, molteplicità. Come le tessere di un mosaico. Creare armonia è quanto desidera. L’armonia non è una virtù tra le altre, è di più. San Gregorio Magno scrive: «Quanto valga la virtù della concordia lo dimostra il fatto che, senza di essa, tutte le altre virtù non valgono assolutamente nulla»[4]. Macario il Grande commenta così la bellezza trasfigurante e liberatrice dello Spirito: «L’anima che è stata pienamente illuminata dalla bellezza indicibile della gloria luminosa del volto di Cristo, è ricolma dello Spirito Santo… è tutta occhio, tutta luce, tutta volto»[5].

In definitiva, ascoltiamo l’esortazione dell’apostolo Paolo che ci esorta a non rattristare lo Spirito (cf. Ef 4,30), ma a lasciarci guidare da lui e a camminare lungo i suoi sentieri (Gal 5, 17-26).


[1] Tertulliano, Esortazione ai martiri, 3. 

[2] Nicolò Cusano, Dialogus de ludo globi, lib. II, in Philosophisch-Theologische Schriften, Wien 1967, III, p. 332.

[3] Cf. H. Mühlen, Der Heilige Geist als Person. Ich-Du-Wir, Münster in W., 1963; tr.it. Una mystica persona. La Chiesa come il mistero dello Spirito Santo in Cristo e nei cristiani: una persona in molte persone, Città Nuova, Roma 1968

[4] Gregorio Magno, Omelie su Ezechiele, I, VIII, 8.

[5] Macario il Grande, Omelia I, 2: PG 34, 451.