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L’ULTIMA TESI DI DOTTORATO DI LAUREA SU DON TONINO

L’ULTIMA TESI DI DOTTORATO DI LAUREA SU DON TONINO

Mons. Antonio Bello (1935-1993) e il suo metodo teologico-pastorale, Roma 2018

di Francesco Paolo LOMBARDI

Nella copiosa letteratura su don Tonino Bello, prodotta nella ricorrenza del 25° anniversario della sua morte, merita posto il testo di Francesco Paolo Lombardi: sacerdote parroco della diocesi di San Severo (Foggia). Si tratta dell’estratto della sua tesi dottorale, necessario per la dichiarazione del conseguimento del suo dottorato in teologia pastorale, presso la Pontificia Università Lateranense di Roma, nell’ottobre 2018.

Naturalmente, a darne conto completo, bisogna attendere la pubblicazione dell’intero elaborato. Per ora vengono editi soltanto l’introduzione, il profilo biografico di mons. Bello che costituisce il primo capitolo della tesi dottorale (pp. 25-58), e il quinto capitolo che ha per oggetto “la pace, cifra sintetica per l’agire pastorale della chiesa” (pp. 59-108), la conclusione (pp. 109-114), nonché la bibliografia (pp. 115-148) e le abbreviazioni e sigle in apertura della pubblicazione (pp. 5-7). Sono sufficienti questi dati per immaginare l’ampiezza del lavoro e la ricerca condotta in base all’informazione che l’autore ha conseguito con la sua indagine.

Egli è certamente mosso da empatia verso questo prete ugentino di singolare impegno spirituale, divenuto vescovo molfettese di significativa operosità, segnata l’una e l’altra dall’ondata rinnovatrice del concilio Vaticano II. L’autore, però, è consapevole del necessario rigore metodologico per evitare il rischio della agiografia, della lettura ideologica dei testi, della interpretazione superficiale e riduttiva della vicenda umana e pastorale di mons. Bello (cfr. p. 21).

Perciò egli tratteggia “le coordinate antropologiche fondamentali del nostro essere situati nel tempo, nello sforzo, in un contesto sociale e sociale e con determinate note caratteriali”. E continua: “Occorre esercitare un costante controllo per analizzare obiettivamente il suo [di don Tonino] messaggio… [e] configurare in termini intellettuali il suo pensiero e la sua esperienza di uomo e di pastore”.

Mons. Bello aveva una preparazione teologica solida, completa e moderna, ma non fu un teologo cattedratico. I temi delle sue riflessioni non dipendono dal mondo accademico, ma dall’attività pastorale diretta”; “riflessione che si innerva con gli impegni e le urgenze pastorali” (p. 20) e “nasce dalla continua esperienza storica”; è davvero una teologia della strada nel senso etimologico della parola. Ciò ne costituisce “il limite, ma anche il vantaggio. È una teologia nel suo farsi realtà, decisione, presa di posizione, in una parola nel cogliere e condividere il farsi storia di quanto era già nella premessa” (ivi).

Perciò si può aggiungere che i suoi testi, proprio perché destinati sempre a qualcuno, in circostanze               precise, vanno sempre corredati della notizia degli uni e degli altri.

Il profilo biografico di mons. Bello occupa, naturalmente, il primo capitolo della ricerca ed è funzionale agli approfondimenti di teologia pastorale che sono oggetto specifico della ricerca dottorale dell’autore (pp. 23-57). A riguardo, bisogna ammettere che l’episcopato del vescovo molfettese attende una vera considerazione storica ed ha bisogno della documentazione necessaria per la ricostruzione del suo ministero nella diocesi di origine e in quella di terra di Bari (ad esempio per quest’ultima, il bollettino della diocesi, diari pubblici e agende). Parimenti deve dirsi della sua presidenza della Pax Christi italiana a partire dl 1985. Il protagonista è unico; ma va distinto nel campo d’azione nei due diversi orizzonti, la loro ampiezza e le loro dinamiche operative. La distinzione è opportuna, al fine di rilevare gli sviluppi coscienziali e gli arricchimenti del suo operare da vescovo in 4 città-diocesi, con le loro tradizioni pastorali e culturali confluite nell’odierna condizione. Questi problemi non sfuggono all’autore. Ma egli non ha potuto né affrontali e né risolverli. Per altro, l’edizione degli scritti di don Tonino Bello non è uno strumento valido allo scopo, per l’articolazione dei suoi volumi e per la loro impostazione. Anzi, distolgono dalla fatica di storicizzare gli scritti e di conoscere i fatti che li originarono. Insomma, di mons. Bello urge conoscere quello che ha fatto, per comprendere integramente quello che ha detto e scritto. Ad esempio, mancano notizie sui pensieri e le emozioni che il sedicenne Antonio Bello ebbe alla fine dell’aprile del 1951 partecipando alle esequie del suo professore di lingua e letteratura latina nel seminario regionale di Molfetta, don Ambrogio Grittani, l’apostolo degli accattoni della città. Questi aveva creato “l’opera” adiacente allo stesso luogo di formazione degli aspiranti al sacerdozio di gran parte della Puglia.

Il secondo, il terzo e il quarto capitolo della ricerca di don Lombardi rimangono inediti. Dalla sintesi introduttiva egli comunica che esamina il linguaggio degli scritti che è un aspetto molto importante, nel secondo, e poi nel terzo rileva la centralità cristocentrica della “trama complessiva della teologia pastorale” del vescovo molfettese; e infine nel quarto, sottolinea i fulcri portanti del suo magistero, derivati dalle beatitudini del discorso della montagna e in primo luogo della profezia della povertà (pp. 21-22).

Nel quinto capitolo (pp. 59-108) l’autore esamina il tema della pace che egli ritiene “la cifra sintetica per l’azione pastorale della Chiesa”,  ad intra e ad extra, con tutte le necessarie mediazioni culturali per ciascun ambito dell’attività umana e il complesso delle relazioni cristiane comprese quelle sociali e politiche.

Un convincimento fondamentale del magistero e della prassi del vescovo pugliese, è che la pace è voluta da Dio e lo Spirito Santo la porta a compimento nel mondo e nella storia. Il modello di comportamento è Gesù morto, risorto e vivente con i credenti in lui; a lui devono riferirsi tutti i componenti delle comunità cristiane. Pertanto il tema della pace viene approfondito lungo tre direzioni: cristologica, trinitaria e pastorale (cfr. p. 60).

All’interno della Chiesa, pace significa comunione a tutti i livelli e in tutte le relazioni. Comunione riconciliante che va vissuta quotidianamente e che trova origine nella dinamica dell’ascolto della Parola divina, della conversione, della preghiera, della fraternità che tutti comprende e nessuno esclude, tanto nel clero quanto nel laicato, tutti sensibili al “ruolo profetico” degli ultimi-poveri.

Particolarmente sottolineato è il servizio della Chiesa per promuovere la pace nel mondo, ad extra. Mons. Bello propone un “modello originale di pastorale sociale”. È questo il peculiare compito dei laici con modalità di “indole secolare”.

Tale “teologia della pace” può considerarsi un contributo originale alla cultura cattolica in Italia dato da mons. Bello presidente della Pax Christi cristiana negli anni conclusivi del Novecento. La pace, come del resto la stessa Chiesa, ha la sua fortissima radice nella vita stessa delle persone divine della Trinità. Pertanto la sua costruzione diventa il più alto ed esigente impegno “profetico” del cristiano credente, testimone gioioso del Risorto vivente nella storia degli uomini. Il nostro dottore in teologia pastorale evidenzia con precisi riferimenti testuali come la teologia della pace di mons. Bello è dentro quei parametri dell’insegnamento sociale del concilio Vaticano II e dei papi che si sono succeduti nell’ultimo cinquantennio, da Giovanni XXIII sino a papa Francesco.

È auspicabile che proprio quest’ultimo passaggio venga ulteriormente documentato al fine di dissipare le riserve (cfr. pp. 14-15) di quanti non comprendono che la carità cristiana ha la sua espressione connaturale nelle varie forme di carità verso il prossimo, da quella coniugale e famigliare, fino a quella sociale, economica, culturale  e politica.

Altrettanto auspicabile è che nella bibliografia siano esplicitati gli autori ed i titoli dei loro contributi nei volumi e nelle pubblicazioni collettanee. Si evitino infine le sovrabbondanti abbreviazioni e sigle (cfr. p. 57). Purtroppo si va diffondendo negli ambienti accademici – segno dei nostri tempi – questo modo che riduce quel rapporto umano tra gli autori protagonisti anch’essi di carità intellettuale e di solidarietà culturale.

Quando la ricerca di Francesco Paolo Lombardi sarà pubblicata, il suo lavoro compiuto con apprezzabile impegno, sarà utile alla conoscenza storica del cattolicesimo in Italia, che ha vissuto la stagione del concilio Vaticano II ed ha operato per la sua recezione nelle Chiese particolari e nella società contemporanea. Don Tonino, infatti, può continuare ad ispirare coraggio fiducioso e pazienza tenace a chi tocca attraversare con consapevolezza e responsabilità la preoccupante transizione dei nostri anni verso scenari inediti.

Salvatore Palese