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La spiritualità dei giovani e la ricerca delle risposte

Articolo in “Nuovo Quotidiano di Puglia – Lecce”
venerdì, 8 marzo 2024, pp. 1 e 21.

È sempre difficile leggere il tempo presente. Lo è ancora di più quando si tratta del mondo giovanile, per la sua continua evoluzione. La difficoltà diventa maggiore in riferimento a un tema complesso come quello del rapporto che i giovani intessano con la fede e la religione. In questi anni, molteplici indagini sociologiche hanno cercato di fare luce sul questo tema. 

Un libro di qualche anno fa, che ha fatto molto scalpore, è stato quello del teologo Armando Matteo intitolato La prima generazione incredula[1]. Secondo questa interpretazione, i giovani nati dopo il 1981, vivrebbero senza un significativo riferimento al Vangelo, a Gesù e alla Chiesa. La causa fondamentale non sarebbe da ricercare nel mondo giovanile, ma negli adulti, nati tra il 1946 e il 1964. Affetti dalla “sindrome di Peter Pan”, essi ambiscono rimanere eternamente giovani. Inseguono il mito del giovanilismo, fanno della giovinezza il loro bene supremo, quasi una sorta di culto. Considerano la giovinezza una condizione che non può e non deve finire, costi quel che costi. In altre parole, liquidano il concetto di adultità e censurano quegli snodi esistenziali (crescere, ammalarsi, invecchiare, morire, ecc.) sui quali poggia il loro compito educativo. In tal modo, i giovani vivono come se fossero in un tempo senza padri, ma solo in compagnia di amici, senza reali punti di riferimento per la loro educazione anche in campo religioso.

Questa analisi tiene conto di altre indagini. Nel 2010, la rivista “Il Regno” ha pubblicato una ricerca secondo la quale i giovani italiani, nati dopo il 1981, sarebbero i «più estranei a un’esperienza religiosa. Vanno decisamente meno in Chiesa, credono di meno in Dio, pregano di meno, hanno meno fiducia nella Chiesa, si definiscono meno come cattolici e ritengono che essere italiani non equivalga a essere cattolici»[2]. Nello stesso anno, un’altra inchiesta, intitolata “I giovani di fronte al futuro, con o senza fede”, aggiornando i dati di una precedente indagine, pubblicata nel 2006 con il titolo “Giovani, religione e vita quotidiana”, ha sottolineato che tra i giovani la religiosità rimane un rumore di fondo sempre più indistinto, di cui si riconosce la presenza e, spesso, l’importanza, ma che non rappresenta, nella maggior parte dei casi, un riferimento costante all’interno del processo di identità[3].

L’indagine realizzata dall’Osservatorio Socio-Religioso Triveneto pubblicata nel volume “C’è campo?[4]ha rilevato il passaggio da un cristianesimo sociologico a un cristianesimo di scelta. Questo esito è stato confermato da una successiva ricerca che ha constatato un salto generazionale[5]. L’allontanamento dalla Chiesa, però, non significa la perdita del desiderio di spiritualità, che invece resta confermato. Rimane il fatto che, dopo il 1981, «l’incertezza del credere è il tratto più diffuso delle giovani generazioni»[6]. Essi non si pongono contro Dio e contro la Chiesa, ma vivono senza Dio e senza la Chiesa. Questo atteggiamento non provocherebbe il passaggio da essere non cattolico a divenire ateo o agnostico, ma indicherebbe semplicemente una certa estraneità alla fede e alla religione. Tutte queste ragioni, secondo Armando Matteo, avvalorerebbero la convinzione che ci troviamo di fronte alla prima generazione incredula.

L’indagine è proseguita nel tempo. A partire dal 2011, l’Istituto Toniolo, in collaborazione con l’Università Cattolica di Milano e l’Ipsos, sta conducendo un’ampia ricerca su giovani. Il volume intitolato Dio a modo mio (2013), conferma che è in atto un mutamento antropologico molto profondo. In questo mese di marzo, la pubblicazione di un nuovo volume intitolato “Cerco dunque credo?[7] delinea sei tipologie di allontanamento: evolutivo, disinteressato, esistenziale, critico, maturativo, arrabbiato. L’esperienza di fede si tramuta in una sorta di spiritualità, intesa in molti modi: viaggio alla ricerca di sé, desiderio di trovare un centro, farsi delle domande, mettersi in l’ascolto dell’ignoto, fare introspezione. Non si tratta di un rifiuto, ma della ricerca di una interiorità, insieme alla richiesta alla Chiesa di una maggiore affidabilità e coerenza con l’originaria ispirazione evangelica.

Anche la recente indagine internazionale promossa dal gruppo di ricerca “Footprints. Young People: Expectations, Ideals, Beliefs” della Pontifica Università della Santa Croce di Roma, insieme ad altre sette università nel mondo e col supporto dell’agenzia di sondaggi spagnola Gad3, attesta che, nonostante il processo di secolarizzazione, si riscontra un aumento della fede vissuta per convinzione, che si sostituisce alla religione vissuta per mera tradizione. Si tratta di una tendenza che è visibile nell’aumento di spiritualità fra i giovani in tutto il mondo.

Certo, l’Europa appare come il continente meno religioso in assoluto, ma nei Paesi del cosiddetto “Global South” il processo di secolarizzazione non attecchisce, almeno non alla stessa velocità. Alla domanda su quale sia la loro immagine di Dio, i giovani hanno risposto in maggioranza: amore, perdono e misericordia. In definitiva, più che increduli, i giovani sono alla ricerca di Dio. Da qui la necessità che vi siano educatori nella famiglia, nella Chiesa, nella scuola che li accompagnino a trovare le giuste e personali risposte alle loro domande.   


[1] Cfr. A. Matteo, La prima generazione incredula. Il difficile rapporto tra i giovani e la fede, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2017, ripubblicata a quasi dieci anni dalla sua prima apparizione, in versione aggiornata ed ampliata.

[2] P. Segatti-G. Brunelli, Ricerca de Il Regno sull’Italia religiosa: da cattolica a genericamente cristiana, in il Regno/attualità n.10, 2010, p. 351.

[3]  Cfr. R. Grassi, Giovani e fede /1. Cristianesimo e identità tra i giovani italiani, settembre-ottobre, 2010, p. 9.

[4] Osservatorio Socio-Religioso Triveneto, C’è campo? Giovani, spiritualità, religione, Marcianum Press, Venezia, 2010. Di questo ampio testo esiste ora una sintesi, a cura di A. Castegnaro, Fuori dal recintoGiovani, fede, Chiesa: uno sguardo diverso, Ancora, Milano, 2013.

[5] Cfr. A. Castegnaro, Verso Aquileia: la fede del Nord-Est, in il Regno/attualità n. 4, 2012, p. 132.

[6] F. Garelli, Religione all’italiana. L’anima del paese messa a nudo, il Mulino, Bologna 2011, 47.

[7] P. Bignardi e R. Bichi, Cerco dunque credo?, Vita e Pensiero, Milano, 2024.