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La famiglia, oggi, come «una barca che anela il mare e tuttavia lo teme» 

Omelia nella Messa della festa della Santa Famiglia
Chiesa Cattedrale – Ugento, 31 dicembre 2023

Cari fratelli e sorelle, 
nel clima delle celebrazioni natalizie, la festa della Santa Famiglia di Nazaret ci invita a riflettere sul valore della famiglia nel contesto della situazione attuale. Da una parte, infatti, ammiriamo la bellezza del modello evangelico, dall’altra constatiamo le difficoltà del tempo presente. 

La situazione attuale: tra il desiderio e la paura di “fare famiglia”

Le trasformazioni che oggi riguardano la famiglia sono di due ordini. Da un lato, assistiamo a un processo trasformativo che, pur provocando cambiamenti e crisi, considera ancora la “famiglia” come un grande valore. Dall’altro lato, si notano novità radicali che vanno oltre il fisiologico processo trasformativo ed evolutivo e che stanno portando alla mutazione dell’identità stessa della famiglia: dalla negazione ideologica della differenza di sesso (“ideologia del gender”) alla mentalità antinatalista e all’impatto delle biotecnologie nel campo della procreazione; dalla mancanza di casa e di lavoro alla pornografia e all’abuso dei minori; dalla decostruzione giuridica della famiglia, alla violenza nei confronti delle donne.

Secondo le statistiche, le convivenze “more uxorio” in Italia, sono in rapido aumento e le unioni di fatto sono più durature di un tempo. Sorgono nuovi modelli parentali: famiglie allargate, monogenitoriali, madri sole, separazioni e divorzi sempre più frequenti e problematiche relative all’affido dei figli. Si celebrano meno matrimoni e si registrano meno nascite all’interno del matrimonio. Anche quando ci si sposa, non è detto che l’unione sia destinata a durare per sempre. 

La famiglia nucleare classica costituita da una coppia sposata con figli rappresenta ormai meno di un terzo di tutte le famiglie. Risulta un aumento delle famiglie unipersonali, quelle senza nucleo composte da coppie senza figli e, tra le coppie che hanno figli, quelle che ne hanno uno solo. Vivere da soli è uno dei fenomeni che sta caratterizzando la nostra epoca. I giovani decidono di posticipare o di non costituire una coppia o di prolungare la vita da soli anche dopo gli studi. Essere single è diventata una scelta di vita socialmente accettata.

La famiglia sta attraversando un periodo in cui si intrecciano crisi e speranze. La disgregazione familiare è attualmente aggravata dalla crisi economico-sociale per cui tristemente assistiamo anche al fenomeno limite di famiglie che vorrebbero rimanere unite, ma che si sciolgono perché non più in grado di sostenersi e di gestirsi. La coppia vive nella contraddizione e, talvolta, nella paura del mettere al mondo un figlio, oppure di volerlo a tutti i costi, anche ricorrendo alla procreazione medicalmente assistita. Nello stesso tempo, c’è anche il rifiuto totale di una gravidanza ed il ricorso all’aborto. 

Le difficoltà dipendono anche dal profondo cambiamento culturale determinato dalla liquidità dei sentimenti e delle relazioni affettive. L’amore non viene più vissuto come un dono nel reciproco rispetto, ma come una semplice ricerca di piacere personale ed egoistico. Venendo meno il fattore unitivo e oblativo anche il rapporto di coppia subisce una profonda incrinatura. Un ulteriore e non meno importante elemento di crisi va visto nel declino della fede nelle coppie: ad essa a volte viene riservato un posto molto marginale nella vita a due. Vengono così a mancare i gesti propri di una fede vissuta insieme, come la preghiera in famiglia.

In questo scenario, le nuove generazioni vivono il contrasto tra il desiderio di mettere su famiglia e le difficoltà che la vita matrimoniale comporta, tra la voglia di avere una propria famiglia e la paura dei rischi che necessariamente bisogna affrontare. Al giovane di oggi sembra che si addicano i versi conclusivi della poesia di Edgar Lee Masters intitolata “George Gray”: «Malgrado tutto avevo fame di un significato nella vita. / E adesso so che bisogna alzare le vele / e prendere i venti del destino, / dovunque spingano la barca. / Dare un senso alla vita può condurre a follia / ma una vita senza senso è la tortura / dell’inquietudine e del vano desiderio – / è una barca che anela al mare eppure lo teme»[1]. Il messaggio conclusivo, valido anche per il nostro tempo, è che la vita deve essere vissuta fino in fondo, sfidando i rischi e i pericoli che essa comporta.

Prospettive pastorali

I segnali della crisi del matrimonio sono numerosi. Tuttavia «il desiderio di famiglia resta vivo, in specie fra i giovani»[2]. D’altra parte, «ogni crisi nasconde una buona notizia che occorre saper ascoltare affinando l’udito del cuore»[3]. Un rinnovato annuncio dell’amore cristiano e l’esplicita testimonianza della sua bellezza sono un valido aiuto a superare le attuali difficoltà. «Con la testimonianza, e anche con la parola, le famiglie parlano di Gesù agli altri, trasmettono la fede, risvegliano il desiderio di Dio, e mostrano la bellezza del Vangelo e dello stile di vita che ci propone. Così i coniugi cristiani dipingono il grigio dello spazio pubblico riempiendolo con i colori della fraternità, della sensibilità sociale, della difesa delle persone fragili, della fede luminosa, della speranza attiva. La loro fecondità si allarga e si traduce in mille modi di rendere presente l’amore di Dio nella società»[4].

Il matrimonio rimane un bene prezioso da custodire. Il suo aspetto problematico non dipende dall’istituzione in sé, quanto piuttosto da come la relazione viene realmente vissuta. Per questo si rende veramente necessario un accompagnamento delle coppie prima, durante e dopo il matrimonio[5]. Occorre un serio ripensamento del modo con il quale la comunità cristiana accompagna la crescita umana e spirituale della coppia, proponendo un itinerario mistagogico che aiuti a percorrere la strada di un autentico discernimento della propria vocazione nuziale, sia a livello personale che di coppia.

Nonostante le difficoltà, il matrimonio ha dimostrato di essere un’istituzione resiliente e, più che una realtà immobile, è in un «cammino dinamico di crescita e di realizzazione»[6], capace di assorbire gli urti dei cambiamenti e di ripensarsi e ricostruirsi creativamente, senza perdere mai la propria identità. Ogni esperienza familiare è una storia di relazioni, costruita attorno ad un progetto di vita, correlato ad un contesto culturale, sociale, economico e politico. Per dare maggior stabilità è necessario il coinvolgimento di tutta la comunità cristiana. 

Promuovere la famiglia nella comunità vuol ritenere un bene relazionale ciò che esse producono. Se da un lato, la famiglia è un soggetto esposto a fatiche e rischi, dall’altro rappresenta una risorsa unica e preziosa per attivare e riattivare quei legami e quelle relazioni comunitarie che appaiono in difficoltà. La famiglia, infatti, è ambiente originario dove si impara l’accoglienza e si sperimenta la bellezza dell’incontro con l’alterità.

Giunti alla fine di quest’anno, ringraziamo il Signore per i doni che ci ha concesso e chiediamo che la Santa Famiglia sia assunta come un vero modello di vita e uno stimolo a far fiorire quelle virtù e quell’ amore che aiutino i componenti del nucleo familiare a realizzare in pieno la specifica vocazione di ognuno. 


[1] E. L. Masters, Antologia di Spoon River, a cura di Federica Massia, traduzione italiana di Roberto Sanesi, Lindau, Torino 2023, p. 73.

[2] Francesco, Amoris laetitia, 1.  

[3] Ivi, 232.

[4] Ivi, 184.

[5] Cfr. Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, Itinerari catecumenali per la vita matrimoniale. Orientamenti pastorali per le Chiese particolari, 15 giugno 2022.

[6] Francesco, Amoris laetitia, 37.