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La Chiesa nello scenario di un mondo in un radicale cambiamento

Omelia nella Messa della solennità di san Vincenzo, patrono della diocesi,
Chiesa Cattedrale, Ugento, 22 gennaio 2023. 

Cari Sindaci
cari sacerdoti, 
cari fedeli,
la festa di san Vincenzo, patrono della nostra diocesi, ci vede riuniti in questa cattedrale per celebrare la liturgia in sua memoria e ispirarci al suo esempio di santità. 

Il luminoso esempio di san Vincenzo 

Il Martirologio Romano sintetizza il martirio di san Vincenzo con queste parole: «Dopo aver patito nella persecuzione dell’imperatore Diocleziano il carcere, la fame, il cavalletto e le lame incandescenti, a Valencia in Spagna volò invitto in cielo al premio per il suo martirio»[1].  Sono queste le motivazioni che resero san Vincenzo il più insigne dei martiri spagnoli e che, molto presto, contribuirono alla diffusione della sua fama in tutta la Chiesa. Sant’Agostino gli dedicò vari sermoni e il poeta Aurelio Prudenzio Clemente narrò la sua passione nella sua opera principale, Le corone dei martiri (Peristephanon). Al termine del suo encomio egli scrive versi nella forma di un’accorata invocazione e di una richiesta di aiuto: «Se veneriamo com’è giusto il giorno solenne / con la bocca e con il cuore, / se ci prostriamo con gioia / davanti alle tue reliquie, / scendi qui un attimo / e portaci la benevolenza di Cristo / affinché la nostra umanità affannata / senta il sollievo dell’indulgenza»[2].

Facciamo nostre queste parole. L’intercessione di san Vincenzo sia per noi segno della forza liberante del mistero di Cristo, morto e risorto. Viviamo in uno scenario in continua evoluzione che genera un senso di incertezza e di smarrimento. La fermezza d’animo che spinse san Vincenzo ad accettare il martirio ci spinga ad affrontare i cambiamenti geopolitici, culturali e socio-economici che stanno avvenendo nel nostro tempo e che hanno e avranno conseguenze sulla nostra vita. 

Il Mediterraneo come “mare allargato” e “mare conteso”

Senza dimenticare gli altri fenomeni che sono destinati a segnare il nostro futuro, quali l’intelligenza artificiale, i cambiamenti climatici, le risorse energetiche, la demografia, le libertà individuali e politiche, i flussi migratori, è in riferimento al Mediterraneo che assistiamo a uno scenario in continua ridefinizione per l’emergere della pluralità degli interessi e del pluralismo delle civiltà con la loro relativa conflittualità[3]. Abbiamo avuto modo di riflettere sul tema del Mediterraneo in altri contesti. Se ritorniamo a parlarne è per mettere in evidenza che non siamo più solo di fronte al “Mare nostrum”. Le due guerre in Ucraina e in Palestina e l’aggravarsi del fenomeno migratorio hanno messo in risalto che questo mare si caratterizza sempre più come mare allargato mare conteso

Al Mediterraneo, compreso secondo la visione classica di mare piccolo e semichiuso dentro i confini europei relegato a un ruolo secondario rispetto alle sfide globali, si va affiancando l’idea del Mediterraneo allargato inteso come un continuum geopolitico e geoeconomico. A ovest, il suo confine non si ferma più allo stretto di Gibilterra, ma si spinge fino all’Atlantico finendo alle Canarie, alla Guinea e alla costa occidentale dell’Africa settentrionale. A sud, comprende anche il Sahel, visto che le sue crisi colpiscono direttamente il mar Mediterraneo. A nord-est, il confine arriva direttamente in Crimea considerando il Mar Nero come parte integrante di questo sistema. E infine, a est e sud-est, il “Mediterraneo allargato” penetra in Medio Oriente includendo anche il mar Rosso e il Corno d’Africa fino a spingersi al Golfo Persico, estendendosi all’Oceano indiano e alle coste occidentali dell’India come un unico grande bacino.

Al concetto di “Mediterraneo allargato” si somma l’idea di “Mediterraneo conteso”[4]. Per anni si è pensato che sarebbe stato l’oceano pacifico il vero mare conteso, in quanto teatro di scontro tra le due grandi potenze mondiali che lì si affacciano: la Cina e gli Stati Uniti. A questo scontro non si sarebbe sottratta la Russia, per non essere sminuita allo status di potenza regionale, e la Corea del Nord, scheggia impazzita abituata a far passare i missili nucleari sopra il Giappone. In questa visione, il Mediterraneo era considerato poco più che un grande lago; aveva mostrato i suoi fasti nel mondo antico e nel medioevo per lasciare la centralità all’Atlantico nell’età moderna. Come spesso succede, la storia ha avuto più fantasia degli analisti geopolitici. L’invasione russa in Ucraina del 2021 e la strage terroristica di Hamas del 7 ottobre 2023, hanno rivelato il Mediterraneo come un luogo centrale nell’agenda globale; un’area strategica anche per la Cina che cerca con tenacia di penetrare commercialmente nei porti mediterranei con la Via della Seta. 

In questo scenario, l’Occidente (Stati Uniti, Unione Europea e Nato) si trova di fronte alla sfida posta in campo dalla triade composta da Cina, Turchia e Russia, che sta emergendo al vertice del sistema politico internazionale. Sono questi i grandi attori che si contendono il Mediterraneo in un complesso intreccio geopolitico, geoeconomico, geostorico. I fondali del Mediterraneo sono non solo ricchissimi di gas, in parte ancora inesplorati, ma sono anche lo spazio geostrategico attraversato da tutti i cavi più importanti, che toccano la Sicilia e attraverso i quali corrono i dati del pianeta collegando Asia, Africa ed Europa ed anche l’estremo oriente al Nord e al Sud America. Se si deve inviare una informazione da Pechino a Washington bisogna farlo attraverso il Mediterraneo perché sotto il Pacifico ancora questi cavi non ci sono. La collocazione dell’Italia al centro del Mediterraneo conferisce al nostro paese un ruolo strategico di fondamentale importanza.

La situazione socio-economica e i cambiamenti culturali in Italia 

Il secondo aspetto da tenere in considerazione è la situazione sociale e culturale italiana.  Anche in questo caso siamo di fronte a un radicale cambiamento[5]. In generale, gli italiani sono definiti “sonnambuli e ansiosi”, di fronte a scenari ipotetici che paralizzano invece di mobilitare risorse per la ricerca di soluzioni efficaci e generano l’inerzia dinanzi alla complessità delle sfide che la società contemporanea deve affrontare.Molta gente è convinta di contare poco nella società. Si sente ferita da un profondo senso di impotenza e prova una grande insicurezza a causa dei tanti rischi inattesi. 

Forte è la delusione per i risultati della globalizzazione, che non ha portato i benefici promessi. Serpeggia un senso di rassegnazione nella convinzione che la società italiana sia irrimediabilmente in declino. Vige una sorta di ipertrofia emotiva in cui le argomentazioni ragionevoli sono capovolte da continue scosse emozionali. Tutto è considerato come una emergenza: il clima “impazzito”, i problemi strutturali irrisolti, la pressione di flussi migratori sempre più intensi, il colossale debito pubblico. Il ritorno della guerra ha trovato un terreno fertile per amplificare le paure, le fughe millenaristiche, gli spasmi apocalittici. Il futuro appare incerto e pieno di incognite. 

Sottolineo soprattutto quattro fenomeni per il loro significato sociale e culturale. Il primo fenomeno delinea un quadro particolarmente sfavorevole al Mezzogiorno: la denatalità, la precarietà del lavoro, l’aumento della povertà assoluta. Per molte coppie avere figli è diventato l’evento-svolta che le porta a rivolgersi ai centri Caritas per trovare sostegno rispetto a sopraggiunte difficoltà economiche e alle esigenze impellenti, di accudimento dei bambini. 

Il secondo fenomeno, già messo in evidenza nel 56° Rapporto Censis sulla società italiana nel 2022, descrive la situazione dominata dall’avverbio “senza”: una scuola «senza studenti» (in calo crescente), una sanità «senza medici» (in fuga da condizioni di lavoro spesso usuranti), una politica «senza cittadini» (che rinunciano perfino a diritto-dovere di voto), una famiglia «senza figli» (per l’aumento esponenziale della denatalità), una Chiesa «senza fedeli».

 Il terzo fenomeno si riferisce alla penetrazione di una cultura liquida favorevole alla nuova stagione di rivendicazione dei diritti civili[6].   Il quarto fenomeno, complesso e variegato, è quello della dipendenza dal fumo, dalla droga, dall’alcol e dal gioco d’azzardo[7]. Non meno pericolosa è la dipendenza che i social esercitano sulla mente e gli stili di vita soprattutto delle nuove generazioni. Si tratta di una specie di droga che si potrebbe definire “democratica” perché molto diffusa e “remunerativa” perché arricchisce i giganti della rete. 

La situazione nel territorio del Sud Salento  

La situazione nel nostro territorio, monitorata da una ricerca fatta dall’Osservatorio della Caritas diocesana del 2022, evidenzia che vi sono segni dell’inverno demografico a causa della denatalità, l’aumento della presenza di anziani oltre i 65 anni e la contrazione della fascia dei minori e adolescenti sotto i 14 anni. Tanti anziani si dichiarano indisponibili a trasmettere e condividere saperi ed esperienze con le nuove generazioni, con un depauperamento e spreco di risorse. 

Il territorio presenta sempre più spiccate problematiche di carattere occupazionale. La situazione è fortemente caratterizzata dalla stagionalità di alcuni comparti importanti come il turismo e la ristorazione. La ripresa in atto in alcuni settori, come il tessile-abbigliamento, non ci può assolutamente consentire di cantare vittoria, in quanto è praticamente impossibile tornare ai livelli occupazionali degli anni novanta. A questo si deve aggiungere il sovraindebitamento e il problema dell’usura.

Va sottolineata la forte presenza dei giovani che non lavorano e non studiano (NEET), con particolare riferimento alla fascia di età fra i 18 e i 29 anni, strettamente correlata al disagio del nucleo familiare di provenienza. La povertà di queste famiglie si configura anche come povertà educativa e di risorse formative. La piaga del gioco d’azzardo sta coinvolgendo sempre più il mondo giovanile, per il maggior uso dei social e dei giochi online[8].

Non meno significativa è la problematica dell’immigrazione. Se da una parte si ha ben presente che questo fenomeno potrebbe mitigare parzialmente gli effetti pervasivi dello spopolamento e dell’inverno demografico, d’altra parte ci si deve misurare con le criticità legate ai processi di accoglienza dei migranti ed alla loro inclusione sociale, lavorativa e abitativa. Spesso la precarietà del mercato del lavoro locale rende più complesso il processo di integrazione, insieme a tutte le problematiche collegate alla ricerca di soluzioni abitative adeguate.

In estrema sintesi, emerge un territorio dove i fenomeni di solitudine, di mancato interscambio fra le generazioni, la rassegnazione di tanti giovani incapaci di dare una svolta alla propria vita, i fenomeni connessi con l’emigrazione in entrata e in uscita raccontano di un territorio con gravi problemi sociali, motivo per il quale la Regione Puglia ha qualificato la nostra zona come “Area Interna Sud Salento”.

L’esercizio eroico delle virtù teologali

Celebrando la solennità di san Vincenzo siamo stimolati a imitare il suo esempio e le sue virtù. In particolare, egli ci mostra la necessità di vivere secondo le virtù teologali che generano le virtù morali conseguenti: la fiducia, la pazienza, la perseveranza, il coraggio. L’apostolo Paolo traccia il cammino spirituale che dalle virtù teologali sfocia in quelle morali. «Giustificati dunque per la fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo; per suo mezzo abbiamo anche ottenuto, mediante la fede, di accedere a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo nella speranza della gloria di Dio. E non soltanto questo: noi ci vantiamo anche nelle tribolazioni, ben sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza. La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato» (Rm 5, 1-5).

La fede è una luce (lumen fidei) che illumina tutta l’esistenza e aiuta a discernere con intelligenza il bene da compiere. La partecipazione alla liturgia, l’approfondimento catechetico, l’ascolto dell’omelia, l’iscrizione ai corsi della scuola diocesana di teologia costituiscono i luoghi per dare stabilità alla propria fede. In questa prospettiva si colloca l’esperienza della Carta di Leuca con lo scopo di promuovere la cultura dell’incontro e della convivialità. La fede si trasmette anche attraverso i beni culturali da restaurare e da valorizzare come abbiamo fatto con la Cattedrale, Seminario, Caritas e altrettante opere nelle chiese parrocchiali, come testimonia il libro Artigiani della bellezza.  Quando è consapevole e ragionata, la fedegenera la fiducia in Dio e negli uomini. La fides quae si esprime come fides qua. La fede come assenso della ragione alle verità rivelate si esprime come atteggiamento di fiducia e di abbandono in Dio. Come san Vincenzo siamo chiamati ad affrontare le situazioni difficili del nostro tempo animati dalla fiducia in Dio e negli uomini.

La fiducia, generata dalla fede, si rinsalda con la virtù teologale della speranzaEssa si pone in maniera alternativa rispetto al conformismo culturale e ideologico, spinge a non aver paura di remare controcorrente nella consapevolezza che questa speranza non delude e genera la virtù della pazienza e della perseveranza di fronte alle avversità. Anche sotto questo aspetto, l’esempio di san Vincenzo è significativo. Egli non solo è stato capace di controbattere a Daciano, ma ha affrontato con coraggio e audacia le prove a cui è stato sottoposto.

La fede e la speranza sono l’inesauribile energia da cui sgorga la generosa testimonianza della carità. San Vincenzo è stato capace di esprimere il suo amore al Signore fino a offrire con gioia la propria vita. Se non siamo chiamati allo spargimento del sangue, siamo certo invitati a sprigionare la fantasia della carità. Per questo come Chiesa particolare ci stiamo interrogando su alcune proposte che possano rappresentare dei punti di riferimento per rendere più fecondo il rapporto fra le diverse generazione e dare nuova linfa alle nostre comunità. Grazie alle esperienze degli oratori, radicati in tante comunità parrocchiali, sarà possibile realizzare progetti di interscambio e comunicazione fra le generazioni, anche con l’obiettivo di potenziare la trasmissione di saperi, competenze e capacità dagli anziani alle nuove generazioni, mettendosi in rete con le esperienze realizzate in altre comunità diocesane. 

Inoltre, utilizzando la progettazione dell’otto per mille ed altri finanziamenti provenienti dalla Regione Puglia attraverso i “fondi strutturali”, la Caritas diocesana, le parrocchie e gli enti gestori potranno potenziare la “rete locale per l’occupazione nel Capo di Leuca, già avviata con la prima edizione dell’“avviso punti cardinali”, coinvolgendo enti pubblici ed imprese private, grazie ad iniziative di orientamento, di formazione e accompagnamento all’inserimento lavorativo. Un’attenzione particolare deve essere rivolta ai giovani NEET, ai soggetti adulti con particolari fragilità e difficolta di accesso al mercato del lavoro, e alle donne. Inoltre, la “Fondazione De Grisantis” si rende disponibile a venire incontro alle famiglie sovraindebitate, attraverso percorsi di educazione finanziaria oltre a fondi di garanzia.

Intendiamo anche rendere le nostre comunità sempre più accoglienti, in funzione della partecipazione ai corridoi umanitari e dell’inclusione sociale e lavorativa dei migranti, nella consapevolezza che si tratta di un importante fattore di rivitalizzazione del territorio nel suo insieme. L’attività dei centri di ascolto presenti nelle parrocchie contribuirà a potenziare la rete per l’accoglienza e moltiplicare le opportunità di buona occupazione a favore dei migranti residenti nelle nostre comunità. 

La liturgia che stiamo celebrando in onore di san Vincenzo confermi e rafforzi i nostri propositi. Ci spinga a camminare insieme all’interno della comunità ecclesiale diocesana con le amministrazioni comunali e le altre istituzioni civili. Ci sia di sprone il luminoso esempio di san Vincenzo, diacono e martire.  


[1] Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, Martirologio Romano, Libreria Editrice Vaticana, Roma, 2004, p. 149.

[2] Prudenzio, Peristephanon, V,

[3] Due sono le tesi principali sull’evoluzione degli scenari mondiali: lo scontro delle civiltà, cfr. Samuel P. Huntington Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale, Garzanti, Milano, 2000.La tesi è stata contestata da altri. Jean-Emmanuel Medina parla della convergenza delle civiltà. A suo giudizio l’umanità sta avanzando verso una civiltà “pan-antropica”, cioè una civiltà planetaria comune condivisa tra tutte le civiltà dopo una lunga sedimentazione delle conoscenze, cfr. J.E Medina, Après le Choc des civilisations, la convergence Pan-Anthropique – Réflexions sur la formation d’une civilisation universelle, EditionsKapaz, Strasbourg, 2022.

[4] Cfr. M. Molinari, Mediterraneo conteso. Perché l’Occidente e i suoi rivali ne hanno bisogno, Rizzoli, Milano, 2023

[5] Richiamo solo alcuni aspetti messi in evidenza dal 57° Rapporto Censis, dal Rapporto Svimez e dal Rapporto della Caritas italiana sulla società italiana nel 2023.

[6] Secondo i dati, il 74,0% si dice favorevole all’eutanasia, il 70,3% approva l’adozione di figli da parte dei single, il 65,6% si schiera a favore del matrimonio egualitario tra persone dello stesso sesso, il 54,3% è d’accordo con l’adozione di figli da parte di persone dello stesso sesso. Infine, il 72,5% è favorevole all’introduzione dello ius soli, ovvero la concessione della cittadinanza ai minori nati in Italia da genitori stranieri regolarmente presenti, e il 76,8% è favorevole allo ius culturae, ovvero la cittadinanza per gli stranieri nati in Italia o arrivati in Italia prima dei 12 anni che abbiano frequentato un percorso formativo nel nostro Paese.

[7] Fino agli anni ’50, fumare non era considerata una pratica pericolosa fin a quando in Italia il ministro Sirchia ha imposto divieto di fumare nei luoghi pubblici (10 gennaio 2005). A partire dagli ’70, si è incominciato a parlare del danno procurato delle droghe costringendo gli anti-proibizionisti a proporre la distinzione, piuttosto fittizia, tra droghe leggere e droghe pesanti. Più recenti sono gli allarmi sulla dipendenza dal vino e dall’alcol. Un’attenzione sempre più marcata è stata proposta al gioco d’azzardo e alle diverse fome di ludopatie soprattutto a seguito dello “scandalo delle scommesse”.

[8] Dai dati del 2021 risulta che sul territorio diocesano sono stati giocati, € 247.142.038,81 a fronte di un reddito complessivo di € 927.555.790, cioè il 26% del reddito complessivo.