
Omelia nella Messa della terza domenica di Avvento
per la conclusione del giubileo parrocchiale a 50 anni dalla consacrazione della chiesa
e per l’inaugurazione del campanile
Chiesa san Biagio, Corsano, 15 dicembre 2024.
Cari don William e don Aurelio,
Illustrissime autorità civili e militari
cari fedeli,
l’antifona d’ingresso di questa terza domenica d’Avvento esordisce cantando “Gaudete” cioè “Gioite”. I testi biblici ed eucologici sono traboccanti di parole che invitano alla festosità, alla letizia, all’esultanza perché il Natale del Signore è vicino. Il pellegrinaggio della Chiesa si svolge tra la prima venuta del Signore e il suo ritorno glorioso. L’attesa della sua manifestazione è segnata da alcuni bagliori di gioia perché ogni nostra speranza trova senso e compimento in lui, l’Emanuele, il Dio-con-noi.
La gioia del Natale si tinge, in questa liturgia, di una letizia particolare per la celebrazione del battesimo al piccolo Antonio Maria e per il cinquantesimo anniversario della consacrazione della vostra chiesa parrocchiale. Avete vissuto un anno giubilare con molte iniziative che ne hanno contrassegnato il percorso. L’ultima la vivremo oggi con l’inaugurazione e la benedizione del campanile dopo la sua ristrutturazione.
L’iter per la realizzazione di questo progetto, necessario e non più procrastinabile, è iniziato a partire dal 2019. Ringrazio tutti per la generosità e l’impegno che avete mostrato, soprattutto mi compiaccio per l’azione sinergica tra la diocesi, la parrocchia, l’amministrazione comunale e la società civile. Credo che anche il compianto sindaco, Biagio Raona, gioisce oggi insieme a noi. Voglio sottolineare che la Conferenza episcopale italiana, attraverso la disponibilità dell’8xmille, ha contribuito per circa il 50% dell’intera somma. In altri termini, i soldi che voi destinate alla Chiesa Cattolica ritornano a beneficio delle comunità sparse nell’intero territorio nazionale.
I significati spirituali del campanile
In questa mia esortazione omiletica intendo soffermarmi sui significati spirituali legati al campanile della Chiesa quale simbolo religioso, storico e artistico di una comunità.
Il primo significato spirituale si riferisce al binomio “abbattere e ricostruire”. È stato infatti necessario demolire il vecchio campanile prima di edificare il nuovo. Questi due verbi richiamano la missione di Giovanni Battista come espressa dalle parole del profeta Isaia. Il Battista percorre la regione del Giordano predicando un battesimo di penitenza per ottenere il perdono dei peccati[1]. Pentimento (in greco metanoia) significa mutamento non solo del comportamento morale, ma anche e soprattutto della mentalità. La sua predicazione richiedeva un cambiamento radicale, ossia un ritorno interiore al Dio dell’alleanza mediante l’obbedienza alla sua volontà (cfr. Ger 3,6-13).
I due verbi sono un invito anche per noi ad eliminare il male e a preparare la via al Signore. Le immagini del terreno da spianare, degli avvallamenti da innalzare e dei monti da abbassare sono simbolicamente ricche e aperte a diverse possibili attualizzazioni di natura personale (ricerca di linearità interiore, senza cedere all’orgoglio o alla tristezza) e di interesse sociale (processi di integrazione, disuguaglianze da combattere, povertà da contrastare). Quando guarderete al vostro campanile e al lavoro di demolizione e di ricostruzione che è stato fatto ricordate che si tratta di un simbolo cioè dello sforzo che ognuno deve compiere di convertirsi e di incamminarsi sulla via e sulle orme lasciate da Cristo. Sarà possibile vedere la manifestazione del Signore solo dopo un vero e intenso cammino di rinnovamento interiore. Sono proprio le dinamiche personali e le strutture sociali del peccato, insieme ai dinamismi interiori non lineari, che spesso ci rendono sordi e ciechi e ci impediscono di cogliere l’opera di Dio nella nostra vita.
Il secondo significato spirituale rende evidente la linea ascendente e discendente del nostro cammino di fede. Il campanile, infatti, è simbolo di ascensione, del percorso che dalla terra va al cielo, dello sguardo rivolto in alto, dell’orientamento verticale e non solo orizzontale. La sua forma appuntita perfora il cielo e suggerisce di compiere il tentativo di toccare il divino. Indica l’aspirazione spirituale degli esseri umani a trascendere il piano terreno e connettersi con il regno celeste. Insomma, il campanile funge da scala tra cielo e terra, rappresenta la speranza degli esseri umani nell’intervento o nelle benedizioni divine. Con la sua altezza e l’architettura appuntita, incarna l’aspirazione e la ricerca del trascendente, manifesta il desiderio di toccare l’infinito. La storia degli uomini è indirizzata verso l’eternità.
Il movimento ascendente rimanda a quello discendente e richiama la discesa del Verbo di Dio tra noi uomini. L’infinitamente grande viene ad abitare tra noi, prende dimora nel tempo e si colloca nello spazio e sceglie alcuni luoghi per essere adorato e per fare abitare in mezzo al suo popolo il suo nome (cfr. Dt 12,5,11; 16,2-6) e la sua gloria (cfr. Es 29,42-43). In particolare, durante l’esodo in pieno deserto, la dimora di Dio in mezzo al suo popolo (in ebraico la shekinah) era rappresentata da una tenda/tabernacolo: l’arca dell’Alleanza, una cassa contenente a sua volta le tavole della Legge. Quella tenda indicava la presenza di Dio che guidava Israele nel suo peregrinare. La Chiesa è la nuova tenda del Convegno, la sua manifestazione visibile, la casa di Dio tra le case degli uomini. Ma anche l’anima è il santuario dove Dio ha assicurato la sua presenza. Abitando le profondità dell’anima, Dio non le fa violenza, anzi la strappa a una solitudine con sé stessa che sarebbe insopportabile. Occorre stare e rimanere nella sua tenda per rafforzare il desiderio di compiere la salita verso il cielo.
Il terzo significato spirituale segna il forte legame tra la dimensione interiore e quella esteriore, coniuga intimità ed estraneità, riservatezza e pubblicità, dentro e fuori. Per secoli, il campanile ha scandito il tempo che scorre e i rintocchi delle sue campane, oltre che chiamare a raccolta i fedeli, sono serviti in tempo di guerra per avvertire la popolazione di qualche imminente pericolo. Talvolta il loro gioioso scampanio ha annunciato, come meglio non si sarebbe potuto, la fine delle ostilità.
Da tempo immemore, le campane sono sempre state una presenza eloquente. Legate alla vita comunitaria, sanciscono lo scorrere del tempo, celebrano le tappe importanti della vita di ognuno. Talvolta, ogni campana ha un nome differente e reca su di sé scritte dedicatorie e commemorative, ma anche preghiere. In passato, quando sul campanile veniva issata una nuova campana era un evento di grande festa. Il loro suono richiama la voce di Dio e la voce della Chiesa. La Parola di Dio risuona all’interno della comunità, riunita per l’ascolto e la celebrazione, la voce della Chiesa è l’eco di quella Parola che propaga nel mondo.
Il quarto significato spirituale considera il campanile come la presenza protettiva e il simbolo della comunità: sottolinea il valore della convocazione della comunità cristiana e sollecita la società civile a vivere in unità di intenti e a perseguire il bene comune. L’Italia si dice è la terra dei campanili. Attorno al campanile ogni comunità ha segnato e plasmato la propria identità sociale e culturale, unica, sempre diversa, anche se a volte solo per minimi particolari, dal campanile vicino, dalla comunità confinante. Spesso il campanile funge da torre più alta del paese, e rappresenta un richiamo religioso, un simbolo di identità collettiva, un riferimento visibile e protettivo. In altri termini, simboleggia l’intera comunità ecclesiale e civile. Il vostro, infatti, è stato ricostruito con il contributo della comunità come segno di convivenza libera e pacifica. Il vostro campanile rappresenta la vostra comunità nella sua storia religiosa e civile. Si scorge da lontano quasi a rendere presente, con il suo simbolo, tutta la comunità nella sua unità e identità storica e artistica. Ringraziate il Signore per aver portato a termine questa opera e interiorizzate
[1] Giuseppe Flavio il quale scrive che egli «esortava i giudei a condurre una vita virtuosa e a praticare la giustizia vicendevole e la pietà verso Dio, invitandoli ad accostarsi insieme al battesimo. In ciò, infatti, il battesimo doveva risultare secondo lui accetto (a Dio); non come richiesta di perdono per eventuali peccati commessi, ma come consacrazione del corpo, perché l’anima era già tutta purificata con la pratica della giustizia» (Antichità giudaiche 18,117).

