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Il meraviglioso diamante della diocesi

Lettera alla diocesi per la riapertura e l’inaugurazione del seminario vescovile,
Palazzo Vescovile – Ugento, 19 marzo 2024.

Cari sacerdoti, diaconi, consacrati e consacrate, fedeli laici, seminaristi,
con gioia annuncio che, dopo quasi dieci anni di lavori di restauro, il 20 aprile 2024, nel XXXI anniversario della morte del venerabile don Tonino Bello, riapriremo e inaugureremo ufficialmente il seminario diocesano. Ringrazio sentitamente tutti coloro che in questi anni si sono adoperati per portare a termine un’opera così significativa per la vita della nostra Chiesa locale. 

Tutti i miei venerati predecessori hanno prestato una grande attenzione al seminario sia sul piano strutturale sia su quello formativo. In particolare, mons. Francesco Bruni e mons. Giuseppe Ruotolo, in tempi diversi, si sono impegnati a rendere la struttura accogliente e utile per una fruttuosa formazione dei seminaristi. 

Molti sono stati gli educatori e i professori, i sacerdoti e i laici che, nel corso degli anni, hanno offerto la loro disponibilità e professionalità per la crescita umana, culturale e spirituale dei giovani seminaristi. Tra i sacerdoti, mi piace ricordare mons. Antonio De Vitis, mons. Carmelo Cazzato, don Tito Oggioni-Macagnino, don Leopoldo De Giorgi e soprattutto il venerabile don Tonino Bello. Preziosissima è stata la loro opera e indelebile il ricordo che hanno lasciato in una numerosa schiera di ragazzi e giovani che li hanno avuti come validi educatori. Da non dimenticare il servizio reso dalle care oblate di Cristo Re.

L’opera educativa continua ai nostri giorni, pur nelle mutate modalità e nel numero delle presenze. Ai sacerdoti che attualmente operano nel seminario, don Davide Russo, don Michele Ciardo, don Marco Annesi e a tutti i loro collaboratori, professori e animatori laici, in particolare alle vedove consacrate Marilena De Pietro e Valeria Piccinni, esprimo l’apprezzamento e il ringraziamento di tutta la comunità diocesana. 

Riaprire il seminario, rinnovato dai recenti restauri, non vuol dire solo mettere a disposizione un immobile più confacente alle esigenze del nostro tempo, ma significa soprattutto porre al centro dell’attenzione la sua funzione e il suo orientamento educativo. La dimensione vocazionale della vita cristiana interpella tutti: le famiglie, le parrocchie, le comunità religiose e le aggregazioni ecclesiali. Tutti sono chiamati a offrire il proprio contributo perché il cammino dei ragazzi e dei giovani sia plasmato dalla fede e diventi docile alla chiamata di Dio. In questa prospettiva, il seminario minore rimane un luogo e un tempo propizio perché i ragazzi possano fare esperienza di Dio e si coinvolgano in un rapporto personale e confidenziale con Gesù, riconoscendo in lui un amico e compagno di viaggio. 

Occorre ribadire che la pastorale vocazionale non è un settore particolare, ma la prospettiva generale della pastorale. Tutta l’azione pastorale ha un chiaro orientamento vocazionale non solo in vista dell’ordine sacro, ma anche della vita consacrata e dell’esistenza laicale. La pastorale delle vocazioni è l’aiuto offerto a tutti, perché ognuno possa ascoltare la chiamata del Signore e liberamente donare se stesso, facendo della propria vita una risposta alle necessità della Chiesa, per il servizio degli uomini. 

La formazione che si offre nel seminario minore è scandita da percorsi educativi in vista di una formazione integrale. Il vissuto ordinario è fatto di proposte, laboratori, percorsi formativi, incontri con testimoni, esperienze di carità, colloqui con i formatori, studio, momenti di ritiro, attività sportive, tempi per la liturgia e la preghiera personale. Questo comporta la necessità che l’équipe educativa sia il cuore propulsore della proposta formativa e rimanga a fianco degli adolescenti con uno stile di “accompagnamento personalizzato”. 

I testimoni più efficaci della vocazione al presbiterato sono indubbiamente i presbiteri e i seminaristi. I sacerdoti, nella misura in cui sapranno offrire una testimonianza di spiritualità, di slancio pastorale, di gioia e condivisione, saranno capaci di trasmettere, con l’esempio più che con le parole, il fascino di una vita spesa totalmente per il Signore Gesù. Anche i seminaristi, se vivranno con passione e gioia l’esperienza della sequela di Cristo, diventeranno i primi e immediati testimoni della vocazione tra i loro coetanei. 

Il seminario minore è, nello stesso tempo, un luogo fisico, un progetto formativo, un ideale di vita rivolto a tutti i ragazzi e i giovani della Chiesa diocesana. In questa prospettiva, il seminario diocesano è “aperto” a tutti i componenti della Chiesa diocesana, quale punto di riferimento per l’intera pastorale vocazionale, in collaborazione soprattutto con l’Ufficio catechistico, l’Ufficio di pastorale giovanile, le comunità parrocchiali, le aggregazioni laicali. 

Su questa linea, si orienta l’attuale proposta che gli educatori perseguono con tanta generosità e intelligenza pastorale. Molte e significative sono le proposte che essi mettono in atto per aiutare i ragazzi e i giovani a impostare la loro vita con grande impegno e nella gioia, instaurando relazioni interpersonali libere e sincere. Molte sono anche le forme di presenza e di contatto con il seminario, la cui vita è modulata a cerchi concentrici. Vi sono ragazzi che dimorano stabilmente, altri che frequentano secondo giorni prefissati, ed altri ancora che partecipano a raduni organizzati in alcune circostanze particolari. 

Il seminario minore, in definitiva, è una comunità vocazionale che coltiva e favorisce il dialogo con le agenzie educative, specialmente la famiglia, la comunità parrocchiale, gli amici e i compagni di scuola. Nel corso degli anni, l’interscambio tra l’ambiente del seminario e questi altri mondi è cresciuto in quantità e qualità e ha avvicinato il seminario agli altri ambiti di vita dei ragazzi e viceversa. È una linea fruttuosa che deve continuare anche nel prossimo futuro. 

La famiglia, in modo particolare, è investita di una ineludibile responsabilità educativa in stretto contatto con gli educatori del seminario, mantenendo un legame improntato al dialogo e al confronto continuo in ordine al bene dei figli. Nel corso degli anni, il seminario ha coinvolto sempre di più i genitori nel percorso formativo dei figli, per offrire occasioni di incontro, di crescita, di formazione e di festa anche ai genitori, e aiutarli così a compiere un cammino di allargamento e rinnovamento delle proprie vedute familiari. 

Anche le parrocchie di origine sono agenti importanti per la cura e l’accompagnamento dei seminaristi. Esse devono offrire spazi di incontro con gli altri giovani, occasioni di testimonianza e di servizio, soprattutto nel fine settimana e nel tempo estivo. I sacerdoti, che hanno seminaristi in parrocchia, devono sentirsi corresponsabili della loro crescita di fede e, in accordo con i formatori del seminario, saper coinvolgerli in alcuni servizi adeguati all’età, quali l’accompagnamento dei chierichetti o di un gruppo di catechesi o l’animazione del grest estivo. Le parrocchie dove non ci sono vocazioni devono adoperarsi per un’azione pastorale più mirata e incisiva. 

Va incoraggiato inoltre l’incontro dei seminaristi con i loro coetanei, amici e compagni di scuola, soprattutto nei tempi di permanenza in famiglia, perché l’esperienza del seminario minore coltivi una sostanziale apertura verso il mondo circostante e favorisca un sano sviluppo psicologico, specialmente per quanto riguarda la vita affettiva. 

Il seminario diocesano è veramente il cuore della diocesi. Innanzitutto perché è testimonianza viva di un tratto di storia della nostra Chiesa locale che ha coinvolto vescovi, sacerdoti e laici in un comune e quotidiano impegno formativo. In secondo luogo perché mantiene viva la dimensione vocazionale di ogni fedele. Per questo tutti devono sentirsi coinvolti nella promozione vocazionale con un’incessante preghiera per le vocazioni, con il proprio contributo al discernimento dei germi vocazionali e con il sostegno economico per la comunità e le attività dei seminaristi.

Se la basilica di Leuca è la gemma della diocesi, il seminario vescovile è il suo diamante. Affido alla Madonna de finibus terrae tutti i seminaristi: i ragazzi e gli adolescenti del seminario minore e i giovani che frequentano i cammini formativi e i corsi di teologia a Molfetta e a Roma. Con la sua materna protezione, la vergine Maria, madre e discepola di Cristo, assista questa amata porzione di Chiesa e faccia fiorire in loro la gioia di rispondere con generosità alla chiamata del Signore.

Con la mia benedizione.

Il Vescovo
+ Vito Angiuli