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Estirpare la violenza dal cuore

Omelia nella Messa esequiale della signora Aneta Danelczyk
Chiesa Trasfigurazione di N. S. Gesù Cristo – Taurisano, 21 marzo 2024.

Cari Caterina, Noè, Ivan e William,
mi rivolgo a voi e a tutti i vostri familiari e parenti per testimoniarvi la più viva partecipazione di tutti noi al vostro profondo dolore. La morte di vostra madre ha colpito intimamente il vostro animo, lasciando in ciascuno di voi una traccia indelebile. L’evento devastante e destabilizzante vi ha lasciato tutti sgomenti, vuoti, privi di parole e ha portato in frantumi gli affetti, i sogni, i progetti. In un certo senso, è morta una parte della vostra vita. 

 In un momento così doloroso è difficile tenere a freno l’amarezza e le lacrime. Non è facile nemmeno elaborare il lutto. Riaffiorano i ricordi del passato, i tempi condivisi e vissuti insieme. Insorge nell’anima il desiderio di sentire viva la persona amata e di poterla incontrare nuovamente. La realtà dei fatti però rimane in tutta la sua cruda evidenza.

La tragedia, che ha colpito la vostra famiglia, ha addolorato anche l’intera comunità ecclesiale e civile. Ognuno di noi è stato toccato nel profondo dell’anima. Si è generata spontaneamente una sorta di comunanza, un desiderio di prendere, per quanto è possibile, la vostra croce sulle nostre spalle e di portarla insieme con voi. Ci sentiamo tutti parte di una grande famiglia che si stringe attorno a voi per esprimervi il senso della nostra commozione, del nostro interiore turbamento e del nostro intimo coinvolgimento.

Desideriamo che non vi sentiate soli. Per quanto possibile, vogliamo con il nostro affetto alleviare la vostra sofferenza. Quando è condiviso, il dolore è meno pesante e opprimente. La compassione è come un balsamo che, se non cancella, almeno lenisce le ferite. Condividere e compatire sono i verbi che devono regolare la vita della famiglia, della società e dell’umana fraternità. Compatire, in fondo, significa “soffrire con chi soffre”. Condividere vuol dire farsi vicini e prendere su di sé la sofferenza altrui.

Lo ha già fatto il Sindaco a nome di tutta comunità taurisanese. Lo hanno fatto i sacerdoti e le comunità parrocchiali. Lo hanno fatto tante persone che si sono strette intorno a voi e vi hanno manifestato la loro solidarietà e la vicinanza al vostro dolore. In questa liturgia, raccolgo i sentimenti di tutti per esprimervi il senso del nostro legame e della nostra comune preghiera. Preghiamo il Signore, il Dio dei vivi e dei morti, perché doni il riposo eterno a vostra madre e a tutti voi il suo conforto e la sua consolazione.

Mi rivolgo, ora a voi, cari fratelli e sorelle. Quanto è accaduto in questo paese ci invita a una profonda e seria riflessione. Papa Francesco in un suo messaggio ha detto«La violenza sulle donne è una velenosa gramigna che affligge la nostra società e che va eliminata dalle radici. E queste radici sono culturali e mentali, crescono nel terreno del pregiudizio, del possesso, dell’ingiustizia»[1]. Per combattere ogni forma di violenza, oltre alle leggi, servono adeguate forme di prevenzione e di educazione. È necessario promuovere una cultura che non discrimini nessuno, adottando ogni misura idonea a prevenire la violenza. 

La rinascita dell’umanità comincia dal rispetto verso le donne. Esse sono fonti di vita. È in gioco non solo il futuro, ma anche il presente, delle nostre famiglie, della nostra società, del nostro vivere in una trama di relazioni fraterne e rispettose. Indignarsi non basta, bisogna reagire alle tragedie e non restare indifferenti. Soprattutto non bisogna abituarsi. 

Amore e violenza non vanno mai d’accordo, anzi sono in aperta contraddizione. L’amore è dono e mai possesso, rispetto e condivisione. È dare senza chiedere nulla in cambio. È atto di libertà e di generosità, di stima e di fiducia. Amore è accettazione dell’altro nella sua differenza e nella sua diversità. L’amore non desidera possedere, né vorrebbe essere posseduto. Desidera invece portare rispetto alla persona che ama, avere cura delle sue esigenze, dei suoi spazi, dei suoi sentimenti. È contribuire a sostenere i suoi sogni, le sue aspettative, le sue capacità, le sue tendenze, le sue scelte. 

Promuovere una nuova cultura significa insegnare ad amare. L’amore, quello vero, si impara con un esercizio quotidiano. Si ama non solo con le parole e i sentimenti, ma soprattutto con le azioni e i gesti concreti. Un amore così fondato non si traduce mai in una forma di prevaricazione, di umiliazione e di violenza. Esercitarsi ad amare è un bene per la persona e per la società.

In questo senso, la Sacra Scrittura ci viene in aiuto. Secondo il racconto biblico, la donna giunge al culmine della creazione come il riassunto dell’intero creato. Ella racchiude in sé il fine del creato stesso: la generazione e la custodia della vita, la comunione con tutto, il prendersi cura di ogni vita. Dio ha creato l’uomo e la donna sul fondamento della pari dignità, «li ha creati per una comunione di persone, nella quale ognuno può essere ‘aiuto’ per l’altro, perché sono ad un tempo uguali in quanto persone (‘osso dalle mie ossa…’) e complementari in quanto maschio e femmina»[2].

La dignità della donna è data anche dal fatto che Cristo stesso è «nato da donna» (Gal 4,4). Nel grembo di Maria, che è donna e madre, Dio e l’umanità si sono uniti per non lasciarsi mai più.  Dal cuore e dalla carne di una donna è venuta al mondo la salvezza. È proprio della donna custodire e prendere a cuore la vita. Per questo da come trattiamo la donna, in tutte le sue dimensioni, si rivela il nostro grado di umanità.La frase dell’Ave Maria che dichiara la Madonna «benedetta tra le donne» significa che in Maria scende la benedizione di Dio su tutte le donne. 

Mentre accompagniamo con la preghiera la nostra sorella Aneta, Stefi come veniva comunemente chiamata, all’incontro con il Signore misericordioso e amante della vita, chiediamo a lui la grazia di vivere prendendoci cura gli uni degli altri. Se vogliamo estirpare la violenza che domina nel mondo estirpiamola innanzitutto dal nostro cuore. 


[1] Francesco, Messaggio per la campagna nazionale contro la violenza sulle donne e organizzata dai RAI RADIO1 Gr1 & CADMI D.I.re, Città del Vaticano, Roma, 27 ottobre 2023. 

[2] Catechismo della Chiesa Cattolica, 372.