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Eco della Parola, costruttore della casa di Dio, sentinella del mondo futuro

Omelia nella Messa di ordinazione sacerdotale del diacono Emanuele Nesca
Chiesa Natività, Tricase, 14 aprile 2023.

Caro Emanuele, 

ricevi l’ordinazione presbiterale nell’ottava di Pasqua. Si tratta di un contesto particolarmente privilegiato per il valore spirituale del tempo pasquale e per l’azione liturgica e pastorale che in esso si compie. L’ottava di Pasqua è il “giorno di Cristo risorto”, il “giorno senza tempo”, l’inizio del nuovo mondo, della nuova creazione, del tempo definitivo ed eterno. In questo giorno, il mondo può respirare il profumo di Cristo, lasciarsi consumare dal fuoco del suo amore e trasfigurare dalla forza dello Spirto consolatore. E tu, mentre fai memoria della scelta e della chiamata del Signore, ricevi l’unzione con l’olio di letizia, lo Spirito Santo, il fuoco spirituale che ti consacra ministro del Signore a servizio della sua Chiesa. 

Le letture che sono state proclamate propongono una triplice immagine per l’esercizio del tuo sacerdozio. Dovrai affidarti al potere della parola, impegnarti a costruire la comunità sulla stabilità della pietra angolare, gettare nel mare la rete che non si spezza per raccogliere una grande quantità di pesci. Dovrai dunque essere eco della Parola eternacostruttore della casa di Diosentinella del mondo futuro.

Eco della Parola eterna

Dovrai sempre ricordare che «l’ordinazione sacerdotale significa: essere immersi […] nella verità»[1], la verità fatta Persona. Dovrai dunque essere annunciatore non di una tua verità, ma della verità che è Cristo stesso. La tua vita dovrà essere un’eco della sua parola. Prendendo a prestito il parallelismo che sant’Agostino instaura tra Giovanni Battista che è la voce e Cristo la Parola[2], possiamo dire che Cristo è la Parola e tu sarai l’eco che risuona nel mondo.

Tutta la tua vita, dunque, sia un’eco della voce di Cristo: così la parola donata agli altri ritornerà a te con una ricchezza raddoppiata, raccoglierai nel tuo paniere ciò che seminerai nel cuore degli altri, riceverai in contraccambio ciò che annunci a tutti, prenderà dimora in te il bene che farai agli altri. Per questo san Gregorio Magno afferma: «Chiunque si accosta al sacerdozio assume l’ufficio del banditore perché, prima dell’avvento del Giudice che lo segue con terribile aspetto, egli lo preceda col suo grido. Se dunque il sacerdote non sa predicare, quale sarà il grido di un banditore muto»[3].

Per tutti sarai sempre un Maestro. Lo sarai nella preparazione attenta della predicazione festiva, senza escludere quella feriale, nello sforzo di formazione catechetica, nell’insegnamento nelle scuole. Lo sarai, in modo speciale, attraverso il libro non scritto che è la tua stessa vita. Non però con la presunzione di chi impone proprie verità, bensì con l’umile e lieta certezza di chi ha incontrato la Verità, ne è stato afferrato e trasformato, e perciò non può fare a meno di annunciarla agli altri. La Sacra Scrittura, gli scritti dei Padri e dei Dottori della Chiesa, il magistero pontificio, e il Catechismo della Chiesa Cattolica devono costituire i punti di riferimento imprescindibili per l’esercizio del munus docendi 

Pertanto, con le parole di sant’Ambrogio, ti esorto: «I tuoi sermoni siano fluenti, puri, cristallini, sì che il tuo insegnamento morale suoni dolce alle orecchie della gente e la grazia delle tue parole conquisti gli ascoltatori, perché ti seguano docilmente dove tu li conduci. Il tuo dire sia pieno di sapienza. Anche Salomone afferma: Le labbra del sapiente sono le armi della Sapienza, e altrove: Le tue labbra siano ben aderenti all’idea: vale a dire, l’esposizione dei tuoi discorsi sia lucida, splenda chiaro il senso senza bisogno di spiegazioni aggiunte; il tuo discorso si sappia sostenere e difendere da se stesso, e non esca da te parola vana o priva di senso»[4].

Costruttore della casa di Dio sulla pietra angolare

Inoltre dovrai essere costruttore della casa di Dio, come architetto e operaio. Tocca a te programmarel’azione pastorale e compiere il quotidiano lavoro di aggiungere pietra su pietra per innalzare l’edifico spirituale. La casa da edificare non è solo la costruzione materiale, come hai potuto constatare in questo tempo di presenza nella parrocchia di Acquarica, ma soprattutto la comunità delle persone. In questo senso, si tratta non solo di procedere alla fabbricazione di un edificio, ma alla generazione dei fedeli alla vita di grazia e alla comunione fraterna.

Sarai posto a capo di questa famiglia di Dio e dovrai essere padre di tutti, per questo non puoi essere padre biologico di qualcuno e limitarti alla paternità fisica, ma dovrai divenire padre spirituale di una moltitudine di figli, che amerai senza distinzione alcuna. Se mai dovrai privilegiare qualcuno, le tue attenzioni dovranno concentrarsi soprattutto sui poveri e su coloro che si sentono o si mettono ai margini della comunità: gli assenti, gli indecisi, i lontani, i non credenti. Per ciascuno di loro sarai il primo Cristo che incontrano.

Ascolta, pertanto, il consiglio di don Primo Mazzolari secondo il quale il prete «si deve dare tutto a tutti, e lui non si può mai abbandonare interamente a nessuna creatura. È un pane di comunione che tutti possono mangiare, ma di cui nessuno ha l’esclusiva»[5]. Dovrai essere e rimanere libero da legami particolari per costruire la casa di tutti.  «Chi sono – si domanda sant’Agostino – coloro che lavorano per costruire? Tutti coloro che nella Chiesa predicano la parola di Dio, i ministri dei sacramenti di Dio. Tutti corriamo, tutti ci affatichiamo, tutti ora costruiamo. E prima di noi, altri hanno corso, faticato, costruito. Ma “se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori”. […] Noi dunque parliamo all’esterno, egli edifica all’interno. Noi vediamo come voi ascoltate, ma ciò che pensate lo conosce solo colui che vede i vostri pensieri. È lui che costruisce, ammonisce, incute paura, apre l’intelligenza, indirizza la vostra mente alla fede. E tuttavia lavoriamo anche noi come operai»[6].

Sentinella del mondo futuro

            Caro Emanuele e cari sacerdoti, la grazia dell’ordinazione non vale solo per il tempo presente, ma ci accompagna per orientarci e orientare il popolo di Dio verso il tempo futuro, nella consapevolezza che il nostro tempo patisce ormai una “policrisi” (Edgar Morin), che si diffonde a metastasi in ogni settore dell’umano. Si infittisce sempre più una “crisi poliforme” che, con nomi e forme differenti, si svolge di crisi in crisi da cui si può uscire migliori o peggiori. Certo, quando le si attraversa e si nel in mezzo al vortice, non è possibile fare un passo indietro. Occorre inventare qualcosa di nuovo e avere il coraggio di voltare pagina[7]. Ciò implica la disponibilità a rivisitare il passato, raccogliendo conoscenze, competenze, capacità interpretative e a proiettarsi con decisione verso il futuro, ancora ignoto[8].

Occorre guardare la realtà con grande discernimento perché la crisi culturale nella quale siamo immersi non resta mai solo culturale, pervade inesorabilmente i terreni contigui dell’etica, del diritto, della politica, dell’economia e dell’educazione. Viviamo il congedo dalle sicurezze, per navigare verso l’ignoto, “senza senso”, come ha profetizzato Nietzsche: «Il mondo vero è diventato favola»[9]. L’umanitarismo secolarizzato, foriero di antropologie chiuse alla trascendenza e al futuro ultimo, sta producendo nuovi modelli di esistenza. Siamo di fronte al progressivo affermarsi del “post-umanesimo”[10]. L’uomo si sente orfano e vive senza vere preoccupazioni etiche, al massimo con la disposizione ad accettare solo le regole funzionali, efficienti ed interessate, comunque non etiche. Al posto della verità è subentrata l’efficienza, in luogo della ragionevolezza si va diffondendo l’irrazionale nelle forme più subdole e spesso apparentemente plausibili. Si tenta di abbracciare atteggiamenti culturali e comportamenti di vita ispirati ai principi negativi dell’insignificanza e dell’assurdo. 

Soprattutto «molti giovani – scrive papa Francesco – si trovano in una profonda situazione di orfanezza. […] Si sentono figli del fallimento. […] Se i giovani sono cresciuti in un mondo di ceneri, non è facile per loro sostenere il fuoco di grandi desideri e progetti. Se sono cresciuti in un deserto vuoto di significato, come potranno aver voglia di sacrificarsi per seminare? L’esperienza di discontinuità, di sradicamento e la caduta delle certezze di base, favorita dall’odierna cultura mediatica, provocano quella sensazione di profonda orfanezza alla quale dobbiamo rispondere creando spazi fraterni e attraenti dove si viva con un senso»[11].

Occorre nuovamente riscostruire la “casa dell’uomo” facendo di Cristo la “pietra angolare” (Ef 2,20).Fare “casa” – sottolinea ancora papa Francesco – in definitiva «è fare famiglia; è imparare a sentirsi uniti agli altri al di là di vincoli utilitaristici o funzionali, uniti in modo da sentire la vita un po’ più umana. Creare casa è permettere che la profezia prenda corpo e renda le nostre ore e i nostri giorni meno inospitali, meno indifferenti e anonimi. È creare legami che si costruiscono con gesti semplici, quotidiani e che tutti possiamo compiere. Una casa, lo sappiamo tutti molto bene, ha bisogno della collaborazione di tutti. Nessuno può essere indifferente o estraneo, perché ognuno è una pietra necessaria alla sua costruzione. Questo implica il chiedere al Signore che ci dia la grazia di imparare ad aver pazienza, di imparare a perdonarci; imparare ogni giorno a ricominciare[12]

Di questa casa tu sei il costruttore e la sentinella (cf. Ez 33,7). Ricevendo questa sera il dono del sacerdozio, sei chiamato a scrutare il futuro partendo dal preciso contesto del nostro tempo. Lo sguardo è fatto per andare lontano, il più lontano possibile. Deve essere fisso sull’orizzonte, come quello di Alessandro Magno quando, ancora bambino, trascorreva lunghe ore sulla riva del mare con gli occhi rivolti all’infinito, con il cuore lanciato oltre la tremula linea azzurra che separa il cielo dall’acqua, immaginando quelle terre che presto avrebbe conquistato per unire le più grandi culture del mondo allora conosciuto.

Dovrai eserciterai questo compito in obbedienza alla volontà di Dio anche quando non sarai ascoltato. Il Signore ti chiede di avvertire da parte sua i tuoi fratelli (cf. Ez 33,7). Ricevi il sacerdozio non per te, ma perché – scrive sant’Ambrogio – «stando a poppa della Chiesa, tu guidi la nave sui flutti. Tieni saldo il timone della fede in modo che le violente tempeste di questo mondo non possano turbare il suo corso. Il mare è davvero grande, sconfinato; ma non aver paura, perché «È lui che l’ha fondata sui mari, e sui fiumi l’ha stabilita» (Sal23, 2). Perciò non senza motivo, fra le tante correnti del mondo, la Chiesa resta immobile, costruita sulla pietra apostolica, e rimane sul suo fondamento incrollabile contro l’infuriare del mare in tempesta. È battuta dalle onde ma non è scossa e, sebbene di frequente gli elementi di questo mondo infrangendosi echeggino con grande fragore, essa ha tuttavia un porto sicurissimo di salvezza dove accogliere chi è affaticato»[13].

Lo Spirito di Cristo risorto sia su di te. Ti consacri e ti invii come abile annunciatore della sua parola, esperto costruttore della sua casa, coraggioso profeta del futuro.   


[1] Benedetto XVI, Omelia per la Messa Crismale, 9 aprile 2009.

[2] Cf. Agostino, Discorso, 293, 3.

[3] Gregorio Magno, Regola pastorale, 2,4.

[4] Ambrogio, Lettera, 2, 4-5.

[5] P. Mazzolari, Adesso, 1° marzo 1949.

[6] Agostino, Commento sui salmi, Sal 126, 2.

[7] Cf. M. Serres, Tempo di crisi, Bollati Boringhieri, Torino, 2010.

[8] Cf. Id., Contro i bei tempi andati, Bollati Boringhieri, Torino, 2018.

[9] F. Nietzsche, Crepuscolo degli idoli, Rizzoli, Milano 1975, p. 63.

[10] Cf. I. Sanna [ed.], La sfida del post-umano. Verso nuovi modelli di esistenza?, Studium, Roma 2005.

[11] FrancescoChristus vivit, 216.

[12] Ivi, 217.

[13] Ambrogio, Lettera, 2, 1-2.