Ancora nessun commento

«È proprio vero che Dio abita sulla terra?» (1Re 8,23)

Omelia nella Messa per il 50° Anniversario della dedicazione della chiesa di S. Biagio
Corsano, 16 dicembre 2023

Cari fratelli e sorelle,

è una grande gioia per la vostra comunità parrocchiale fare memoria del cinquantesimo anniversario della dedicazione di questa chiesa. Si tratta di una data significativa che tocca la vostra vita personale e quella delle vostre famiglie. Ed è bene che nelle future generazioni rimanga viva la memoria dell’opera che don Ernesto Valiani, vostro parroco, ha compiuto insieme con tutta la vostra comunità per la costruzione di questo tempio. La partecipazione, questa sera, del Sindaco e delle altre autorità indica l’unità tra la comunità cristiana e la società civile. Siete un solo popolo, proteso a superare ogni forma di frammentazione e di divisione per formare «un cuor solo ed un’anima sola» (At 4,32).

La dedicazione di una chiesa ha un significato spirituale di grandissima rilevanza. Attesta che è il luogo dove Dio dimora e dove il suo popolo si riunisce per incontrare, ascoltare, adorare e ricevere la sua paterna benedizione. Per cinquant’anni la vostra comunità, insieme con i parroci che si sono succeduti, si è riunita in questo luogo per celebrare la liturgica, amministrare i sacramenti, sentirsi una famiglia spirituale. 

L’espressione “dedicazione della chiesa” non si riferisce alla costruzione e alla benedizione delle sue forme esteriori, ma alla comprensione della Chiesa come corpo di Cristo che vive nel tempo. Per questo don William ha voluto indire un anno giubilare: un arco di tempo utile per risvegliare in tutti il senso di appartenenza alla comunità cristiana e promuovere il risveglio della fede nelle nuove generazioni. Avete, pertanto, davanti a voi un lungo cammino per far memoria del passato e orientarvi nel futuro, tenendo fisso lo sguardo su Cristo risorto, autore e perfezionatore della vostra fede (cfr. Eb 12,2). 

Nella prima lettura, Salomone, dopo aver portato a termine la costruzione del Tempio, rivolge al Signore un’intensa preghiera e pone questa domanda: «È proprio vero che Dio abita sulla terra?» (1Re 8,23). L’interrogativo non esprime un dubbio, ma una certezza. Salomone è fermamente convinto che Dio abita nel Tempio di Gerusalemme. Durante il cammino nel deserto, era stata la “tenda del Convegno” il luogo dove Mosè si recava per parlare con il Signore e presentare a lui le richieste del popolo (cfr. Es 33,7-13). Stando di fronte al Signore, il suo volto cambiava aspetto, diventava luminosissimo al punto tale che, quando usciva, doveva mettere un velo per non abbagliare le persone (cfr. Es 34, 33-35). 

Il vostro edificio sacro è la nuova “tenda del Convegno”. Quando celebrate con solennità la bellezza del rito liturgico, si rinnova la scena straordinaria descritta nel libro dell’Esodo. Cristo risorto si rende presente e accompagna il vostro cammino ecclesiale. Affermare che in quanto Chiesa siete il corpo di Cristo, vuol dire esprimere una verità molto densa di significato. Richiama innanzitutto il corpo fisico di Gesù, la sua nascita nel tempo. In lui, Dio ha preso dimora sulla terra. L’inno dell’Adoro te devote canta: «Ave verum corpus natum de Mariae virgine». È il mistero che contempleremo il giorno di Natale. Dio si manifesta nella nostra storia nella persona di Gesù Bambino. Alcune immagini mostrano Maria con un gomitolo in mano intenta a tessere, sotto l’azione dello Spirito Santo, il corpo di Cristo, nel quale «abita corporalmente tutta la pienezza della divinità»(Col 2,9).

Con la risurrezione, Cristo si manifesta nel suo “corpo glorioso”. Ha superato la sfera biologica ed è entrato in un’esistenza nuova, diversa, definitiva, imperitura. La Bibbia greca utilizza la parola zoé al posto di bios per indicare la vita nuova del Risorto. Con la risurrezione la condizione propria del corpo glorioso di Cristo – scrive san Tommaso – è quella di essere soggetto allo Spirito (cfr. 1Cor 15,44). Pertanto «come era in suo potere di rendere il proprio corpo visibile o invisibile, così era in suo potere di far sì che la sua propria figura apparisse in forma gloriosa o non gloriosa, oppure in una forma intermedia, o in qualsiasi altro modo»[1].

Essere corpo di Cristo significa essere intimamente uniti a lui. Stretti alla sua persona, mentre siamo ancora sulla terra, facciamo parte della sua umanità gloriosa. Assaporiamo il mondo futuro, la dimora ultima, il luogo definitivo del nostro cammino. Nell’unità tra noi e Cristo glorioso si manifesta il “Cristus totus”.

Celebrando, in Spirito e verità, i divini misteri, la Chiesa si manifesta come il corpo di Cristo. Al fedele che si accosta per ricevere la santa comunione il sacerdote dice: «Il corpo di Cristo». Ed egli risponde: «Amen». Volendo dire: sì, credo che ricevendo l’Eucaristia mi nutro e divento il corpo di Cristo. Uniti sacramentalmente al lui partecipiamo della sua stessa vita divina. Si attua così il celebre assioma: Ecclesia de Eucharistia, cioè la Chiesa celebra l’Eucarestia e l’Eucaristia forma la Chiesa. Il corpo eucaristico fonda e costruisce il corpo ecclesiale e questo rende presente nel mondo il corpo glorioso di Cristo, «pietra d’angolo e sasso d’inciampo, pietra di scandalo» (1Pt 2,7-8).

Comprendete allora la profondità e il valore della dedicazione della chiesa: ricordiamo non solo la costruzione materiale del Tempio, ma l’edificazione del corpo di Cristo soprattutto attraverso la liturgia. Essa, infatti, ha un aspetto rituale e misterico. Per ritus et preces, realizza il mistero della presenza sacramentale di Cristo. Egli è sostanzialmente presente nella Eucarestia ed abita realmente nel corpo ecclesiale. 

In quest’anno giubilare, farete una serie di iniziative e di programmi. Cercate soprattutto di approfondire il mistero di essere il corpo di Cristo che vive nel tempo. Fate vostre le parole di Salomone che abbiamo ascoltato nella prima lettura: «Siano aperti i tuoi occhi notte e giorno verso questa casa, verso il luogo di cui hai detto: Lì sarà il mio nome» (1Re 8,27). Con questa bella invocazione, Salomone chiede al Signore di far sentire la sua presenza perché tutti possano gustare la sua vicinanza. Questa preghiera vi accompagni in tutto l’anno giubilare e vi faccia scoprire la bellezza di essere e sentirvi corpo di Cristo. 


[1] Tommaso d’Aquino, S. Th, III, 54, 1, ad 3; cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, 645.