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Con don Tonino gli auguri “scomodi” anche a Pasqua

Articolo apparso in “Nuovo Quotidiano di Puglia-Lecce”
domenica 31 marzo 2024, pp. 1 e 27.

A Natale, molti citano gli auguri scomodi di don Tonino Bello. Anch’io, a Pasqua, festa della vita che vince la morte, riformulo i suoi auguri scomodi, richiamando alcune verità ignorate del suo insegnamento. Si dimentica, infatti, che egli è stato un cantore della vita dal concepimento alla sua naturale conclusione ed ha contrastato con forza la pratica dell’aborto e l’idea della liceità dell’eutanasia. Forse è opportuno offrire un piccolo florilegio di frasi per chiarire la sua visione.

Nel 1977, mentre si compiva l’iter parlamentare di approvazione della legge sull’aborto, egli ammoniva che lo Stato non poteva depenalizzare l’aborto o rifiutarsi di offrire una tutela giuridica all’embrione[1]. Considerava l’aborto «un crimine»[2] e una «piaga terribile che contamina l’umanità»[3].Riteneva che fosse «importante giocare la partita a tutto campo»[4] e lottare insieme per i diritti dei poveri e per la difesa della vita. Divenuto vescovo, rincarò la dose sostenendo che l’aborto «è un riaffondare l’aurora nelle viscere dell’oceano. È l’antigenesi più delittuosa. È la “decreazione” più desolante. È l’antipasqua»[5].

Anche sul tema dell’eutanasia don Tonino è stato molto chiaro. Ha sottolineato, infatti, che non si tratta «di valutare se l’eutanasia è soltanto un atto contro Dio e la sua legge, ma di poter dire se è veramente un gesto di pietà; se anzi è un atto di pietà verso il fratello o solo verso sé stessi, e quindi, tutto sommato, un gesto di egoismo. L’eutanasia, poi, interrompe un circuito prima che giunga a compimento. E la vita è un dono così incredibile, così splendido, che non è lecito rifiutarlo neppure da chi è giunto alla fase terminale della sua sofferenza»[6].

Piena è la sintonia di don Tonino con papa Francesco, per il quale la cultura odierna segue la «via nefasta delle “colonizzazioni ideologiche”, che eliminano le differenze, come nel caso della cosiddetta cultura gender, o antepongono alla realtà della vita concetti riduttivi di libertà, ad esempio vantando come conquista un insensato “diritto all’aborto”, che è sempre una tragica sconfitta»[7]. Insomma, l’aborto è «un omicidio e non è lecito diventarne complici»[8]. La pratica abortiva e quella eutanasica rientrano nella cosiddetta “cultura dello scarto”[9].

A tal proposito, sarebbe interessante sapere come giudicano questa visione antropologica gli ammiratori, credenti e non credenti, di don Tonino e di Papa Francesco. Molti richiamano le loro frasi sulla pace e i moniti sull’assurdità e le atrocità della guerra. Insistono sulla necessità di accogliere i migranti e prendersi cura dei poveri. E fanno bene perché i poveri sono il volto di Cristo (cfr. Mt, 25 31-46), la pace è il bene supremo dell’umanità e la guerra è segno di una violenza fratricida (cfr. Gen 4,8). 

Dimenticano, però, che c’è un’altra violenza non meno subdola che riguarda i bambini non nati e le persone gravemente ammalate alle quali si propone il suicidio assistito. Su queste questioni essi rimangono in un silenzio assordante. Forse perché sono interiormente convinti della liceità della pratica abortiva ed eutanasica. E magari si adoperano per tradurla nell’ordinamento giuridico regionale e italiano come ha fatto la Francia che ha dichiarato l’aborto un diritto costituzionale e ha chiesto che una legge analoga sia inserita nella Costituzione europea.

Invito il lettore a valutare con attenzione il linguaggio utilizzato: il diritto all’aborto è considerato una legge per la “libertà garantita” e il fine vita sarà presentato come una “legge di fraternità”. Così la guerra contro i più deboli sul piano antropologico si somma con la guerra che Macron, forte del suo arsenale atomico, intende portare sul versante socio-politico con la proposta dell’invio di soldati in Ucraina. In tal modo, la Francia si fa paladina della “politica dello scarto” e della guerra ad oltranza tra i popoli, magari anche con l’uso dell’arsenale nucleare. 

Don Tonino, invece, proponeva l’esatto contrario: una sorta di alleanza mondiale per prendersi cura di tutte le forme di povertà e per promuovere la pace nel mondo, superando la morale del doppio binario e la separazione tra l’etica sociale e l’etica personale[10]. Rimane il fatto che, in questi trent’anni dalla sua morte, questi temi antropologici ed etici, a lui molto cari, non sono mai stati affrontati e discussi in dibattiti pubblici.Sorge il dubbio che i suoi scritti non siano letti integralmente o che la loro conoscenza sia superficiale e parziale. Dio non voglia che siano citati solo per sentito dire. In realtà, è di solare evidenza che don Tonino si è opposto con decisione contro il triplice progetto radicale, nichilista e cibernetico[11]. Riteneva, infatti, che queste visioni culturali fossero la base teorica dei mali del tempo presente sia sul piano sociale sia su quello etico. 

Naturalmente, ognuno è libero di sostenere le proprie convinzioni. Non si può, però, cadere in una sorta di schizofrenia culturale. Bisogna scegliere: o si accetta in modo integrale la visione antropologica di don Tonino, senza mettere in sordina ciò che è scomodo perché in contrasto con le proprie idee o non ci si deve appropriare dell’autorevolezza del suo insegnamento in aperta contraddizione con il suo pensiero. Ogni interpretazione richiede una corretta metodologia e una coerente deontologia. Auspico, pertanto, che il sintetico vademecum che ho richiamato in questo articolo sia preso in seria considerazione da tutti gli ammiratori di don Tonino, nella speranza (vana?) che finalmente abbiano il coraggio di confrontarsi con serietà e verità con la sua visione antropologica. In caso contrario, scherzino con i fanti, ma lascino stare i santi. Buona Pasqua, con i più sinceri auguri scomodi!


[1] Cfr. A. Bello., difesa della vita umana, in Id., La terra dei miei sogni. Bagliori di luce dagli scritti ugentini, a cura di V. Angiuli e R. Brucoli, Ed Insieme, Terlizzi (BA) 2014, p. 121.

[2] Ivi, p. 327.

[3] Id., Pacifisti, non codardi, in Scritti 6, p. 499.

[4] Id., Obiezione di coscienza e società, in Scritti 4, pp. 141-143.

[5] Id., Dammi, Signore, un’ala di riserva, in Scritti 3, p. 316.

[6] Id., Se non introduciamo la croce nella nostra struttura morale…, Scritti 6, pp. 434-435

[7] Francesco, Discorso alle Autorità, alla Società Civile e al Corpo Diplomatico, Budapest, 28 aprile 2023.

[8] Id., Discorso ai partecipanti al Congresso della Società italiana di farmacia ospedaliera, del 14 ottobre 2021.

[9] Cfr. Id., Discorso all’Assemblea plenaria della Pontificia Accademia della vita, 27 settembre 2021.

[10] Cfr. A. Bello, Non violenza: etica del doppio binario, in Scritti 4, pp. 234-237.

[11] Cfr. Id., La non violenza in una società violenta, in Scritti 4, pp. 59-62.