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A servizio di tutti con generosità e coraggio

Omelia nella Messa esequiale
di Francesco Ferraro, appuntato scelto dei carabinieri
chiesa Maria SS. Immacolata, Montesano Salentino, 9 aprile 2024.

Cari genitori, fratelli, fidanzata e familiari di Francesco,
illustrissime Autorità militari e civili
cari sacerdoti,
cari fratelli e sorelle,
sì, siamo tutti affranti e increduli. La notizia ci ha colti tutti di sorpresa. È giunta inaspettata, come un fulmine a ciel sereno. 

Ci è difficile anche raccontare la tragica vicenda: il nostro caro Francesco, appuntato scelto dei carabinieri, e il maresciallo Francesco Pastore di Manfredonia, sulla strada statale 91 che collega Eboli e Campagna, in provincia di Salerno, hanno trovato la morte. 

L’incidente stradale, avvenuto nella notte tra il 6 e il 7 aprile 2024, mentre erano di turno insieme ad un altro collega rimasto ferito, ha coinvolto i due carabinieri nella loro giovane età: entrambi pugliesi, con lo stesso nome, a servizio degli stessi ideali, con lo stesso amore per la divisa, legatissimi alle rispettive famiglie, gente onesta, semplice, laboriosa, affidabile.

Siamo rimasti tutti attoniti e sgomenti. Senza parole. In un certo senso, siamo ancora increduli che quanto è accaduto si sia realmente avverato. Ed ora, caro Francesco, uno stesso dolore avvolge la tua famiglia, l’Arma dei Carabinieri, rappresentata dal sig. comandante generale Teo Luzi, il sindaco e la comunità di Montesano, il presidente Emiliano a nome della Regione Puglia e l’Italia intera, con i messaggi inviati dalle più alte cariche dello Stato.

Raccogliendo il sentimento unanime dei presenti e di tutti coloro che, in diverso modo, hanno manifestato la loro vicinanza, rivolgo a voi, cari genitori, Paola e Antonio, a Carmela, fidanzata di Francesco, ai fratelli Gigi, Michele e Alessandro e a tutti i familiari il sincero cordoglio e la partecipazione affettuosa e orante di tutta la Chiesa di Ugento- S. Maria di Leuca. Ci sentiamo anche vicini alla famiglia e alla città di Manfredonia che piange il maresciallo Francesco Pastore, nel mentre auguriamo una pronta guarigione all’altro carabiniere rimasto ferito nel tragico incidente. 

Cosa possiamo dire di Francesco? Era conosciuto da tutti come un ragazzo a dir poco splendido da ogni punto di vista. Difficilmente potremo dimenticare i tratti caratteristici del suo modo di essere: gioviale, scherzoso, altruista e di una educazione estremamente rara. Appassionato nel suo impegno nell’Arma dei Carabinieri, generoso nel servizio della patria per la tutela, la sicurezza e la salvaguardia del bene comune. Esperto informatico, molto motivato, equilibrato, volitivo e socievole, Francesco, in poco tempo, aveva conquistato il rispetto e la benevolenza dei colleghi e della stessa gente di Campagna.

Non è facile, per nessuno di noi, in questa liturgia esequiale, rivolgere a Francesco l’ultimo saluto. Vorremo poter continuare a parlare con lui, ad ascoltare la sua voce, a gioire insieme a lui per i suoi successi e per l’avverarsi dei suoi sogni giovanili. Si accavallano sentimenti contrastanti: ricordi, pensieri, emozioni, insieme a molte domande per cercare di comprendere l’agire misterioso di Dio e i suoi imperscrutabili disegni. Gli interrogativi sono tanti. Molti rimangono insoluti, senza la possibilità di una risposa soddisfacente. 

Il Signore accresca in tutti la luce della fede, ci sostenga con la sua consolante speranza, faccia sentire più forte e più viva la comunione spirituale con Francesco, figlio amatissimo, fratello esemplare, amico buono, affettuoso, generoso e sincero. 

Come credenti in Cristo, siamo certi che Francesco è nelle mani paterne di Dio, misericordioso e fedele, il Dio Vivente, il Signore amante della vita. Nella luce di Cristo risorto anche il dolore, la sofferenza e la morte acquistano un nuovo significato. In questo tempo pasquale, il Risorto ci conferma nella fede e ci offre la consolante certezza che, dove è lui, lì saremo anche noi. Entreremo anche noi nella gloria del Padre suo, se nel cammino terreno vivremo quotidianamente sulla via maestra delle beatitudini evangeliche.

La morte non è l’ultima parola, non è il traguardo finale della vita e non è nemmeno un precipitare nel vuoto e nel nulla. La morte non ci trattiene in un sonno eterno, ma ci apre la porta dell’al di là e ci spalanca l’orizzonte luminoso dell’eternità. In ogni uomo c’è una scintilla divina che non può rimanere imprigionata, né può andare perduta. Siamo fragili, ma non siamo destinati a rimanere nella morte. Il frammento divino, nascosto in noi, non può morire. Ci attende la risurrezione e la vita eterna. 

Gesù Cristo è venuto sulla terra per condividere la nostra condizione, per regalarci il pegno dell’immortalità futura e rafforzare in noi la speranza che «non delude» (Rm 5,5). In Cristo, il prodigioso duello tra la vita e morte si è concluso con la vittoria definitiva della vita sulla morte. La morte è stata vinta per sempre. La tomba di Cristo è rimasta vuota. La fede ha posto così le sue radici. Ciò che è avvenuto per Cristo, avverrà anche per ciascuno di noi. Per tutti è previsto che, all’alba del terzo giorno, sorgerà il mattino di Pasqua. 

È vero: facciamo fatica a entrare nella logica di Dio, nei suoi pensieri, nelle sue vie. Ci è anche difficile comprendere quanto ci ha ricordato il brano tratto dal Libro della Sapienza: «Vecchiaia veneranda non è la longevità, né si calcola dal numero degli anni; ma la canizie per gli uomini sta nella sapienza; e un’età senile è una vita senza macchia» (Sap 4, 8-9). Il valore della vita, insomma, non si misura per il numero degli anni, ma in base alle virtù che la impreziosiscono agli occhi di Dio. 

Il testo sacro, inoltre, ci offre un’ulteriore verità per comprendere la vita e la morte di Francesco: «Divenuto caro a Dio, fu amato da lui e poiché viveva tra peccatori, fu trasferito […]. Giunto in breve alla perfezione, ha compiuto una lunga carriera. La sua anima fu gradita al Signore» (Sap 4, 10. 13-24). Nel mistero della morte di Francesco, possiamo quasi intravedere una sorta di predilezione da parte di Dio, un messaggio di luce che ispiri i nostri propositi di bene. Soprattutto li radichi in voi, cari giovani qui presenti. Proprio a voi, Francesco lancia il suo accorato appello e vi esorta con queste parole: la vita è bella! È unica! È preziosa e va valorizzata al massimo. Ogni momento è importante, unico, definitivo, inestimabile. Ogni frammento porta dentro di sé il valore e il sapore di eternità. Non sciupatela. La vita è breve per tutti. Vivetela intensamente!

Accogliamo tutti, cari fratelli e sorelle, la fraterna esortazione di Gesù: «Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molti posti […]. Vado a prepararvi un posto, […] perché siate anche voi dove sono io» (Gv 14, 2-3). Siamo certi che Francesco è già nella casa e nel cuore di Dio. È in paradiso, a celebrare la vera Pasqua, a lasciarsi illuminare dalla luce e dalla gloria di Dio, ad assaporare il suo riposo nel giorno senza tramonto (cfr. Eb 4, 9-10). È questo il termine ultimo della nostra esistenza, l’approdo sereno e gioioso del nostro cammino di fede, l’anelito dell’amore, la certezza della speranza. 

Carissimi, questa liturgia eucaristica, memoriale della Pasqua di Gesù, ci mette in comunione con la Chiesa celeste. Eleviamo il nostro rendimento di grazie al Signore perché ci ha donato Francesco. È stato un figlio e un fratello che tutti desiderano avere; un amico sincero e disponibile che tutti cercano; un compagno di spensierata allegria con cui tutti vorrebbero relazionarsi.

Caro Francesco, ti ringrazio a nome di tutti i presenti per aver vissuto i tuoi 27 anni di vita, brevi ma intensi, in modo indimenticabile. Non dimenticarti di noi! Intercedi presso il Signore per tutti e. in particolare, per i tuoi cari genitori, affranti dal dolore, per la tua fidanzata, i tuoi fratelli e i famigliari. Assisti dal cielo tutti gli altri giovani carabinieri, impegnati come te a servire l’Italia e a promuovere l’ordine sociale e il bene comune. 

Ti salutiamo con un arrivederci. Anche se ora ci sentiamo più poveri, sappiamo che non ti abbiamo perso, ci hai solo preceduti nella casa del Padre. Aspettaci accanto al Signore e a Maria SS.ma, la Virgo fidelis: la gioia di rivederti sarà tanto grande da cancellare, in un solo attimo, il lacerante dolore della tua prematura scomparsa.