Ancora nessun commento

Il seminario minore: Dio chiama a tutte le età.

Omelia nella Messa per la riapertura del seminario vescovile dopo i lavori di restauro
Chiesa Cattedrale, Ugento 20 aprile 2024.

Cari sacerdoti,
Illustrissime Autorità civili e militari, 
cari familiari di don Tonino
caro Presidente Fondazione don Tonino Bello 
cari fratelli e sorelle, 
cari seminaristi,

oggi, sabato20 aprile 2024, è una giornata gioiosa e controcorrente, proprio come era don Tonino Bello. Gioiosa perché celebriamo il XXXI anniversario del suo dies natalis. Controcorrente perché contrariamente a quanto sta avvenendo in molte diocesi e a certe teorizzazioni proposte In convegni specializzati, mentre molti seminari minori chiudono i battenti, noi riapriamo il nostro seminario diocesano, nella memoria del venerabile don Tonino Bello, che per diciotto anni è stato appassionato e intelligente educatore dei seminaristi. 

La restituzione alla comunità diocesana e civile di questo importante ambiente educativo riconferma che tutta l’azione pastorale ha una forte e decisiva impronta vocazionale e che il seminario è il centro propulsore di questa dimensione centrale della vita della comunità cristiana. 

Breve storia del seminario 

In questa circostanza, val la pena di richiamare in modo sintetico le tappe fondamentali della sua storia. Il seminario fu istituito il 22 novembre 1752 dal vescovo mons. Tommaso Mazza (1747-1768) in un ambiente poco lontano dalla cattedrale, successivamente abbattuto per dedicare la piazza ad Adolfo Colosso. Riprese a funzionare per merito del vescovo mons. Camillo Alleva (1818-1824) che riaprì il seminario nel novembre 1819 in alcuni locali del soppresso monastero delle benedettine dove rimase sino al 1906. 

Il vescovo mons. Francesco Bruni (1837-1863) pose mano alla costruzione della nuova sede, quella attuale, nel 1858. Con mons. Salvatore Luigi Zola, eletto nel 1873, il seminario fu riaperto e i suoi successori continuarono la costruzione dell’edificio iniziato alcuni decenni prima. Nel 1912, durante l’episcopato di mons. Luigi Pugliese (1896-1924) la nuova sede divenne funzionante[1]. Mons. Giuseppe Ruotolo (1937-1968) compì restauri importanti e dall’ottobre 1939 costruì al primo piano ben presto i locali per la scuola del convitto, intitolandola a mons. Luigi Zola. Negli anni 1955-1965 fece completare tutto il primo piano. 

All’inizio dell’episcopato di mons. Mario Miglietta, precisamente negli 1982-83, vennero completamente ristrutturati gli impianti idrici, fognari e di riscaldamento e rinnovati tutti gli infissi interni ed esterni. Nel 1997, mons. Domenico Caliandro fece realizzare un ampio garage. Con i lavori portati a termine negli anni 2015-2023, è avvenuta la definitiva e radicale ristrutturazione del seminario con la finalità di realizzare un ambiente polivalente. Con i fondi regionali, infatti, all’interno del seminario si è costituito il “Centro di Documentazione e Ricerche sul basso Salento”: al piano terra è disposto l’Archivio diocesano e la Biblioteca con la sala Convegni e vari servizi; al primo piano gli ambienti sono dedicati alla vita della comunità seminaristica.

Attualità del seminario minore

Nonostante la visione contraria, bisogna ribadire l’attualità e la preziosità della presenza in diocesi del seminario minore. Si tratta di una vera e propria comunità residenziale e stabile, guidata da un’equipe di sacerdoti che, nello stile di fraternità, si impegna ad accompagnare i preadolescenti (11-14 anni), gli adolescenti (14-19anni) e i giovani (19-29 anni) al discernimento vocazionale. 

È questa l’età opportuna per la ricerca vocazionale in quanto apertura alla vita e, in riferimento alla sequela di Cristo nel ministero sacerdotale. Certo è anche un tempo segnato da facili entusiasmi e turbolenze, da momenti di fatica e di crisi, insieme a slanci generosi. Gli educatori devono concedere ai ragazzi e a sé stessi il tempo necessario per osservare l’evoluzione di ciascuno, verificando insieme gli aspetti che devono consolidarsi negli anni e quelli che rimangono oggetto di ulteriore maturazione. 

In questa prospettiva, l’esperienza residenziale del seminario minore, nonostante tutte le difficoltà, rimane ancora una forma da privilegiare per la ricchezza di vissuto che continua ad offrire. Ingredienti irrinunciabili della comunità seminaristica sono l’amicizia con il Signore Gesù, i tempi di vita fraterna, l’ascolto più attento della Parola, la vita sacramentale, il confronto con accompagnatori preparati, la crescita nel servizio ai poveri come espressione del dono di sé.  

La formazione spirituale dovrà essere il collante di tutto il cammino formativo. I seminaristi dovranno imparare a tessere relazioni con tutti, ad amare e ricercare la verità, a coltivare lo spirito di iniziativa, a tenere fede alla parola data, ad assumere responsabilmente piccoli o grandi impegni, ad ampliare e impegnare la propria libertà verso il dono amorevole di sé a favore dei fratelli. 

Occorre anche fornire un’adeguata formazione scolastica. I seminaristi devono scegliere liberamente l’indirizzo di studi secondo le proprie inclinazioni e attitudini. Gli educatori e i professori dovranno insegnare a coltivare un atteggiamento di sana curiosità verso il mondo contemporaneo, per stimolare la capacità di leggere criticamente la realtà. Occorrerà anche valorizzare gli aspetti culturali, artistici e sportivi che consentono uno sviluppo di crescita integrale e la formazione di una personalità completa. 

Principi teologici e criteri pedagogici per l’accompagnamento vocazionale 

Il seminario minore è un importate centro pastorale per promuovere la dimensione vocazionale della vita cristiana e per coltivare i germi di vocazione al ministero sacerdotale. Mi sembra importante richiamare i principi teologici che sono alla base della pastorale vocazionale. 

Innanzitutto occorre ribadire che Dio chiama a tutte le età e che la chiamata è il frutto della sua grazia. Significativa a tale riguardo è la parabola dei lavoratori delle diverse ore (Mt 20,1-16)[2] che qualche commentatore ha intitolato “il datore di lavoro eccentrico”. Il tema principale della parabola è la grazia di Dio che accoglie i primi come gli ultimi allo stesso modo. Solo nel regno della grazia vi è la parità di trattamento anche dell’ultimo venuto, il meno meritevole. Dio non salva e non chiama in base ai meriti umani, ma per un dono gratuito del suo amore (cfr. Rm 9,11, 14-15; Ef 2, 8-10; 2Tim 1,9). 

Nel racconto della parabola, colpisce il comportamento del padrone della vigna che continua a cercare operai anche quando ormai il lavoro della giornata sta terminando. La motivazione di questa ricerca non nasce da urgenze lavorative, ma unicamente nella volontà del padrone. Si esce così dalla logica ferrea di corrispondenza tra il lavoro e la paga, la prestazione e la retribuzione, e si scorge un modello di azione segnato dalla gratuità, dalla liberalità, dalla generosità. 

Un brano della Catechesi sulla santa Pasqua dello Pseudo-Giovanni Crisostomo esprime bene il primato della misericordia e della grazia: «Chi ha lavorato sin dalla prima ora, riceva oggi il giusto salario. Chi è arrivato dopo la terza ora, celebri grato la festa. Chi è giunto dopo la sesta ora, non dubiti perché non ne avrà alcun danno. Chi ha tardato sino all’ora nona, si avvicini senza esitare. Chi è arrivato solo all’undicesima ora, non tema per la sua lentezza: il nostro Re è generoso e accoglie l’ultimo come il primo. Concede il riposo a quello dell’undicesima ora, come a chi ha lavorato sin dalla prima. Dell’ultimo ha misericordia, e onora il primo. Dà all’uno e si mostra benevolo con l’altro. Accoglie le opere e gradisce la volontà. Onora l’azione e loda l’intenzione»[3].

Il secondo principio teologico fa riferimento alla dimensione sacramentale. La vocazione sacerdotale, infatti, si innesta nello sviluppo dell’iniziazione cristiana. «Con i sacramenti dell’iniziazione cristiana, il Battesimo, la Confermazione e l’Eucaristia, sono posti i fondamenti di ogni vita cristiana. “La partecipazione alla natura divina, che gli uomini ricevono in dono mediante la grazia di Cristo, rivela una certa analogia con l’origine, lo sviluppo e l’accrescimento della vita naturale. Difatti i fedeli, rinati nel santo Battesimo, sono corroborati dal sacramento della Confermazione e, quindi, sono nutriti con il cibo della vita eterna nell’Eucaristia, sicché, per effetto di questi sacramenti dell’iniziazione cristiana, sono in grado di gustare sempre più e sempre meglio i tesori della vita divina e progredire fino al raggiungimento della perfezione della carità”»[4]

Il terzo principio teologico riguarda la dimensione ecclesiale della vocazione ministeriale. Essa matura all’interno dell’esperienza della comunità cristiana. Una comunità cristiana spiritualmente vivace è il grembo fecondo dove nascono e si concretizzano le risposte a seguire Gesù, ad amarlo con tutta la propria vita e a amare i fratelli. Pertanto è «importante che vi sia una comunità ecclesiale che aiuti di fatto ogni chiamato a scoprire la propria vocazione. Il clima di fede, di preghiera, di comunione nell’amore, di maturità spirituale, di coraggio dell’annuncio, d’intensità della vita sacramentale fa della comunità credente un terreno adatto non solo allo sbocciare di vocazioni particolari, ma alla creazione d’una cultura vocazionale e d’una disponibilità nei singoli a recepire la loro personale chiamata. Quando un giovane percepisce la chiamata e decide nel suo cuore il santo viaggio per realizzarla, lì, normalmente, c’è una comunità che ha creato le premesse per questa disponibilità obbedienziale»[5]

Sul piano pedagogico risulta fondamentale l’accompagnamento dei genitori, dei sacerdoti, dei catechisti e degli animatori. Il seminario deve coltivare e favorire il dialogo tra i gruppi sociali che ruotano attorno ai ragazzi, specialmente la famiglia, la comunità parrocchiale, gli amici e i compagni di scuola. La famiglia di origine rimane protagonista del patto di corresponsabilità educativa che si edifica con gli educatori del seminario, mantenendo un legame improntato al dialogo e al confronto continuo in ordine al bene dei figli. Il seminario è chiamato anche a programmare occasioni di incontro, di formazione e di festa anche per i genitori dei seminaristi, in modo da offrire loro la possibilità di compiere un cammino di allargamento e rinnovamento della propria fede e della propria responsabilità educativa. 

I parroci e gli altri sacerdoti che prestano il loro servizio ministeriale in parrocchia, in accordo con i formatori del seminario, possono coinvolgere i loro seminaristi in alcuni servizi adeguati all’età, quali l’accompagnamento dei chierichetti o di un gruppo di catechesi o l’animazione del centro estivo.  Non meno significativa è l’opera dei catechisti e degli animatori vocazionali. Il loro compito consiste innanzitutto nel richiamare a tutti i ragazzi che frequentano il cammino di iniziazione cristiani la dimensione vocazionale della vita. Inoltre essi devono programmare spazi di incontro con altri ragazzi e adolescenti soprattutto nel fine settimane e nel tempo estivo. 

L’esperienza del seminario minore deve rimanere aperta verso il mondo circostante e favorire un sano sviluppo psicologico, specialmente per quanto riguarda la vita affettiva. Per questo va incoraggiato il rapporto dei seminaristi con i loro coetanei, gli amici e i compagni di scuola, soprattutto nei tempi di permanenza in famiglia. 

Proposta formativa a cerchi concentrici

L’equipe educativa è il cuore propulsore della proposta formativa. Essa è affidata ad alcuni sacerdoti, affiancati da alcune persone, anche femminili, esperte nelle scienze pedagogiche e psicologiche per consentire uno sguardo multidisciplinare e, quindi, più completo nell’accompagnamento dei giovani in formazione. 

Come ho scritto nella lettera alla diocesi per la riapertura e l’inaugurazione del seminario vescovile (19 marzo 2024), il seminario minore è, nello stesso tempo, un luogo fisico, un progetto formativo, un ideale di vita rivolto a tutti i ragazzi e i giovani della Chiesa diocesana. In questa prospettiva, il seminario diocesano è “aperto” a tutti i componenti della Chiesa diocesana, quale punto di riferimento per l’intera pastorale vocazionale, in collaborazione con l’Ufficio catechistico, l’Ufficio di pastorale giovanile, le comunità parrocchiali, le aggregazioni laicali. 

Su questa linea, si orienta l’attuale proposta che gli educatori perseguono con tanta generosità e intelligenza pastorale. Molte e significative sono le proposte che essi mettono in atto per aiutare i ragazzi e i giovani a impostare la loro vita con grande impegno e nella gioia, instaurando relazioni interpersonali libere e sincere. Molte sono anche le forme di presenza e di contatto con il seminario, la cui vita è modulata a cerchi concentrici. Vi sono ragazzi che dimorano stabilmente, altri che frequentano secondo giorni prefissati, ed altri ancora che partecipano a raduni organizzati in alcune circostanze particolari. 

Non vi è, dunque, una sola modalità di partecipare alla vita del seminario. In questo senso, si può, a giusta ragione, parlare di un “seminario aperto” alle differenti forme di accompagnamento, tenendo conto delle particolari sensibilità dei ragazzi e giovani, del loro specifico cammino vocazionale, dei loro più profondi convincimenti e orientamenti di vita, dei loro sogni e dei loro ideali. Non una proposta educativa unitaria e massificante, ma aperta e coinvolgente. Con grande attenzione al sviluppo integrale e armonico dei seminaristi. La molteplicità e la circolarità tra queste diverse esperienze rende più ricca e più varia la vita seminaristica e più coinvolgente l’azione della comunità diocesana.

 Preghiamo, dunque, il padrone della messe che, per l’intercessione del venerabile don Tonino Bello, benedica il nostro seminario e aiuti tutti a sentirsi corresponsabili della crescita vocazionale dei seminaristi. La Vergine di Leuca accompagni il nostro seminario vescovile con la sua materna protezione e benedizione e faccia crescere numerose vocazioni al sacerdozio. A lei rivolgiamo la seguente fervente preghiera:

Santa Vergine di Leuca, madre premurosa e solerte,
ti preghiamo per i ragazzi e i giovani in cammino vocazionale.
Fa’ che vivano il tempo dell’adolescenza e della giovinezza
come uno speciale e indimenticabile momento di grazia.

Considerino il loro futuro come una grande avventura
da affrontare con gioia e letizia, con coraggio e audacia.
Non si accontentino di aspirare a piccole imprese,
ma fioriscano in loro grandi ideali di vita e sogni planetari.

Imparino a conoscere, ad amare e a seguire Gesù
come loro unico amico, maestro e compagno di viaggio.
Avvertano il gusto di prendere, senza indugi, il largo
e si mettano, con grande entusiasmo, alla sequela di Cristo.

Si appassionino con gioia alla causa del Vangelo
per diventare esperti e sapienti maestri di vita cristiana.
Rendili autentici annunciatori e testimoni della tua Parola
con umiltà, semplicità di spirito, gusto per le cose sante.

Suscita nelle comunità parrocchiali e nelle associazioni
giovani generosi, pieni di coraggio e senza paura.
Siano disponibili e pronti ad impegnare la loro vita
a servizio dei poveri, degli umili e degli indifesi.

Vergine santa, modello di ogni forma di vita nuova,
guidali nel loro personale cammino di santità.
Ascoltino i tuoi consigli e i tuoi pressanti inviti materni 
a diventare discepoli di Cristo e a imitare e tue virtù.

Fa’ che sperimentino, fin dalla loro giovane età,
la felicità di essere e sentirsi innamorati di Cristo.
Te lo chiediamo per Gesù, tuo Figlio e nostro Signor
nello Spirito Santo amore, a gloria di Dio Padre.
Amen. 


[1] Intanto, nel 1908, con l’intervento di papa Pio X, fu istituito il seminario regionale pugliese a Lecce per gli studenti del liceo e dei corsi teologici; con l’inizio della prima guerra mondiale esso fu trasferito a Molfetta.

[2] La parabola ha conosciuto interpretazioni molto diverse: è stata letta come allegoria delle età della vita umana e della conversione in tarda età; come allegoria della storia dell’elezione che va da Adamo a Noè, da Abramo e Mosè fino a Cristo; come giustificazione del comportamento di Gesù che prediligeva gli ultimi destinati a divenire primi; come allegoria della comunità dei Dodici e della vita comunitaria che Gesù viveva con i suoi discepoli. 

[3] Pseudo-Giovani Crisostomo, Omelia sulla Pasqua, PG 59,721-724.

[4] Catechismo della Chiesa Cattolica, 1212; cfr. Paolo VI, Divinae consortium naturae: AAS 63 (1971) 657; cfr. Rito dell’iniziazione cristiana degli adulti, Introduzione generale, 1-2 (Libreria Editrice Vaticana 1992) p. 17.

[5] Pontificia opera per le vocazioni ecclesiastiche, Nuove vocazioni per una nuova Europa. Documento finale del Congresso sulle vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata in Europa (Roma, 5 – 10 maggio 1997) Roma, 1998, 19d.